GASPONI
testo di Saverio Lo Cane |
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Il primo nucleo di abitanti
del paese dovette essere costituito da saraceni in rivolta contro i soldati del generale
N. Foco inviato dall'imperatore Basilio nell'886 in Calabria, venuti a Tropea a liberare
la città dalle loro mani. Questo primo nucleo di abitanti è probabile che si sia
insediato nella zona corrispondente alla parte antica dell'attuale paese e in prossimità
del fiumicello <<Cheo>>.
Se il primo nucleo di abitanti fu costituito da saraceni, va però tenuto presente che
questa zona faceva parte della Calabria Sud, la quale traeva i suoi costumi dai Greci;
dalle città costiere, infatti, la popolazione, che per gran parte era di origine greca,
aveva da tempo esteso la sua influenza sulle colline e le montagne del retroterra. |
Il primo nucleo di abitanti
veniva ad insediarsi all'inizio del 900, in una zona in prossimità del fiumicello
<<Cheo>>, così detto con parola greca, dal quale successivamente l'abitato
prendeva la denominazione e veniva chiamato <<Chespanum a Cheo fluo dictum cum
optimi olei copia>>1; cioè <<Chispano dal fiume Cheo, che gli
scorre accanto, con oglio buono, ed in copia>>2.
Da tenere presente che tutta la Calabria stava da tempo ricevendo numerose colonie greche
inviate dall'oriente e che il greco era la lingua prevalentemente in uso che si conservò
nella maggior parte delle città e dei villaggi fino al 1300, dopo di che cominciò il suo
declino, pur durando ancora per centinaia di anni.
Si spiega così come gran parte dei luoghi della zona abbia denominazione di origine
greca; e per quanto riguarda la liturgia della Chiesa, il rito greco, da quando fu
sostituito al rito latino, si sia diffuso e si sia conservato nel maggior numero delle
chiese parrocchiali della zona.
Prima che si insediasse il nucleo saraceno doveva esserci nella parte collinare, alle
spalle della zona suddetta, un convento di monaci basiliani e probabilmente qualche nucleo
di abitanti in prossimità di esso. Dal 700 al 1200 vi fu in Calabria una grande influenza
dei Basiliani che si riflettè sulla scienza, le arti ed i costumi. Va poi tenuto presente
che a partire dal 900 i santi venerati nella Calabria greca sono in sostanza gli stessi
dell'Oriente bizantino.
<<Nelle regioni meridionali l'ampia colonizzazione greca determinata dal monachesimo
costituì il fondamento della produzione bizantina locale (e non solo rupestre)>> e
si inserì pure nella vita della popolazione di Chespano: <<Dei dintorni (Gasponi)
è una cappella rettangolare voltata a botte, anch'essa da ritenersi versione locale e
rustica di moduli bizantini>>3.
L'abitato che si andava sviluppando doveva risultare dalla composizione del nucleo
saraceno e da un probabile nucleo di abitanti di influenza greca che poteva trovarsi in
prossimità del convento nella vicina zona collinare, ed aveva nel suo seno la chiesa di
S. Domenica costruita prima del 1500 su moduli bizantiti. Non lontano da esso vi era poi
la zona di S. Angelo.
L'abitato acquistava col tempo la fisionomia di un villaggio che alla fine del 1500
erigeva la sua chiesa parrocchiale, intitolata a S. Acyndino, martire persiano, assunto a
protettore della parrocchia. La campana dell'antica chiesa parrocchiale porta incisa la
data del 1593 e la scritta <<Michael salicola me fecit>>.
Nel 1500 Chispano è certamente un villaggio fornito di una sua realtà sociale se G.
Barrio nel 1571, nel suo <<De Antiquitate et Situ Calabriae>> s'interessa a
trovare l'etimologia della denominazione del villaggio <<Sunt in tropaeanensi agro
pagi plerique graecis appellati nominibus...Dein est Chespanum a Cheo fluo dictum cum
optimi olei copia>>. Alla fine del 1500 il paesetto ha certamente la sua chiesa
parrocchiale.
Nel 1600 e nel 1700 Chespano è uno dei numerosi casali sotto la protezione di Tropea.
Dispone di tre torri per la difesa del suo territorio dalle continue incursioni dei
Barbareschi e dei Turchi.
Le torri erano situate, una nel tratto del paese attualmente chiamato <<avanzi a
turri>>, nel luogo in cui l'abitato confina con la campagna in direzione di Tropea;
un'altra era alle pendici di S. Angelo sul versante che guarda verso la valle dove scorre
il fiumicello <<Cheo>>, e quindi verso il paese; la terza era ubicata sul
fianco della collina che s'innalza alle spalle del paese, ed esattamente nella contrada
detta <<Marcella>>.
Esse si trovavano a distanza tra di loro <<non superiore ai seimila passi>> e
comunque ben visibili l'una dall'altra, al fine di comunicare tra di loro coi fuochi che
erano dei grandi falò, in caso di arrivo dal mare e di incursioni dei Barbareschi e dei
Turchi.
Verso la metà del 1600 erano state costruite in Calabria settantadue torri e circa
cinquant'anni dopo esse erano aumentate a centodue <<sessantanove in Calabria Ultra
e trentatre nella Citra...sia lungo la costa ionica che quella tirrenica; in alcuni tratti
si può dire che le torri infittivano>>4.
E' probabile che le tre torri nel territorio di Chespano fossero subalterne rispetto a
quelle che sorgevano sulla costa e non fossero da annoverare nel numero ufficiale delle
torri costruite in Calabria, in quanto la loro funzione doveva essere quella di
trasmettere nell'entroterra i segnali ricevuti dalla costa: <<con fuochi, o suono di
campana, secondo l'ora del bisogno, si dava l'allarme nella zona, specie ai contadini
perchè in tempo vi cercassero rifugio, o lo trovassero nei boschi vicini, e dal segnale
passato di torre in torre l'avviso corresse fin dove si presumeva il danno potesse
essere recato>>5.
Gasponi comunica con Tropea per mezzo di una strada che iniziando in prossimità della
torre suddetta attraversa una estensione di campagna pianeggiante, leggermente in discesa,
ed in un secondo momento in discesa accentuata percorre una zona pietrosa fino a
raggiungere la città da sud-est. Il paese comunica con l'altura del
<<Cardillo>> per mezzo di una strada che in progressiva salita si allontana
dal centro abitato e va verso la collina, limitando a sinistra la contrada Cannella e la
zona Tocco ed a destra la zona Marcella e la zona Mandria, fino a che, incavata nella zona
petrosa, raggiunge l'altura del Cardillo.
Cosa era la zona del Cardillo? E' quanto purtroppo manca in queste notizie storiche, non
essendovi a portata di mano dati precisi al riguardo.
L'altura del Cardillo e di gran parte del piano retrostante è disseminata di tombe
incavate nella zona pietrosa. Le persone che furono ivi sepolte, furono adagiate col capo
rivolto verso il tramonto, mentre un'anforetta di terracotta veniva posta a fianco del
capo medesimo. Le tombe furono scavate in vari periodi; alcune sono emerse nel corso
dell'aratura del terreno. Poco più in là della zona del Cardillo, nel tratto che si
affaccia verso Sant'Agata, ve ne sono in gran numero e ben visibili, pure incavate nella
roccia.
Forse niente è stato scritto di esse, ma esse hanno di certo avuto una relazione non
trascurabile con la storia dell'abitato di Gasponi. La necropoli rimane ancora da studiare
sia in relazione al periodo che alle sue relazioni con l'abitato.
Con la strada che dal distretto di Tropea porta al ducato prima ed alla città liberale e
repubblicana poi di Monteleone, Gasponi comunica per mezzo di una strada che, iniziando da
sotto la torre del centro abitato, passa per la zona attualmente detta della
<<Fontana Vecchia>>, e dopo aver attraversato la parte bassa di Corello,
costeggiando, dall'alto, un boschetto che si estende fino a valle, sbocca nei pressi della
zona <<Pirricchiu>>.
Nella parte media del suddetto boschetto, ed in prossimità della detta strada, era in
funzione nel 1600, e forse anche prima, un mulino tipico della zona, i cui ruderi in gran
parte sepolti nel terreno sono franati da tempo verso il fondo della valle. La saitta,
più stretta rispetto ad altri mulini situati in territorio di Drapia, tuttora intatti e
settecenteschi, fa pensare ad un periodo certamente più antico rispetto ad essi.
I mulini sorgono dove c'è grande abbondanza di acqua; ed il territorio su cui si sviluppa
l'abitato è caratterizzato da una grande abbondanza di acque. Esse vengono
particolarmente utilizzate per irrigare gli orti ed i frutteti. L'abbondanza di acqua è
tale che <<scorre un ruscelletto per ogni via del paese>>; va verso valle e
lungo il suo percorso alimenta alcuni mulini tra i quali quello suddetto.
Il paese è poi fornito di una fonte di ottima acqua e di grande abbondanza. Se il terreno
è molto umido, l'ambiente è però ben salutare e l'aria perfettamente salubre.
<<Pagus Gasponi...situs est in planitie montis subter alium montem...inter acquarum
abbundantiam...Preter acquas pro irrigandis hortis...fontem magnificum habet in magna
abbundantiam, summeque perfectionis cum aer etiam sit saluberrimus quanquam existat in
eius situ tanta acquarum affluentia, quod deberet utique esse humidus locus, et tamen
stantibus hic his omnibus est perfectissimi seris...Talis est acquarum abundatia quod per
omnes ipsius Pagi calle rivutus acquarum per transirubertissimus, molendini simitizi ex
eadem acqua farinam efficium...>>6.
Nel 1600 e nel 1700 Gasponi ha una grande produzione di verdura, di cereali, ulivi e
frutta di ogni genere. Vi si coltivano il lino e le piante di cotone, ed era praticata la
produzione ed il commercio della seta. <<Abundat...lino, gossipio in magna
copia...et pro fabrica serica multa morareta, moratera, et in cerera arudineta in multa
abundantia>>; <<l'industria serica, vi era estremamente disseminata, e viva
grazie alla lavorazione a domicilio>>7 in tutto il catanzarese. La
materia prima era data dalla fronda di gelso e dalla bachicoltura: l'allevamento del baco
da seta è fiorente e diffuso dovunque.
Nel 1700 vi era in paese, oltre alla chiesa parrocchiale, la Cappella del Purgatorio e
già da lungo tempo la chiesa di S. Domenica. La Cappella del Purgatorio è fornita di un
fondo rurale.
La chiesa di S. Domenica, funzionante da alcune centinaia d'anni, dopo qualche tempo
d'abbandono, fu riconsacrata all'inizio del '700, <<il 7 novembre del 1729 (1709
opp. 1729) dal rev. Don Leonardo T. can. della Cattedrale di Tropea, delegato dal rev/imo
sig. vicario generale Don Nicolò Pelliccia, con aver celebrato esso la prima
messa>>8.
Nella 1^ metà del 1700, la parrocchia <<S. Acyndino>> ebbe come parroci il
rev. Antonio Rumbulà ed il rev. Lione Accorinti.
Tra le visite pastorali del 1700, si possono ricordare quella dell'ottobre del 1735 del
vescovo Don Ianuario Guglielmino <<in die visitationis huius ecclesiae
parrocchialis>>; quelle del vescovo Pau nel 1756 e nel 1765; e quelle di Don
Vincenzo Monforte nel 1788 e nel 1791.
<<Nel 1750 il paese ha una popolazione di 295 abitanti, di cui 126 maschi, 154
femmine e 15 neonati (6 maschi e 9 femmine). Nel 1781 gli abitanti sono N. 299, nel 1788
n. 264>>9. Nel corso del 1700, Gasponi dovette attraversare un periodo di
relativa prosperità se la Cappella del Purgatorio può fornire crediti ad alcuni patrizi
di Tropea: <<anche alcuni enti rurali garantiscono crediti bollari a patrizi di
Tropea, come i 160 ducati concessi dalla Cappella del Purgatorio di Gasponi al barone
tropeano Giuseppe T. al 4 per cento>>10.
Di queste notizie raccolte su Gasponi, dalle origini al 1700, le più antiche
testimonianze vengono dunque da una chiesa di origine bizantina, dai ruderi di una torre
di un mulino del 1600, da una campana del 1593, e da una sicura, antica produzione e
lavorazione della seta attraverso l'industria casalinga, esercitata con telai a mano.
1 G. Barrio
<<De antiquitate et situ Calabriae>>, 1571
2 G. Fiore <<Della Calabria illustrata>>, 1691
3 Arnaldo V. <<Architettura bizantina nell'Italia meridionale>>,
vol. II, 1967
4 G. Valente <<Calabria calabresi e turcheschi nei secoli della
pirateria>>, 1973
5 G. Valente <<Calabria calabresi e turcheschi nei secoli della
pirateria>>, 1973
6 Manoscritti dell'abate F. Sergio, 1720
7 Augusto Placanica <<Uomini strutture economia in Calabria nei secoli
XVI-XVIII>>, I Demografia e società, 1974
8 Dagli archivi parrocchiali
9 Dagli archivi parrocchiali
10 A. Placanica <<Il Patrimonio Ecclesiastico Calabrese nell'età
moderna>>, 1972. |