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11 dicembre 2002 12.08

SORIANO CALABRO
LA STORIA
di Angelo Fatiga

Le origini di Soriano, scarsamente illuminate dalla tradizione storica si perdono nel tempo.
Molte le ipotesi sull’argomento ma, spesso, artificiose o scarsamente documentate.
ruderi
Incerta, innanzi tutto, la data della sua fondazione, anche se ormai gli storici sono concordi nell’indicare il primo insediamento urbano intorno al VII – VIII secolo d.C., al tempo della iconoclastia (lotta al culto delle immagini sacre) esplosa in oriente ad opera dell’Imperatore Leone III l’Isaurico, prima, e dell’Imperatore Costantino V Copronico, dopo.
A dare origine al paese sarebbero stati alcuni gruppi di monaci dell’Ordine di San Basilio i quali, per sfuggire alle spietate persecuzioni dei Musulmani, si erano spinti all’interno del nostro territorio alla ricerca di un rifugio sicuro e tranquillo.
Ne sono una testimonianza i numerosi tempietti dedicati a Santi basiliani e i vari monasteri eretti nella zona, dei quali il più sontuoso era qello dedicato a S. Maria degli Angeli (la Vergine Odigitria, guidatrice del cammino) che sorgeva proprio sulla collina che si sprofonda sull’abitato di Soriano.
ruderi
Incerto anche il luogo del suo primo insediamento urbano. Anche su questo argomento i pareri degli studiosi non sono concordi.
C’è, infatti, chi sostiene che la primitiva Soriano sia sorta attorno al già menzionato Monastero di S. Maria degli Angeli,
cioè sulla collina che sovrasta l’attuale Soriano, e c’è, invece, chi afferma che il primo nucleo abitativo di Soriano si formò in pianura, in località "Santa Maria delli Pagliara", oggi rione San Giovanni.
Al di là di ogni possibile congettura, sembra comunque certo che Soriano, agli inizi, abbia cambiato sito almeno un paio di volte; poi, alla fine, e sicuramente al tempo delle incursioni turchesche, il paese venne definitivamente trasferito in collina e precisamente su quella ripida dorsale rocciosa posta tra il fiume "Cornacchia" e il torrente "Chianello", dove attualmente è arroccato l’abitato di Sorianello.
Oscuro ed insignificante paesino fino all’anno mille, Soriano acquistò importanza con l’arrivo dei Normanni, sia perché il Conte Ruggero la pose subito sotto la sua Signoria con il titolo di feudo, sia perché, a causa della sua ubicazione divenne presto importante anello di congiunzione tra il Cento Monastico di Serra San Bruno e Mileto dove Ruggero aveva fissato la sua residenza e aperto una splendida corte alla quale affluivano continuamente alti ufficiali, prelati, dignitari, legati di pontefici, principi ed uomini di pensiero.
Fra i personaggi illustri che affollavano la Corte di Ruggero c’era anche Bruno di Colonia, fondatore dell’ordine dei Certosini e della celebre Certosa di Serra San Bruno che, ancora oggi, dopo tante dolorose vicende troviamo nella sua austera bellezza.
La leggenda riporta fino a noi una traccia della presenza del Santo in questa "terra": a metà strada del più agevole viottolo che collega Soriano a Sorianello, vegeta un secolare albero di ulivo, dal fusto tozzo e vuoto all’interno, che, secondo un pia credenza popolare, fu molto caro a Bruno di Colonia.
Si racconta, infatti, che il Patriarca San Bruno, amico e consigliere di Ruggero il normanno, nei frequenti viaggi che era solito fare da Serra San Bruno a Mileto e viceversa per incontrare il Conte, amasse riposare e pregare, ogni qualvolta giungeva nella "terra" di Soriano, all’ombra di questa pianta di ulivo.
Oggi, sul luogo richiamato dalla leggenda, c’è una chiesetta dedicata a San Bruno, che fu costruita agli inizi del secolo, e una lapide di marmo con una iscrizione latina che ricorda l’episodio, ma c’è vivo e vegeto, anche il vecchio ulivo caro a San Bruno che, da oltre nove secoli, sfida ancora i venti!

Ma torniamo a Soriano.

Relegato su quel costone di roccia, dove oggi insiste Sorianello, il paese aveva preclusa ogni possibilità di sviluppo.
frontale convento
I sorianesi se ne resero subito contoe, pertanto, non appena le incursioni piratesche cessarono, decisero di trasferirsi al piano alla ricerca di spazi più ampi e più adatti alle loro attività agricole e pastorali.
Venne scelta una vasta pianura a sud del paese, nella vallata sottostante, alla confluenza del fiume "Cornacchia" col "Caridi", lungo la strada per Monteleone.
Il nuovo agglomerato urbano fu chiamato dapprima "Suburbio di Soriano", quindi "Casale di Soriano" e, infine, "Terra di Soriano di basso" per distinguerlo dal primitivo paese che prese il nome di "Terra di Soriano dell’alto".
Con il passare degli anni il sobborgo ebbe un forte sviluppo tanto che, dopo qualche tempo, fu necessario costruirvi anche una chiesa, che fu intitolata a San Martino di Tours.
Dopo la Signoria dei Normanni e di molti altri oscuri feudatari ad essa succeduti, il feudo di Soriano nel 1501, fu elevato a Contea da Ferdinando II d’Aragona il quale l’affidò alla nobile famiglia Carafa di Nocera che la governò fino al 1600.
altare chiesa
In quel torno di tempo vibrava in Soriano un profondo sentimento religioso per il Patriarca San Domenico, in onore del quale nel 1510, venne intrapresa la costruzione di un grande Santuario con annesso Convento.
L’edificio fu innalzato lungo l’argine sinistro del torrente "Cornacchia", non molto lontano dal borgo "Nigliari", su un pianoro che si estendeva fino alle falde della Collina degli Angeli.
Sebbene non ancora completato, il Santuario, vent’anni dopo era già famoso, sia per gli innumerevoli prodigi che si erano verificati nel corso dei lavori di costruzione, sia, soprattutto, in seguito all’apparizione del miracoloso "Quadro di San Domenico" che si ritiene di origine celeste.
Oggetto di particolare attenzione da parte di Pontefici e di Monarchi, i quali nei suoi confronti furono particolarmente generosi di favori spirituali e materiali, il Santuario raggiunse, però il suo massimo splendore tra la seconda metà del 16° secolo e la prima metà del secolo 17°.
A quel tempo chiese, conventi e tempietti dedicati a San Domenico in Soriano furono innalzati in molte città e in molti paesi d’Italia e d’Europa e, perfino, nelle Americhe: il che contribuì non poco a diffondere ovunque il nome di Soriano.
La fama delle grazie, poi, che si ottenevano a Soriano per intercessione della Sacra Immagine di San Domenico attirava ogni giorno moltitudini di fedeli nel santuario sorianese il quale, ben presto acquistò una grande notorietà in tutto il mondo cattolico.
interno chiesa
Oltre che centro d’intensa vita religiosa, il Santuario era, inoltre, un rigoglioso cenacolo di cultura e di vita intellettuale molto apprezzato per la serietà e la sevrità degli studi che in esso si compivano.
A supporto di tanta vitalità culturale, il Convento di Soriano possedeva una fornitissima biblioteca e, perfino, una tipografia dalla quale "uscirono" varie ed importanti opere, tra cui testi di sacra scrittura, di teologia, di filosofia, di predicazione e la "Cronica del convento", scritta da Padre Antonino Lembo.
La notorietà del santuario di Soriano dilatata dalle apologie e divulgata dagli scritti su di esso, andò sempre crescendo e aumentò ulteriormente dopo il 1652 quando i Frati del Convento domenicano di Soriano decisero di acquistare dal Monarca di Spagna Filippo IV per la somma di 84.000 ducati la Contea di Soriano che, quattro anni prima, era rimasta "vacante" per la morte, senza eredi, di Francesco Maria Domenico Carafa, ultimo Conte di Soriano.
Il Priore del Convento divenne di diritto Signore di Soriano, potè fregiarsi del titolo di Conte e godere di tutte le prerogative che erano concesse al Conte, tra cui anche la facoltà di amministratore giustizia.
Ormai all’apice del suo splendore, il Santuario di Soriano sembrava destinato a dover restare per sempre un imperituro, stupendo monumento di fede e di arte, ma proprio alcuni anni dopo, il 5 novembre del 1659, uno dei tanti terremoti che nei secoli funestarono la terra di Calabria, distrusse completamente il santuario e l’antico Convento.
santuario
Soriano "restò eguagliato al suolo"; le città, le terre e i casali investiti dal sisma "patirono" gravissimi danni; i morti in tutta la regione furono 2035.
Non passò, però, molto tempo da quel pauroso disastro tellurio che,
sulle rovine dell’antico santuario, venne edificato un nuovo, imponente complesso monastico, promotore lo stesso Sovrano di Spagna, Filippo IV.
Per la redazione del progetto fu dato incarico all’architetto Bonaventura Presti, certosino, che prese a modello, contenendolo però in dimensioni più modeste, l’Escorial di Madrid, grandioso monastero eretto nel 1562 per volontà di filippo II, in ricordo della vittoria di San Quintino.
Sorse così, nel giro di pochi anni, una struttura architettonica di sì vaste proporzioni e di una tale magnificenza che storici ed artisti del tempo non esitarono a definire "una delle meraviglie dell’Italia Meridionale".
A parte il Convento che, con i suoi quattro grandi chiostri, si estendeva su una superficie di oltre ventimila metri quadrati, la chiesa, ad iconografia basilicale, era immensa e culminava in una grande cupola che, dal piano d’impianto, raggiungeva un’altezza di oltre cento metri.
Sui due lati della navata centrale si aprivano, poi, quattro grandi cappelle a destra
colonnato
ed altrettante a sinistra, fra loro comunicanti, e, in fondo, un ampio abside semicircolare spaziava per una lunghezza di parecchi metri.
Per avere un’idea della sua ampiezza basta considerare che l’interno dell’attuale chiesa di San Domenico ha appena le dimensioni della sola navata centrale dell’antica basilica.
Ma la grandiosità della chiesa non era dovuta soltanto alle sue dimensioni. All’interno, le pareti, finemente decorate da pregevoli stucchi, furono rivestite di marmi pregiati e arricchite di capitelli, di teste di cherubini, di medaglioni con l’effigie dei Santi e dei Beati dell’Ordine, di bassorilievi, di puttini, di statue, di pale d’altare e di altri motivi ornamentali secondo la moda festosa del seicento barocco.
FACCIATA
La facciata esterna della chiesa, infine, di cui è giunta fino a noi soltanto la parte inferiore, era maestosa e solenne.
Come si può notare osservando il rudere, l’elegante facciata era aperta da un maestoso portale fiancheggiato da colonne e decorata da quattro grandi nicchie tra lesene in cui, probabilmente, erano sistemate delle statue di marmo.
La facciata dell’antica chiesa, dichiarata monumento nazionale, riveste un enorme valore artistico, oltre che storico.
La ricostruzione del Santuario ed il conseguente sviluppo del suburbio che in pochi anni ebbe un notevole incremento demografico ed urbanistico, determinò una netta divisione fra la parte bassa del paese, che da qualche tempo veniva chiamata "Soriano Inferiore" e la parte alta che, invece, era chiamata "Soriano Superiore".
Mentre la prima, infatti, si arricchì di edifici pubblici, di civili abitazioni e di negozi, divenendo, inoltre, "uno dei più importanti luoghi per industria e commercio", la seconda a causa della sua particolare posizione topografica, rimase soffocata dai suoi angusti confini che, lentamente ma inesorabilmente, determinarono la sua decadenza.
Soriano Inferiore si avviava, dunque, a divenire uno dei centri più importanti della Calabria Ulteriore, quando un violentissimo e catastrofico terremoto, quello del 7 febbraio del 1783, cambiò i destini del paese.
In quell’anno la Calabria subì tanta e tale violenza che i disastrosi effetti alterarono completamente la sua fisionomia: diverse colline franarono, molti fiumi strariparono o mutarono il loro corso, spaventosi crepacci si aprirono nella terra e interi paesi con le loro case, chiese e strade furono ridotti a cumuli di macerie.
Soriano fu tra questi.
"Nel termine di due minuti – riferiscono le cronache dell’epoca- tutta la Calabria Ulteriore restò interamente distrutta".
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A soriano i danni maggiori li subì il Santuario di San Domenico, il quale, già gravemente danneggiato dalle prime scosse, fu travolto e sbriciolato da quella violentissima del 7 febbraio.
Le vittime a soriano che contavano allora 3765 abitanti, furono 171, delle quali 165 perirono d’un colpo, sepolte dalle case crollate, mentre, nel momento del sisma, si trovavano "a girare pel paese portando la statua di San Filippo Neri"; le persone perite nei casali posti sotto la giurisdizione del Conte Priore di soriano assommarono complessivamente a 273; i danni in tutta la Contea furono stimati intorno ai 250.000 ducati.
Inizia da questo momento la decadenza dell’Ordine dei Domenicani e, conseguentemente il declino di Soriano.
quadro
E con la caduta della città monastica, quale era Soriano, si avvia al tramonto anche la civiltà dell’organizzazione cittadina, successivamente divisa per disposizione di Gioacchino Murat, in due distinti soggetti amministrativi: Soriano Calabro e Sorianello.
Oggi Soriano Calabro è una cittadina accogliente e progredita.
Annoverata fra i comuni più importanti dell’Alto Mesima, Soriano viene segnalata per la proverbiale ospitalità della sua gente, per lo spirito di intraprendenza dei suoi abitanti, per la modernità delle sue strutture scolastiche, sportive, sanitarie, per la varietà delle attività commerciali e per la ricchezza delle colture, specialmente dell’ulivo che è abbondantemente presente in tutta la zona.
Ma Soriano ha, soprattutto, i suoi punti di forza nell’ottocentesco Santuario di san Domenico, in cui si conserva la miracolosa tela archeropita del Santo, e nei poderosi ruderi dell’antica basilica barocca, mèta continua di visitatori e di turisti; nella "Biblioteca calabrese" presso il "Centro culturale del folklore e delle tradizioni popolari" che, in oltre 15.000 volumi, raccoglie tutto ciò che è stato scritto sulla Calabria, dalla storia all’arte, dall’archeologia all’antropologia, alle tradizioni, al turismo, ecc.; nelle attività artigiane, da quella dei vimini a quella delle terrecotte rustiche per finire a quella dei famosi e gustosi "Mostaccioli", a base di farina e di miele d’api, molto ricercati in Calabria e fuori e presenti in tutte le sagre e le fiere della Regione.
Un paese, Soriano Calabro, dunque, ricco di storia, di cultura, di arte, ma anche di operosa vitalità imprenditoriale, che tutte le guide turistiche segnalano ormai fra gli itinerari più interessanti della nuova provincia di Vibo Valentia.
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