| Veduta di Tropea e del Villaggio di Parghelia | ||||
[ Veduta di Tropea dal Mare ] [ Veduta Pizzo dal Mare ] [ Veduta di Tropea dalla Marina di Parghelia ] |
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| Nel 1780 viene stampata da Antonio Minasi, su disegno di Bernardino Rulli con scritte di Mariano Bovi ed incisione su rame di Francesco La Marra, La veduta della nobile Città di Tropea e dellantico Villaggio di Paralia, cioè Parghelia, secondo il modulo iconografico già sperimentato per la veduta di Pizzo e del seno vibonese. Stavolta la scena in primo piano non riguarda la colazione sullerba ma un curioso episodio avvenuto a Parghelia, di cui vengono mostrati i momenti salienti in altrettanti quadri di sapore cinematografico: in pratica il Minasi col pittore vengono scambiati per ombre malefiche e in punto di essere fatti segno ad una fitta sassaiola di ragazzi. Allestremità sinistra viene correttamente mostrata Tropea: "città regia, e vescovile, in cui abitano i soli Patrizi, Cittadini, ed Artisti meno incomodi [cioè meno poveri]: tutti gli altri Ferrai, Pescatori, Contadini e Marinai ne borghi o ne 24 di lei casali, ove attendono alle manifatture, alla pesca, allagricoltura, alla pastorizia, ed alla navigazione. Il governo è troppo aristocratico, ma il clero è ben dotto ed assai onesto. Lingegno de Tropeani inclina più alle belle arti, e le loro donne non eccettuate le Dame, amano molto il telaio, e vi intessono colla bambaggia [il cotone] le vaghe coperte di letto. Fra i commestibili squisito è il cacio di Zaccaropoli, il miele de casali di Capo Vaticano, e le pruna secche damascene, colluva passa di Catalogna". Allestremità destra della veduta viene segnalato invece il Capo Zambrone, "ove si fa olio, e vino squisito". Nonostante che la delineazione del villaggio di Parghelia riceva unattenzione speciale, mai più riscontrata in vedute precedenti o successive, nulla il Minasi aggiunge in questa sede oltre al racconto della disavventura occorsa che lo aveva evidentemente assai colpito. | ||||