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09 dicembre 2002 19.01 |
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Parlare di
Pizzoni e del suo passato è impresa ardua perché non esistono, a quanto ci risulta,
documenti che in maniera organica e completa ne ricostruiscono la storia sin dalle sue
origini.
Lunico tentativo fatto è del Dr. Donato Nicola che nel libro "Pizzoni"
descrive, in maniera meticolosa e con una serie di circostanze e dati precisi, delle
vicende che hanno interessato il nostro paese fino al 1946.
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Sappiamo
di certo che esso, nei secoli, ha subito il dominio e linfluenza dei Normanni, degli
Svevi, degli Angioini e degli Spagnoli e fece parte dei vari feudi, ducati e contee del
circondario, divenendo e assumendo la struttura di comune nel 1811. |
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Sul lato sinistro dello
stesso fiume sorgeva San Basilio che apparteneva, invece, a Soriano Calabro, Contea dei
Caraffa.
Questo casale fu fondato molto tempo prima dai monaci dellordine dei Basiliani che
gli diedero anche un nome e vi costruirono un convento la cui abbazia fu dedicata a Santa
Maria. |
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Tali religiosi, originari
dellOriente e della Grecia, provenivano direttamente dalla Sicilia quando, |
a seguito della invasione
Araba, furono costretti ad emigrare per sfuggire alle persecuzioni.
La Calabria fu per loro un rifugio ideale e, successivamente, sotto il dominio dei
Normanni, non ostili alla loro presenza, si organizzarono stabilmente costruendo
molteplici conventi che, oltre ad essere luoghi di preghiera e di lavoro, servivano per la
sepoltura dei morti. |
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Relativamente al nome e
alle sue origini non vi sono notizie certe e probabilmente la tesi più attendibile e che
esso sia stato fondato intorno allanno 1000 da alcuni abitanti di Pizzo Calabro
da qui il nome Pizzoni per sfuggire al pericolo rappresentato dai Saraceni
provenienti dal mare .
Non si può escludere, comunque, che in tempi molto più antichi nella zona vi fossero
degli insediamenti, dato il ritrovamento di alcuni reperti riferibili alletà greca
e dal momento che detta zona rappresentava la linea ideale di passaggio per chi dal mar
Ionio doveva raggiungere quello tirreno.
Nei tempi passati Pizzoni è stato individuato, anche come Pizzone, Pixuni e anche Cerasia
e Charydis dai nomi dei rispettivi fiumi che attraversavano il suo territorio. I primi
cenni risalgono al 1316 anno in cui in un registro depoca viene segnalata la
presenza di una ferriera. Tale presenza viene confermata, anche se non più funzionante,
nel 1466 a seguito di un inventario fatto redigere da Re Spagnolo Alfonzo I che a quei
tempi dominava nel Regno di Napoli, e quindi in Calabria. |
Essa,
probabilmente, andò distrutta da terremoto del 1783, dal momento non che si ebbero più
tracce.
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Nel 1601 lo scrittore
Marafioti nel suo libro sulla descrizione della Calabria fa riferimento ad una Cartiera,
indicando Pizzoni "Luogo dove per la comodità dellacqua si fa la carta".
Secondo quanto scritto da Domenico Taccone-Gallucci nella sua "monografia" la
stessa funzionò regolarmente fino al 1820 anche se, da una lettera datata
"Monteleone 1/10/1807" indirizzata allallora Ministro degli Esteri,
risulta che i commissario Reyner cercò invano di ripristinare ed attivare la cartiera di
Pizzoni di Proprietà del convento di San Domenico in Soriano. Evidentemente le notizie
sulla sua durata non sono certe e può anche darsi che riprese a funzionare
successivamente. Una cosa è comunque sicura: essa rappresentò un fattore importante e
trainante per leconomia dellintera zona. Entrambi gli stabilimenti furono
costruiti dai Duchi Caraffa, allepoca feudatari di Pizzoni e ceduti, nel 1783 prima
del terremoto, al convento di Soriano.
A noi adesso non resta altro che lindicazione di rispettivi luoghi di ubicazione,
grazie alle vie ad esse dedicate (Via Ferriera e Via Cartiera).
Il periodo che stiamo considerando, cioè la seconda metà del 400 e quello feudale,
quello dei cosiddetti "Baroni" in senso dispregiativo. |
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Pizzoni in quel tempo era un
agglomerato di case (da qui lindicazione "Motta di Pizzoni"); sorgeva
sulla sponda destra del fiume Cerasia ed apparteneva alla Baronia di Vallelonga. |
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I monaci
Basiliani appartenevano al rito cattolico bizantino e furono portatori di civiltà e
cultura greca che diffusero rapidamente tra i contadini e la gente del luogo. Con il
passare dei secoli tale ordine subì una decadenza morale, anche per la presenza di altri
ordini religiosi, tanto che intorno al 1500 il Re di Napoli Ferdinando II ne ordinò
lestinzione.
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Finita anche a San Basilio
lera dei Basiliani, sui ruderi del loro convento i frati domenicani Francesco, |
Filippo ed Agostino da
Pizzoni nel 1547 ne ricostruirono un secondo per il loro ordine, detto Santa Maria del
Soccorso e la cui chiesa fu dedicata alla Madonna del Rosario.
Quando il 28 Aprile 1648 moriva lultimo erede della famiglia Caraffa, Francesco
Maria Domenico, tutte le sue terre tornarono automaticamente al vero padrone che era il Re
di Spagna Filippo IV. Questi pensò di metterli in vendita per impinguare le
"povere" casse reali dissipati dai vari conflitti e dagli sprechi di corte.
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A tal proposito ordinò una
stima allesperto fiscale Antonio Tango il quale dettagliatamente e con molto
mestiere, |
nel 1650, quantificò il
valore dei vari Casali, redigendo "lapprezzo".
Fu così che la baronia di Vallelonga venne venduta alla famiglia Castiglioni Morelli di
Cosenza, ad eccezione dei casali di Pizzoni e di Vazzano che andarono a far parte della
contea di Soriano mentre la Baronia di Filogaso fu ceduta alla famiglia Ruffo di Scilla. A
quei tempi il convento di Soriano era uno dei più importanti e potenti della zona ed i
frati Domenicani, interessati ad aumentare la loro influenza, contattarono direttamente il
Re di Spagna tramite due emissari Sorianesi, per lacquisto di parte dei beni messi
in vendita.
La trattativa andò a buon fine e, pertanto, nel 1652, lintera contea di Soriano
passò in proprietà ai frati Domenicani per il prezzo di 7000 ducati, aumentai poi a
86000 per effetto della vendita aggiuntiva delle case e dei molini ubicati nei rispettivi
casali e che spettavano di diritto, invece, alla casa Reale.
Copia del manoscritto dell "Apprezzo dello stato di Soriano Calabro in Calabria
ultra 1650" di Antonio Tango si trova presso la biblioteca di San Domenico ed è
stato trascritto da Padre Antonio Barilaro.
Esso è mancante di alcuni fogli e fra questi, purtroppo, quelli relativi alla parte
finale della stima su Pizzoni che, pertanto, risulta incompleta.
Secondo un conteggio fatto nel 1595, in Pizzoni esistevano 130 fuochi, cioè 130 case,
corrispondenti ad altrettanti nuclei famigliari soggetti al pagamento della tassa (un
nucleo famigliare, ai fini fiscali, non poteva essere composto da più di 4 persone). |
Da tale conteggio venivano
esclusi le famiglie degli ecclesiastici che erano "esentasse" e che godevano di
ben altre e più importanti immunità.
Nella stima dei beni di Soriano vi è anche quella relativa al molino di San Basilio che
gli apparteneva.
Da notare che la rendita di tale molino era di 12.1 ducati (arrotondata per eccesso) e che
tale somma veniva riscossa dallerario di Pizzoni per poi essere trasferita a
Soriano. |
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Del
resto, questa specie di "consorzio" tra casali non era una novità.
Basti pensare che San Basilio stesso, costituito, ai fini fiscali, da 50 nuclei
famigliari, con le citate esclusioni ecclesiastiche, era sotto la giurisdizione della
parrocchia di Pizzoni mentre civilmente e anche politicamente era sotto quella di Soriano
cui apparteneva. |
Durante questo periodo
Pizzoni, come del resto tutti i casali, era amministrato da un sindaco e da due assessori
(proprio come adesso!), eletti solo dagli uomini adulti e duravano in carica un anno.
Da momento che la maggior parte degli elettori era analfabeta "lespressione di
voto" avveniva oralmente ed ad alta voce, alla presenza di un funzionario.
Il relativo verbale veniva redatto da un segretario, alluopo designato, e gli
elettori lo sottoscrivevano da un segno di croce, logicamente! La "convalida degli
eletti" doveva essere confermata dal feudatario.
Nel campo della giustizia tutte le cause e le controversie venivano affidate a dei
magistrati che di solito appartenevano ad altri casali. Nel caso di condanna a morte,
lesecuzione del colpevole doveva essere confermata dal solito feudatario. |
Nonostante
queste forme di garanzie democratiche, notevoli per quei tempi, non mancavano abusi ed
ingiustizie nei confronti dei cittadini, specialmente dei contadini e della gente più
umile che per la, quasi totalità, era dedita alla coltivazione dei campi.
Lo scrittore napoletano G. M. Galanti e, riportata da S. Gambino nel suo libro "I
dieci cavalli bianchi" descrisse quelle che erano le condizioni dei contadini del
tempo. |
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Le cosiddette "persone
civili", cioè i ricchi, godevano invece, come sempre succede, di protezioni e
riuscivano a "farla franca" quando commettevano abusi.
Nel vicino marchesato di arena, divenuto anche stato, e che era a quei tempi il più
potente dellintera zona (qualche nostro vecchio usa ancora lespressione
"lo stato di Arena" per indicare unenorme ricchezza), era in uso il
cosiddetto "jus primae noctis". Consisteva, secondo alcuni, semplicemente in una
tassa da pagare per il sol fatto di contrarre matrimonio (praticamente il contrario della
"tassa sul celibato" del periodo fascista). A dire il vero si è sempre saputo,
perché oralmente tramandato, magari con un po di fantasia maliziosa, che tale
espressione stava ad indicare, invece, il diritto che i notabili del tempo avevano di
disporre della sposa altrui nella prima notte di matrimonio e che tale diritto veniva
esercitato anche dalle nostre parti.
Il XVII secolo, rappresentava per il Regno di Napoli e , quindi per il meridione, un
periodo di decadenza sia dal punto si vista culturale che da quello economico e sociale.
Il malcontento della popolazione era diffuso e su concretizzo con varie insurrezioni
contro gli Spagnoli, raggiungendo il culmine con la rivolta di Masaniello nel 1647. La
pace di Utreschet del 1713 che sancì la fine della guerra di successione Spagnola diede
un nuovo assetto a tutta lEuropa, con le grandi potenze che si spartirono i vari
stai e statarelli, e determinò nuovi rapporti di forze il cui equilibrio fù interrotto
con levento della rivoluzione Francese. Il Regno di Napoli fù ceduto dagli Spagnoli
agli Austriaci e lo ripresero nel 1784 con Carlo VII di Borbone. Nel 1759 il nuovo Re di
Napoli dovette lasciare il Regno per essere incoronato sovrano di Spagna e, pertanto, il
Trono meridionale passò al figlio Ferdinando IV che regnò con qualche interruzione fino
al 1825. Durante il periodo della minore età (era nato nel 1751) il potere fù esercitato
da un Consiglio di Reggenza. |
La
rivoluzione Francese nel 1789 produsse i suoi effetti anche sul regno di Napoli.
Infatti, gli intellettuali Napoletani, sulla scia dei grandi cambiamenti che stava
producendo quellevento, si ribellarono alla monarchia costringendo il Re a
rifugiarsi in Sicilia e favorendo così lingresso delle truppe francesi, al comando
del Generale Championnet, il quale, nel Gennaio del 1799, proclamò, assieme agli insorti,
la Repubblica Partenopea che durò fino a Giugno dello stesso anno.
Durante questo breve periodo, a seguito del nuovo ordinamento amministrativo, voluto
proprio da Championnet, Pizzoni divenne comune autonomo e incluso nel cantone di Tropea. |
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| Intanto, dallesilio,
Re Ferdinando si organizzava per riprendersi il Regno, favorito anche dalla improvvisa
partenza della truppe francesi per altri fronti di guerra. |
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Anche il
clero, oltre che la monarchia, si mobilitò in favore del suo ritorno ed il cardinale
calabrese Fabrizio Ruffo capeggiò vittoriosamente una rivolta contro i Francesi ed i
sostenitori della Repubblica Partenopea e riconquistò il Regno consegnandolo al Re.
Nel 1804 Napoleone Bonaparte divenne Imperatore dei Francesi e due anni dopo conquistò il
Regno di Napoli affidandolo al fratello Giuseppe ed il Re fu costretto di nuovo a
rifugiarsi in Sicilia. Quello stesso anno Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità e con la
legge del 19/1/1807 Pizzoni diventò "luogo autonomo" cioè università, e venne
accomunato al "Governo di Soriano". |
Nel 1808 Napoleone occupò
il Portogallo e la Spagna e proclamò Re di questultima il fratello Giuseppe e
affidò il Regno di Napoli al cognato Gioacchino Murat. Durante questo periodo di dominio
Francese si espanse a macchia dolio il fenomeno del banditismo.
Già prima, nel 1799, i Borboni inquadrarono nelle loro file diverse bande di briganti per
combattere, specialmente nelle campagne, essendo tale fenomeno tipicamente rurale e
contadino, i patrioti della Repubblica Partenopea.
Tale fenomeno continuò, quindi, anche se con motivazioni diverse durante il secondo
periodo Francese di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Infatti, sfruttando la storica
fedeltà che la maggior parte della popolazione del sud ha sempre avuto nei confronti dei
Borboni, feroci quanto sanguinosi capibanda si organizzarono in gruppi di 20, 30 e anche
50 briganti, dandosi alla macchia nelle campagne e nei boschi.
Da lì partivano le incursioni verso la città, i paesi e i villaggi più vicini per
saccheggiare ed uccidere, dando a queste azioni motivazioni politiche. Le loro gesta
godevano di una certa fama e le loro imprese erano circondate di un alone di leggenda e di
romanticismo. Nella nostra zona "operava" il capobanda Francesco Moscato, detto
il "Vizzarro", originario di Filogaso. La sua prima incursione a Pizzoni è del
17/11/1806 e provocò ben 4 morti. Complessivamente tra il 1806 e il 1810 i morti del
nostro paese per mano di briganti furono 21 e tra questi 4 donne, 2 frati e molti giovani.
Nel 1811, già abolita la feudalità, a seguito di un ulteriore ordinamento
amministrativo, Pizzoni venne dichiarato definitivamente Comune e tale confermato nel 1816
dai Borboni, con annesse le frazioni di San Basilio e Santa Barbara, ormai disabitata.
Gioacchino Murat, travolto dagli eventi conseguenti alla disfatta del cognato Napoleone
(Waterloo, 1815), si rifugiò in Corsica a da lì tentò una disperata riconquista del
Regno. Sbarcò a Pizzo Calabro ma fu sorpreso dai Borboni, ritornati in auge, quindi
fucilato nel castello della città il 13/10/1815. Il regno di Napoli fu così
riconquistato da Ferdinando IV che lo mantenne, come si è detto, fino al 1815. Gli
succedette, quindi, Francesco I dal 1825 al 1830, poi Ferdinando II dal 1830 al 1859 ed
infine, Francesco II dal 1859 al 1860.
Nel 1860, a seguito della famosa spedizione dei mille capeggiata da Garibaldi, Napoli
venne unita al Regno dItalia ed ebbe così termine il dominio Borbonico. Poi vennero
i Savoia, quindi il fascismo ed infine nel 1946, con la Resistenza, la repubblica che è
storia dei nostri giorni. Questultimo periodo di dominio Borbonico coincide con il
Risorgimento Italiano cioè quel processo storico, politico e culturale che contribuì
alla formazione dello stato unitario. Fecero traino alle idee liberali di allora famose
società segrete come la Carboneria e la Giovine Italia, che con i loro moti interessarono
ed influenzarono anche le regioni meridionali.
Pizzoni, come del resto altri paesi dellentroterra, non fu particolarmente
interessato da questi movimenti, salvo che per larresto di alcuni possidenti del
luogo sospettati dalla polizia d farne parte.
Lunico episodio di rilievo fu, nel 1860, il danneggiamento di una lapide con su
scritto il nome di Ferdinando II, lapide, ancora ben visibile su un lato della fontana
"della Sirena", scolpita da Giuseppe Drago nel 1840 e che originariamente si
trovava in Piazza delle Pietre (ora Piazza Plebiscito) e, successivamente, trasferita in
Piazza Capitano Arena. |
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