Sei il visitatore n°

aggiornato il:
09 dicembre 2002 16.58

La scheda

           DASA'

piantina area pal
Comune in provincia di Vibo Valentia, si trova a 263 metri sul livello del mare, sul versante Tirrenico delle Serre. La popolazione , al 31.12.1997 era di 1.419 abitanti. Il paese è posto in una lussureggiante e stretta valle circondata da veri e propri boschi di secolari ulivi. Il torrente Petriano, che scorre al lato dell’abitato, defluendo giù nella valle rende verdeggiante e ricco di acque il paesaggio. Le colline intorno abbondano di querce e di castagni.

A sfogliare le varie enciclopedie e dizionari dei Comuni d’Italia e della Calabria, tutti sono concordi nel dire che Dasà sorse attorno al monastero di San Lorenzo dei padri Basiliani posto a 250 metri dall’abitato e separarto dal mensionato torrente Petriano. Quanto al periodo le date oscillano tra XII, XIII e XIV secolo: quindi ancora nulla di preciso. Incerta pure l’origine del nome: chi afferma che derivi dal greco che significa: "luogo selvoso", chi dal fatto che significhi: "sorto da sè". Le ipotesi di sopra sulla fondazione del paese sono attendibili, ma finora, la prima notizia certa su Dasà è del 1466, rinvenuta in alcune carte dell’archivio di Stato di Napoli, riportate negli scritti di E. Pontieri.

E’ pure sicuro che, probabilmente, fin dal tempo dei Normanni, fù uno dei casali del feudo d’Arena, tenuto prima dai Marchesi Conclubet fino al 1678, poi dagli Acquaviva, e infine dai Caracciolo che lo tennero fino all’eversione della feudalità.
Il terribile terremoto del 1783 distrusse il paese quasi completamente, provocando piu’ di 50 morti.
Nei primi anni del secolo XIX si sono trasferiti a Dasà i pochi nuclei familiari rimasti dai dismessi casali di " Bracciara"e "Pronìa", due località, non più esistenti vicine al paese.

FESTE DEL PAESE

Il martedì dopo Pasqua, a "incrinata";

Maggio: mese dedicato alla Madonna della Consolazione;

San Rocco, in agosto;

Il 6 dicembre: San Nicola Protettore;

L’8 dicembre: festa dell’Immacolata (Fiera caratteristica annuale: 7-8-9 dicembre);

Mercato settimanale: mercoledì.

palazzo Bruni
Tra gli edifici più antichi del paese c’erano: la Chiesa Matrice (ora non piu’ esistente), la Chiesa della Consolazione, il palazzo dei Bruni sito in largo San Giovanni, (rilevante la parte al piano terra, con la sua copertura a volte, sorretta da archi che in origine erano gli "zzimbi" -le stalle- del marchese di Arena) ed altri edifici di culto, oggi comunque distrutti.
a cruci i petra
Sul lato destro della Chiesa Parrocchiale si eleva "A Cruci i petra", il più antico monumento del paese, che consiste in una colonna troncopiramidale del 1583, su cui poggia una croce anch’essa di pietra di epoca diversa. Famosa perché i sedili posti sotto sono stati, e sono tutt’ora, luogo d’incontro dei Dasaesi.
portale in pietra
portale in pietra

Numerosi ed interessanti sono, lungo le vie del paese i portali in pietra, alcuni dei quali, sono di pregevole fattura.
Caratteristico, poi, è il vecchio centro storico, il quale con le sue viuzze strette, i balconi e le scale che scendono in fuori, ha il tipico aspetto della secolare civiltà contadina.

Poco distante dal paese, lungo la strada per Arena, si trova, su una collinetta amena che guarda il paese, la località "San Lorenzo, con alcuni grandi e chiomati pini e 4 cannoni, residuati bellici.
cannoni

Qui, tra il 1000 e il 1100, fu fondato un famoso convento dei monaci Basiliani, dotato di grosse rendite e che assunse un grande importanza nella zona. Distrutto dal terremoto del 1783, alla fine degli anni 20, su donazione del prof. Gaetano Corrado, è stato trasformato in Parco delle Rimembranze in ricordo di tutti i caduti della guerra 1915-18 del mandamento di Arena. Il Re per questa occasione, donò i quattro cannoni tedeschi sequestrati al nemico e su cui furono applicate delle lapidi dedicate ai caduti di Arena, Dasà, Acquaro e Dinami.

Sacro Trittico della Pasqua di Resurrezione
La festa più importante del paese si celebra il martedì dopo Pasqua "A ‘Ncrinata" (l’incontro della Madonna con il Cristo Risorto accompagnato da San Giovanni Evangelista).

L’importanza della festa si identifica con il distico popolare (miej mu si cavaju e m’hai a musca, ca nomm’hai dinari u marti i Pasca) (meglio essere sottoposti a punture di mosche che non avere soldi per festeggiare degnamente il martedì di Pasqua). La festa è preceduta da secolari tradizioni, scrupolosamente rispettate, che si svolgono il pomeriggio, la sera e la notte tra lunedì e martedì.

Dasà subì, tra la fine del 1800 e i primi del 1900, il primo grande flusso migratorio verso le Americhe. Un altro tributo di vite umane lo diede alla Patria nelle due Guerre Mondiali, testimoniato dai monumenti ai Caduti siti nella piazza del paese. Il secondo flusso migratorio, dopo la seconda guerra mondiale, fù verso le città del nord Italia, esso ha avviato un lento, ma inesorabile decremento demografico, riducendo sensibilmante la popolazione.
bracciara.jpg (15256 byte)

Fino agli anni 50-60, l’economia del paese era prevalentemente agricola: primeggiava su tutte, la produzione di olio, con numerosi frantoi e un sansificio, si coltivava la vite, il baco da seta, il mais e il grano (questi ultimi macinati nei mulini ad acqua del luogo).
Numerosi erano gli artigiani del legno, del ferro e della pietra. Oggi è rimasta solo la produzione d’olio a rianimare ancora l’economia.

olivo.jpg (16237 byte)
In località Bracciara esistono piante di ulivo secolari, monumenti alla memoria del lavoro umano. Si tratta di un patrimonio di inestimabile valore perché sono testimonianza vivente dell’amenità del luogo,

del lavoro dell’uomo e di una certa riconoscenza della natura nei confronti di chi altre aspirazioni non ha avuto durante la propria vita, se non quella di alimentare la salvaguardia del patrimonio ambientale, dei prodotti naturali e della simbiosi uomo-natura.
Per quanto riguarda il patrimonio storico-artistico citiamo: La Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Nicola e San Michele, Patroni del paese, dove, all’interno, vi sono alcune sculture lignee dei secoli XVIII e XIX, un grande crocifisso di legno del 1655, una tela raffigurante San Sebastiano del 1775.
La Chiesetta dell’Immacolata, sede dell’omonima confraternita, dove si conservano sculture lignee e tele di artisti locali del ‘700 e del’800.

La Chiesa della Consolazione edificata nel ‘400 ricca di pregevoli decorazioni a stucchi risalenti al 1850, sede della Confraternita del Santissimo Rosario. Qui all’interno si conserva un grande quadro ad olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario. Nella nicchia dell’altare ligneo, tardo settecentesco è esposta una pregevole e molto venerata statua lignea del XV secolo raffigurante la Madonna della Consolazione.
madonna consolazione
La manifestazione si svolge verso mezzogiorno, alla periferia del paese, in località " Arco", fino a poco tempo fa immersa nel verde degli ulivi. La statua della Madonna, con sulle spalle il manto nero che nasconde quello azzurro, accompagnata dalla confraternita del Rosario, viene portata a spalla sul luogo descritto dai portatori che hanno vinto l’incanto. Dalla Chiesa parrocchiale, con un’altra processione, accompagnata dalla confraternita dell’Immacolata, escono insieme le statue del Cristo Risorto e di San Giovanni.   Arrivati sul posto, San Giovanni, con passo cadenzato,s’avvia a portare l’annuncio della Resurrezione alla Madonna, in attesa. Quindi ritornano insieme, di corsa, verso il Cristo tra le grida e i pianti di moltissimi fedeli che, correndo anch'essi , seguono le statue. Alla vista del Cristo cala il manto nero dalle spalle della Madonna e quello azzurro si confonde con l’azzurro del cielo. La commozione si legge sul volto dei presenti, mentre si diffondono le festose note musicali, e gli scoppi di mortaretti annunciano ai paesi vicini che a Dasà "ncrinau a Madonna".
Esiste una leggenda che racconta di un’incursione di briganti i quali devastarono l’abitato della piccola località di Bracciara compresa la chiesa. Tra i ruderi di quel saccheggio rimase l’altare con la statua lignea raffigurante appunto la Madonna della Consolazione.
madonna consolazione

Si racconta anche che i paesi vicini, Dasà, Acquaro e Arena subirono più o meno lo stesso saccheggio; i loro abitanti, in procinto di edificare una nuova chiesa, rivendicarono il possesso della statua che venne prelevata con una carro trainato da buoi ma che, dopo appena qualche centinaia di metri si fermarono senza più volere continuare proprio alle porte di Dasà, nel luogo dove oggi sorge la chiesa che conserva la statua.
Quanto ad eventi memorabili di calamità riguardanti il territorio di Dasà, è riportata in atti e documenti, la peste del 1656, per non aver fatto vittime in Dasà (evento miracoloso attribuito alla protezione della Madonna della Consolazione).

UOMINI ILLUSTRI

Tra le persone che nel tempo dettero lustro a questo piccolo centro, si ricordano:
Giovanni Battista Lupari, vicario generale della diocesi di Mileto nella prima metà del ‘600; Padre Gennaro Mattei dei Minniti, vescovo di Nicotera (lo volle esaminatore sinodale L’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Antonio Pignatelli e successivamente Papa InnocenzoXII); Canonico Tommaso Scaramozzino (1695-1769), successivamente arciprete della Cattedrale di Mileto; Pier Giovanni Salimbeni, notaio e poeta; i fratelli Pasquale e Nicola Calcaterra del barone Vincenzo, entrambi pesatori, rispettivamente avvocato e medico. Il primo fu governatore di Gioiosa (RC), il secondo nei primi dell’800 amministratore della Certosa dei Serra S. Bruno.