| Ferdinandea Il settore orientale delle Serra,
arricchito da innumerevoli sorgenti che sgorgano un po' ovunque in alta quota, è quello
da cui scendono i più importanti corsi d'acqua della massiccio. Questa caratteristica f
sì che le valli siano particolarmente lussureggianti, solcate da gole fluviali e
ammantate di boschi fittissimi tra i quali molti corsi d'acqua si fanno strada, tra pietre
tonde tappezzate di muschio. Il bosco di Stilo è uno dei più ricchi e noti fin
dall'antichità: nonostante ora sia solcato da un fitto reticolo di strade, mantiene un
grande fascino e una buona valenza naturalistica. Proponiamo qui diverse possibilità per
farsi un'idea della zona, tra cui l'ultima - quella che sale alle cascate del Marmarico -
aggiunge al fascino del bosco quello di un inaspettato e spumeggiante salto d'acqua, che
precipitando tra strette pareti si getta in un laghetto 90 metri più sotto.
Siamo nel settore orientale delle Serre,
sulle pendici montuose che digradano a est della catena del monte Pecoraro, verso il
litorale ionico. l'itinerario si svolge nei territori dei comuni di Stilo e Bivongi.
L'itinerario si può fare in tutte le
stagioni, ma è consigliabile soprattutto in primavera per meglio cogliere lo spettacolo
delle cascate (in quel periodo la portata d'acqua aumenta molto). Ci vuole un'ora e mezza
da Ferdinandea al belvedere sulle cascate; un'altra mezz'ora per raggiungere la base delle
cascate; a piacere invece i tempi per girovagare dentro il bosco di Stilo.
In Automobile.
Dall'autostrada Salerno/Reggio Calabria si esce a Pizzo Calabro e si prende per Serra San
Bruno; da qui si prosegue sulla statale 110 per Stilo. Tra i due paesi, qualche km dopo il
Passo di Pietra Spada, si piega a sinistra fino a Ferdinandea: qui la strada finisce e ci
si trova davanti un'antica costruzione immersa nei boschi. Si può arrivare anche dalla
statale 106 (costiera ionica): si devia per Stilo all'altezza di Monasterace e si prosegue
prima per Pazzano e poi per Ferdinandea. Non è richiesto nulla di particolare: bastano
scarponcini da trekking e normali indumenti da escursione in montagna (le quote vanno dai
738 ai 1061 metri). Ricordate che d'estate le temperature sono piuttosto torride: portarsi
un costume da bagno perché l'acqua del fiume è pulita e può essere divertente e
rinfrescante farsi un bel tuffo. Nessun problema per l'approvvigionamento di acqua
potabile: ci sono sorgenti a Ferdinandea e sul letto della fiumara, poco a valle delle
cascate.
Ferdinandea, come testimonia il toponimo,
era al tempo del regno delle Due Sicilie una tenuta di caccia dei Borboni. Partendo da
questo punto sono possibili diverse passeggiate nel bosco, seguendo una o l'altra delle
numerose stradelle forestali che penetrano un po' ovunque.
Ad esempio si può risalire lungo il corso
della fiumara Stilaro (che passa proprio sul retro del fabbricato); in questo modo in
un'ora circa si raggiunge la strada che percorre la cresta del monte Pecoraro, la vetta
più alta delle Serre. Il percorso attraversa prima piccole radure, caratterizzate dalla
presenza di pantani formati dal ristagno dell'acqua trattenuta da alcune chiuse; qui può
capitare d'incontrare, nella bella stagione, mandrie di bovini al pascolo semibrado.
Oltrepassate le radure si entra nella foresta vera e propria letteralmente al vallone
della fiumara Stilaro. Il bosco è formato da faggi, spesso in associazione con abeti
bianchi; nel sottobosco spiccano la ginestra e la felce aquiliana; ma è anche possibile
individuare, guardando con attenzione nel sottobosco, belle piante di agrifoglio. Quando
si è in vista della fiumara Stilaro, che in questo tratto alto è praticamente un
ruscello, si può ammirare il letto formato di massi tondi di granito tappezzati di verdi
muschi umidi. Questa è la parte più folta del bosco (anche se è composta soprattutto da
esemplari giovani a causa dell'intenso sfruttamento) e ospita specie di animali selvatici.
In particolare il crinale del monte Pecoraro, quello che sovrasta Ferdinandea, pare essere
divenuto negli ultimi anni un percorso piuttosto appetito dai branchetti di lupi che,
provenienti dalla Sila Piccola, sono tornati a ricolonnizzare le Serre e l'Aspromonte da
cui erano scomparsi - a causa della caccia e dei bocconi avvelenati- intorno agli anni
'50.
Un'altra stradella (le operazioni di
esbosco hanno comportato la realizzazione nel bosco di un vero e proprio dedalo di strade)
parte sempre dallo spiazzo della Ferdinandea e segue a mezza costa la pendice del monte;
conduce in un paio d'ore - incrociando altre stradelle secondarie da non seguire - ai Tre
ponticelli, dove c'è una vecchia casermetta forestale in disuso. La strada attraversa
prima boschi misti di faggio e abete bianco; man mano che si procede l'abete bianco
predomina sul faggio, soprattutto nella zona della valle dell'inferno, riconoscibile per
la presenza di alcuni massi granitici di notevoli dimensioni che si osservano sulla
sinistra del ponte che supera il corso d'acqua che solca la valle.
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Per iniziare
l'itinerario che porta alle cascate di Marmarico si attraversa lo spiazzo della
Ferdinandea e si imbocca la stradella che aggira verso destra lo spiazzo e quindi scende
lievemente. La strada viene intersecata e sempre costeggiata dalla condotta forzata che
convogliava l'acqua del vallone Folca fino ad una centralina idroelettrica da tempo
dimessa. Ad un certo punto la vegetazione cambia quasi improvvisamente. Il faggio e
l'abete bianco cedono il posto alla rovere e al leccio, vero dominatore di questi valloni
scoscesi, mentre tra le specie arbustive dominano il mirto e la ginestra.
Si incontra una galleria che occorrerà attraversare (meglio se si utilizza una pila,
anche se la galleria è breve, visto che il suolo è in genere invaso da pozzanghere). La
successiva galleria può essere invece agevolmente superata con un'apposita deviazione
sulla destra (ma si può anche passare all'interno. Intanto il paesaggio si apre verso
oriente e si osserva la grande rupe del monte Consolino, sormontata dai cresti di un
castello che sovrasta Stilo (il paese è sull'altro versante) con sullo sfondo il mar
Ionio. |
Si arriva così alla
confluenza con l'altra condotta d'acqua, che proviene dal parallelo vallone Ruggiero. Si
scende ancora lungo il sentiero che prende a costeggiare sulla destra la condotta (ora
sopraelevata) fino a quando si passa al di sotto della stessa, sul lato opposto. Il
sentiero diventa così un'aerea mulattiera che percorre a mezza costa il versante destro
del vallone Ruggiero, per poi girare ancora nel fitto della macchia con una serie di
tornanti sul versante sinistro del vallone Folca. A un certo punto, quando già si
comincia a sentire il fragore dell'acqua che precipita, si esce allo scoperto su un
panoramico belvedere (caratterizzato da una frana) da cui si gode delle cascate del
Marmarico, che superano con un fragoroso salto un dislivello di circa 90 metri.
Continuando a scendere lungo la via si possono cogliere ancora altre eccezionali vedute
sulle cascate nella loro interezza e si raggiunge il fondo del vallone: qui occorrerà
risalire lungo il greto del torrente. Le rive, quasi del tutto invase dalla vegetazione,
sono però facilmente percorribili e dove si renda necessario si può guadare saltellando
sui massi affioranti. Sulla sinistra c'è una sorgente intubata. Raggiunta la base della
frana sulla destra, si guada sulla sinistra e si percorre un camminamento che passa al di
sotto di una grande macigno segnato dallo scorrimento dell'acqua e finalmente si arriva al
bel laghetto sottostante le cascate. Qui si può fermare ancora per cogliere dal basso
l'imponenza dello spettacolo naturale che ci sovrasta: stretto tra due ripidissime pareti
di rocce brune si scorge il salto della cascata, (particolarmente impressionante in
primavera quando aumenta la portata d'acqua) che raccoglie le acque spumeggianti
provenienti dal vallone Ruggiero. Il loro furore si placa solo dopo diversi salti nel
vuoto. Il laghetto ci invita a fare un bel bagno ristoratore prima della faticosa risalita
verso Ferdinandea. |