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09 dicembre 2002 18.49 |
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| Si trova 3 km prima di
giungere a Tropea venendo da Nord, forse fondata da albanesi. Al visitatore non può
offrire particolari monumenti, in quanto venne totalmente distrutta da movimenti
tellurici. Ma può offrire al turista le bellezze della sua spiaggia e dei giardini
coltivati ad orto, a vite ed agrumeto. La chiesa di S. Maria del Portosalvo, con un
campanile del '700 porge all'attenzione del visitatore un'altare barocco ed una tela del
'700. Da visitare il Santuario della Madonna di Portosalvo |
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Parghelia era chiamata ab origine
PARALIA, parola prettamente greca, sia nell'antico che nel moderno, che significa
<<Lido>>, <<Costa>>. Il Barrio infatti scriveva: <<Iuxta
urbem parte lesa est Paralia, quasi maritima, quod secus litus sit>>. Andrea
Mazzitelli, nella prefazione del suo <<Corso teorico pratico di Nautica>> del
1795 scriveva: <<Paralìa è la mia Patria>>. |
| Circa il significato di
Paralìa non possono essere dubbi; infatti anche Atene aveva un rione chiamato Paralìa,
perchè era vicino al mare o perchè era il quartiere dei pescatori, o ancora perchè era
posto vicino ad uno dei porti di Atene. E lo stesso significato lo troviamo nel dizionario
etimologico di G. B. Marzano. Erra quindi il Bragò quando afferma che l'etimologia di
Paralìa debba ricondursi al significato di <<con pianura>>, in quanto
<<para>> significa <<con>> e <<lìa>> significa
<<piano>>. Il Sanesi inoltre più giustamente dice nel suo dizionario greco
antico-italiano: paralìa (sottinteso chòra)=il paese lungo il mare, tàparalìa=la
spiaggia del mare6. L'Abate Antonio Jerocades affermava che il popolo di Parghelia era di
<<antica origine jonica-focese>>. L. Pagano scrive: <<E' indubbio che
Parghelia sia colonia jonica della Focea nell'Asia Minore, piantata nel 536 a. C. dai
Focesi fuggiaschi, e perciò è omonima di un'altra Paralìa, la quale allora si trovava
nell'Ellade asiatica>>. La certezza del Pagano è basata soltanto sull'esistenza di
un'altra Paralìa in Asia Minore. |
| Nessuna testimonianza
archeologica sussiste sul territorio di Parghelia. La leggenda canta che Parghelia era
circondata da 24 torri a sua difesa: Nessuno ha mai visto queste torri nè mai si sono
trovati i loro resti. Domenico Bragò scrive: <<Rispetto alla parte archeologica di
Parghelia possiamo dire che nessun avanzo dantichità si sia finora trovato, a meno
che non voglia tenersi per tale un grosso elmo dacciaio, che si trova appeso, come
trofeo, ad uno dei pilastri che sostengono l'orchestra di S. M. di Portosalvo. La
tradizione lo attribuisce ad un Saraceno, che con molta mano desuoi, avendo fatta
irruzione nel paese, fu respinto dai naturali assistiti da visibile e miracoloso aiuto
della S. Vergine. |
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Quando fu fondata Paralìa?
In mancanza di reperti archeologici, bisogna rivolgere le ricerche negli archivi
ecclesiastici e statali. Nulla si può rilevare in Parghelia, neppure di recente, in
quanto gli archivi del municipio prima e dopo il terremoto andarono distrutti per incendi
dolosi, al punto che oggi in Comune non si trova più nulla di antecedente all'anno 1926!
Nell'archivio vescovile Parrocchiale di Tropea non vi erano documenti relativi alla
fondazione della prima chiesa di Parghelia. Nell'archivio Parrocchiale di Parghelia
esistono alcuni libri, di cui accennerò in seguito, che hanno inizio dal 1621.
Interessante è il libro sui Parroci di Parghelia scritto dall'Arciprete Hieronimo Taccone
nel 1782, ove si rileva che il primo parroco risulta essere D. Paulus Scianni mortus die
16 Xbris 1578. Nel Grande Archivio di Napoli si trovano pochi elementi perchè durante
l'ultima guerra i Tedeschi apportarono gravi danni alle carte della <<Regia Camera
Sommaria>> e alle <<Scritture della sezione Amministrativa>>. Si trovano
invece le tre richieste di permesso (detto <<assenso>>) per l'applicazione
delle regole statuarie presentate dalla Cassa Sussidiaria, dalla Congregazione del SS.
Sacramento e dalla Confraternita delle Anime del Purgatorio, tutte e tre del Casale di
Pargelia.
Altro convento i Basiliani avevano costruito tra Drapia e Alafito, sotto il titolo di S.
Sergio. Anche questo fu distrutto da un'alluvione. I Monaci Basiliani guardando la costa
dal loro convento dicevano <<paralìa>>, ma di paese non vi era altro, da
tempi remoti, che un agglomerato di casupole per marinai da pesca, che forse erano
riusciti a sistemarsi nell'aristocratica Tropea. Tale agglomerato, la cui unica chiesa era
quella del convento dei monaci Basiliani, S. Pietro in Menna, si trasformò in paese
popoloso nel 1541, quando gli ebrei tropeani, convertiti al cristianesimo, ivi si
trasferirono in massa. |
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Con la venuta degli ebrei
convertiti a Parghelia cominciava una nuova vita. Sulla sua meravigliosa pianura
s'incominciarono a costruire case, botteghe, ecc. con quelle particolari forme
architettoniche che si possono notare in Nord Africa, in Grecia, in Spagna, ove sono o
sono stati agglomerati musulmani ed ebraici. Tali case preesistenti al terremoto del 1905
non erano molto grandi, <<ma comode e di pulita apparenza, molte sono guarnite di
balconi, altre di terrazze, tutte ricoperte di tegole di terra cotta, che non solo le
serbano asciutte, ma danno al paese, veduto di lontano, un aspetto uniforme e decente.
Ciascuna casa ha gli abbaini e i fumaioli sul tetto. Per la bassezza delle abitazioni, le
strade sono aereggiate, e tutto offre un aspetto aprico e ridente>>. |
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Sono loro che recuperano
nel distrutto convento dei monaci Basiliani l'altare maggiore per ricostruirlo nella nuova
chiesa di S. Maria di Porto Salvo, maggiormente salvo per loro sfuggiti alla persecuzione
tropeana.
Ma perchè si rifugiarono proprio a Paralìa? Come ho detto la supposizione non è storia,
ma io ritengo, con altri storici, che già prima del 1541 un primo nucleo di convertiti,
unitamente ai greci del XIII secolo si erano stanziati in questa terra meravigliosa e per
posizione e per clima.
E con la loro venuta, sotto la vigilanza del clero di Tropea, venne fondata la prima
parrocchia, più interna al paese, intitolata a S. Andrea Apostolo, alla quale il
Vescovado designò il primo parroco Paolo Scianni, stabilendo inoltre i benefici, il
territorio di giurisdizione che oltre a Paralìa, comprendeva Fitili, Zaccanopoli e
Alafito. Anche questi tre borghi ebbero poi le loro chiese parrocchiali, intitolate in
Fitili a S. Gerolamo, in Zaccanopoli a S. Maria ad Nives e in Alafito alla Vergine SS.
Immacolata. In Zaccanopoli, più di un secolo fa, vi erano ancora resti di una cappella
intitolata a S. Maria. |
In Paralìa, il cui nome si
trasformò per la prima volta in Pargalìa indi in Parghelia nel libro che va dal 1680 al
1688 nella Parrocchia di S. Andrea Apostolo, i pastori e i pescatori si fusero felicemente
con i negozianti di Jeova, nel cattolicesimo intollerante dell'epoca, <<ma
l'impronta del ceppo semitico predomina nettamente nella collettività dei secoli
successivi. Ed ecco che nella vita coniugale restano inconcepibili l'adulterio; gli
affetti familiari tenacissimi, come atavica mutualità dei tempi procellosi; cerimonie e
riti funebri degli ebrei nord-africani, profusione di oro e di stoffe seriche alle giovani
spese; vigore e senso affaristico negli uomini>>.
| Se oggi gli usi e costumi
non sono più gli stessi per le mutate condizioni sociali, storiche e politiche, non si
può negare che gli affetti, i sentimenti sono più forti che altrove, ma soprattutto
rimane nek popolo di Parghelia il <<vigore ed il senso affaristico>>. Quanti
sono a Tropea i negozianti provenienti da Parghelia, quanti i negozianti a Genova; quanti
i marinai sparsi per il mondo; e soprattutto quanti gli oriundi paraliesi disseminati nel
mondo che hanno raggiunto posizioni ragguardevoli! |
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Su Paralìa convergono
elementi cristiani dei paesi vicini che si confondono con i figli dei pescatori indigeni e
con gli ebrei convertiti, al punto che a partire dal 1600 i due gruppi etnici si
equivalgono e non vi è più disparità nella classe dirigente, in origine esclusivamente
israelitica.
Si costruiscono altre chiese, quella del SS. Sacramento, quella di S. Anna, quella di S.
Domenico, tutte successivamente andate distrutte, quella di S. Caterina, e parecchi
<<benefici di patronato>> ne matenevano il culto, come ad esempio i benefici
del SS. Rosario della famiglia Spoleti a Parghelia, di S. Francesco Saverio della famiglia
Bagnato a Fitili, della SS. Trinità della famiglia Coniglio a
Zaccanopoli.
Ma quella che rimane nel cuore dei Paraliesi è la Chiesa dedicata alla Madonna di
Portosalvo, perchè l'immagine di questa Madonna era stata venerata dai più antichi
abitanti del luogo, prima nel convento dei monaci Basiliani e poi nella Chiesa attuale,
fondata e costruita dagli stessi abitanti a partire dal XVI secolo, mercanti e naviganti;
man mano sempre più ornata di marmo ed arredi pregiati e pitture.
E' l'unico edificio rimasto in piedi dopo il terremoto del 1905; più volte restaurata ed
ancora recentemente per il giovanile entusiasmo e la disinteressata abnegazione
dell'insegnante Stella Mazzitelli (1898-1975). Purtroppo i diversi restauri hanno
cancellato epigrafi e memorie, anche se ne hanno tratto vantaggio il pergamo, l'abside e
il pavimento di marmo; la volta in legno con al centro l'espressivo dipinto della cacciata
dei Saraceni.
Quanti miei antenati furono seppelliti in questa Chiesa, ma oggi nulla si può notare, il
pavimento è uniforme, senza lapidi e iscrizioni, mentre ai lati si nota il monumento
funebre di Lorenzo Mazzitelli (1741-1814) a sinistra, e della famiglia Meligrana a destra.
Sulla tomba di Lorenzo Mazzitelli si rileva l'unico emblema araldico che ho notato in
Parghelia: un leone rampante con una mazza nelle zampe anteriori. |
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