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avanti11.gif (968 byte)Il maiale fatto in casa

 

Le fasi della lavorazione del maiale

 

- I FASE

Ucciso il maiale si passa alla sua depilazione con affilatissimi coltelli, dopo aver versato sul corpo dell’animale molta acqua bollente per ammorbidire velocemente i folti e robusti peli. Subito dopo viene appeso e suddiviso in due. Si tolgono e si puliscono gli intestini, fegato, reni, milza e cuore. L’intero rito dell’uccisione, macellazione e lavorazione delle carni dura, a seconda dei luoghi, due o anche tre giorni.

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N.B. Dal sangue del maiale, non fatto defluire sul terreno ove si consumava il suo sacrificio, ma raccolto scrupolosamente dalle donne in un recipiente, si faceva un tempo ‘u sangunazzo, ( Il sanguinaccio) che aveva come ingredienti, oltre che il sangue, il vino cotto, l’uva passa, gherigli di noci tritate, pinoli, scorze di mandarino. Tutto il composto veniva messo a bollire in una pentola e mescolato, finché non raggiungeva la densità di una crema spalmabile, che molti consideravano una prelibatezza.

- II FASE

Si tolgono costole spina dorsale. Si levano la testa, staccata all’altezza del collo, da cui successivamente si esporta il guanciale ( u buccularu), con spalle e cosce. Si tolgono le cotenne dalle spalle e cosce. Ognuna di queste parti viene poi utilizzata in maniera diversa.
- III FASE
Si suddivide la carne in tre qualità, quella più bianca da utilizzare per soppressate, quella più rossa per le salsicce, quella del sottopancia, della testa, della spalla per la ‘nduja.

- IV FASE

La carne viene macinata, salata ed aromatizzata con pepe rosso e si lascia a "riposo" per un’intera notte prima di essere insaccata. In anni lontani la carne si sminuzzava "a punta di coltello", cioè a mano con l’ausilio di coltelli. La carne sminuzzata veniva deposta in una grande madia e impastata lungamente con il sale, salsa di peperoni rossi peperoncino rosso piccante e, solo per la carne delle soppressate, grani di pepe nero.

- V FASE

La carne, poi, viene insaccata , in budella di maiale, legata e messa in soffitto in locali ben arieggiati e affumicata con fuoco a legna. Durante la fase di riempimento si presta molto attenzione, affinché non si creino bolle d’aria all’interno del budello. Per evitare ciò di tanto in tanto si punzecchia il budello con uno spillo. In tempi lontani, il riempimento avveniva manualmente, con l’impiego di piccoli imbuti di legno, e il lavoro si protraeva per alcune ore. Oggi viene utilizzata la stessa macchinetta a manovella usata per lo sminuzzamento, opportunamente modificata con l’aggiunta di una specie d’imbuto.

- VI FASE

Si preparano strutto, cicciole e frittole. Gli ossi delle zampe insieme con il grasso, con le cotiche (i frittuli) e con le interiora (cuore, milza, reni, ecc.) e tutti i residui della lavorazione del maiale si fanno bollire nella quaddara o caldaia, poggiata su un tre piedi per circa sei otto ore, in attesa del banchetto finale, particolarmente atteso per la squisitezza di queste pietanze. Non diversa è la prima giornata di lavorazione della carne suina, la quale si conclude con un banchetto a cui partecipano tutti i componenti della famiglia e coloro i quali hanno contribuito in qualche misura, al rito. Si mangia la pasta con il ragù fatto in prevalenza con la costata, l’osso del petto e altre parti selezionati del maiale, senza tuttavia rinunciare al piatto prelibato del fegato che, tagliato a pezzetti viene avvolto nel cosiddetto chjippu (il peritoneo dell’animale), aromatizzato con alloro e salvia, e fritto in abbondante olio bollente, insieme con vari sottaceti (peperoni, cipolle, ecc.); il tutto accompagnato da abbondante vino rosso.