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10 dicembre 2002 18.43

SERRA SAN BRUNO

addolorata

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La Chiesa dell'Addolorata
Nel 1721 fu costruita in seguito alle prediche del Padre cappuccino Antonio Olivadi. Frontespizio in granito locale, di stile Barocco. Progetto dello Scaramuzzino. Il portale esterno è opera in bronzo, di grande pregio artistico e medio rilievo raffigurante gli episodi dolorosi della Vergine: rappresentazione al Tempio, fuga in Egitto, Via Crucis, crocifissione, morte, deportazione, sepoltura.
Il progetto è di G. M. Pisani j., giovane di grande talento, forse l'unico erede delle doti tradizionali di arte tramandate dai suoi avi che pure lasciarono in Serra San Bruno retaggio di opere artigianali di grande valore.
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Priore del tempo di quell'Arciconfraternita Bruno Principe, al quale va reso merito per l'iniziativa e per l'avere voluto arricchire la chiesa dell'Addolorata di una magnifica opera che resterà nei secoli quale testimonianza di amore, di sacrificio e di valore dei serresi verso la loro nobile cittadina e il culto della religione cristiana.  L'interno della Chiesa è di ordine ionico. Pavimento in marmo appartenuto alla chiesa dell'antica Certosa. La volta della navata è una decorazione di Domenico Barillari, serrese, mentre le volte delle due ali furono opera del fratello. Lo stile è sempre il barocco ma affiora un maggiore sviluppo nelle forma. Alle pareti: quattro medaglioni ovali, in marmo bianco finemente verniciato, di autore ignoto provenienti dalla vecchia certosa. Tali opere del 1600 e raffiguranti certamente San Gennaro e un Certosino e soltanto probabilmente San Pietro e San Paolo, appartenevano alla vecchia Certosa. All'ala sinistra della navata vi è un grande dipinto raffigurante l'apparizione di Maria Immacolata a San Bruno, del De Matteis Paolo, discepolo del Giordano, maestro di capolavori lasciati per l'Abbazzia di Montecassino. È un dipinto del 1721. Si rilevano la particolare espressione del Santo rapito nell'estasi divina e l'arte nella riproduzione delle parti anatomiche. All'ala destra bellissima tela di autore del Seicento, forse del Pissignani, raffigurante Il Trapasso di Sant'Anna. Si noti l'intreccio di luci e di penombre in delicato contrasto di colori.

Gli altari corrispondenti ai due dipinti sono opera in marmo colorato con sculture ornamentali di fattura esperta e di buon gusto. Particolare: le mense con paliotto decorato su cui si elevano fastigi architettonici di buonissimo stile del XVII secolo. Dipinti ed altari appartenevano all'antica Certosa. Anche l'Altare Maggiore apparteneva all'antica Certosa.
Capolavoro in marmi policromi con decorazione e dorature. È costituito da una triplice base piana con ricche intarsiature sul paliotto a mosaico. Sl piano della base minore s'innalza una balaustra con piccole colonne in bronzo dorato, la quale sostiene otto colonne in marmo con capitelli e basi di bronzo dorato su cui si snodano eleganti cornici che sorreggono a loro volta una cupola di forma ellittica, con trafori e rilievi, sormontata da un capitello che sostiene una statua di Gesù Risorto. L'insieme è adorno di festoni, cesti con fiori, nicchie e statuette in bronzo dorato ed in argento.
Quattro di tali statuette che mancano sul cappellone dell'altare, si trovano a Vibo Valentia, nella chiesa di San Leoluca. La custodia in malachite, lapislazzuli ed altri marmi pregiati è lavoro di grande rilievo artistico.
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L'opera fu eseguita in parte dal Fanzago (1631-1648) e poi terminata da Andrea Gallo nel più bel gusto seicentesco.

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I due portali, laterali al monumentale altare, sono due veri ricami in marmo, formati da ovuli e fuseruole a rosario, uniti da tenui fili marmorei, la cui lavorazione denota la delicatezza e la finezza dell'arte scultorea in quel XVI secolo.

Originale è la balaustra della "cantoria", in marmo lavorato a transenna (traforo). Opera serrese del XVII secolo. Nel Coro si trova un dipinto raffigurante i Sette Fondatori opera di Giuseppe Maria Pisani s. serrese, pittore della scuola napoletana dell'800. Alle navate laterali: tre quadri di Salomone Barillari, serrese, intendente alla Belle Arti in Napoli, anche egli pittore della scuola napoletana dell'800, raffiguranti La Natività, le Tavole delle Leggi e David. Dello stesso autore si trovano quadri nella sagrestia: Addolorata e Cristo Risorto.