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Vibo Valentia è il nome
dato dai Romani nel 192 a. C. a questa città greca, fondata dai locresi nel V secolo a.
C. con il nome di Hipponion.
Fu chiamata Monteleone, poi,
sotto il dominio Normanno-Svevo e conservò tale nome, per un tempo lunghissimo, fino al
decreto fascista del 4-1-1928 che ripristinava lantico nome di Vibo Valentia.
Ciascuna di queste
denominazioni evoca mutamenti epocali, cesure che segnano inesorabilmente la vita dei suoi
abitanti. Per certi aspetti solo il territorio rappresenta una continuità. Un territorio
particolarmente felice per le sue bellezze naturali, ricco di potenzialità economiche;
perciò crocevia di popoli, di civiltà, di dominazioni. Su di esso si ripercuotono gli
effetti determinanti dellapertura di sempre nuovi e ampi scenari geopolitici.
La provincia di Vibo
Valentia era territorio a parte ancor prima che il Parlamento italiano lo definisse con un
provvedimento legislativo facendone uno dei cinque Enti amministrativi in cui è divisa la
Calabria. Era, infatti, la città di Vibo, capoluogo di Calabria Ultra, titolo conferitole
nel decennio francese e conservato fino all11 maggio del 1816, quando dovette
sconsolatamente rassegnarsi a perdere il ruolo di capoluogo.
La data che segna di fatto
una svolta nella storia della città è il 6-3-1992 che vede il radicale rafforzarsi del
suo ruolo regionale ed il coronamento della sua legittima aspirazione a diventare
capoluogo di provincia. Potrebbe essere questa unoccasione sprecata, se dovessero
perdurare le tendenze alle vecchie logiche di potere, di sopraffazione di
strumentalizzazione da parte della classe provinciale, conquistata a prezzo di notevoli
sacrifici.
E una provincia che,
istituita di recente dalla ripartizione del territorio della provincia di Catanzaro, si
estende in unarea pari al 7,6% del territorio calabrese.
Ha 50 Comuni e una
popolazione residente di quasi centottomila persone distribuite nel contesto di un vasto
territorio fra il Tirreno e i monti delle Serre, che racchiude in sé un patrimonio
straordinario di bellezze naturali ed architettoniche, di storia, di cultura, di
tradizioni popolari, di archeologia, che offrono la possibilità di arricchire i propri
interessi culturali e che hanno positivi riflessi di ordine economico e sociale.
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