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IL PEPERONCINO

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Il peperoncino rosso appartiene alla famiglia delle Solanacee, così come la patata, il pomodoro e la melanzana. Tutti insieme sono arrivati in Europa sulle caravelle di Cristoforo Colombo che, tre mesi dopo essere sbarcato nel nuovo mondo, annota nel suo diario di viaggio la bontà del peperoncino superiore a quella del pepe: 2 e tutta la gente non mangia senza esso e lo trova salutare".

Il peperoncino ha avuto, in Europa, un grosso successo anche perché si coltiva facilmente e attecchisce senza particolari problemi. Per il basso costo è divenuto subito "la droga dei poveri" di tutti quelli che non potevano permettersi le costosissime spezie orientali. Il peperoncino in brevissimo tempo si è diffuso tra le popolazioni povere con regimi alimentari carenti di proteine.

Nella cucina calabrese è diventato grosso protagonista tanto che oggi i calabresi ne consumano più di tutti in Italia e non si può parlare di cucina tipica regionale senza il peperoncino.

M. L. Migliari, nell’aver riconosciuto peculiarità alla cucina calabrese, ha scritto della Calabria: " E’ la patria del peperoncino, di cui gli abitanti sono ancora oggi tra i più forti consumatori, peperoncino o, come lo chiamano i calabresi, "Cancariello"; condimento piccante e salutare per le sue qualità diuretiche e circolatorie che dà sapore a tutti i piatti di questa cucina semplice semplice e gustosa fatta di pasta e fave, pasta e olive, pane e pomodoro essiccato al sole, intingoli con cipolla, olive capperi e naturalmente pesci, di cui le coste della Calabria sono ricchissime. E tra i piatti di mare ricordiamo il pesce spada che oggi si consuma ovunque, ma un tempo, per gustarlo occorreva scendere fin quaggiù, nella dolce assolata Calabria".

Il peperoncino, che pure all’origine era legato ad un’alimentazione povera, grossolana, poco elaborata, basato sulla semplicità e genuinità dei prodotti che la terra offriva, è diventato, in questi ultimi anni, l’ingrediente fondamentale della cucina opulenta, nelle case, nelle trattorie, e nei ristoranti della Calabria, oltre ad essere consumato in misura considerevole per la preparazione e la conservazione dei salumi e delle carni di maiale sia magre che grasse.

Ma in Calabria – scrive l’antropologo Vito Teti – che il peperoncino è diventato anche il simbolo di identità culturale, uno dei pochi in cui si riconosce tutta intera la regione a Diamante come a Reggio Calabria, a Locri come a Vibo Valentia. Quando un calabrese chiede il peperoncino e lo versa religiosamente e in maniera sacrale su tutte le pietanze, non compie soltanto un atto alimentare: egli sta parlando della storia e della cultura della sua Regione.

Il peperoncino rosso, color del sangue e del fuoco, che ravviva le pietanze e mette allegria, si può vedere ancora oggi coltivato e crescere rigoglioso nelle graste o vasi di terra cotta, posti sui balconi e sulle finestre delle abitazioni, degli orti, o appeso in lunghe reste o collane che adornano i muri delle vecchie case del comprensorio del Poro, fatte di breste (blocco di fango e pula) che parlano il linguaggio dell’antica povertà e semplicità.

Alcune varietà di peperoncino si sono acclamati in Calabria, adattando le sue proprietà al gusto e al benessere dell’uomo. Di media grandezza, per la maggior parte di forma rotonda o ovale ed altre a punta in minor quantità, posseggono tutte le caratteristiche principali di essere piccanti in maggiore o minore misura e con diversi e gradevoli sapori, che il palato riesce a percepire al di là della stessa sensazione del sapore.

Gioiello della gastronomia locale, incontrastato re di ogni tavola, al peperoncino è stata intitolata, in Calabria, una vera e propria "Accademia" per esaltare la bontà e diffondere la cultura di questo rosso ortaggio, di cui sono svelati i segreti e le ricette più rare assieme alle utilizzazioni e alle applicazioni terapeutiche: colesterolo, cancro, infarto, emorroidi, calvizie, acne, trombosi, depressione, inappetenza, obesità, mal di testa. E’ comunque da non sottovalutare la sua importanza nel corso di numerosi morbi invernali, influenze, febbri, periodiche e malariche, senza tuttavia escludere il potere afrodisiaco assegnato all’antico pepe. E del resto a partire dal XVIII sono numerosi i medici dell’Europa a considerare efficace il peperoncino contro il raffreddore, l’influenza, le malattie respiratorie, e persino contro l’artrite e la malaria. Forse ha avuto a che fare l’influenza vitaminica del peperoncino, che è il vegetale con la più alta concentrazione di acido ascorbico, scoperta che è valsa al dott. Albert-Szent Gjorgji il premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1937. Il peperoncino fresco contiene il doppio di vitamina C dell’arancia e del limone e sei volte in più del pompelmo; ha anche più vitamina A della carota e di altre vitamine.

Nel Messico viene considerato un vero integratore alimentare, un potenziatore nutritizionale e un preventivo del cancro e delle malattie cardiovascolari. Gli Aztechi lo impiegavano come analgesico, per curare le gengive e combattere alcune infezioni malesseri, così come aiuto per la digestione. Inoltre possiede importanti usi nell’industria.

Ma, al di sopra di ciò, è un elemento della vita e della cultura di milioni di esseri umani: viene riconosciuto come simbolo dell’entusiasmo, della salute e della virilità, e ha creato una raffinata tecnica gastronomica che unisce popolazioni di tutti i continenti.

Se nel Messico, primo produttore al mondo di questo frutto, i 93 milioni di abitanti consumano 8 Kg chile o peperoncino fresco e un Kg di chile secco pro-capite, la Calabria e il resto dell’Italia non rimangono indietro e hanno tratto un profitto vitale della loro devozione al peperoncino, che è delizia del palato, fuoco del gusto e del sentimento e nutritivo insostituibile per la vitalità e per lo spirito. Come alleviare il bruciore per chi non è abituato, o ne usa troppo? Bevendo un sorso di latte o, strano a dirsi, con un pezzetto di cioccolata!