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Un
capace bidone di rame a tracolla, unelegante caraffa con bicchieri
bene in vista, altri bicchieri pronti in mano, cappello di paglia e voce
stentorea, ed ecco lacquaiolo napoletano pronto al suo lavoro. Si
tratta di un acquaiolo ambulante, che gira per vicoli e piazzette ma deve
star molto attento a presentare bene il suo prodotto, in quel particolare
momento prezioso per alcuni che sono pronti a pagare per avere ciò che dalle
pubbliche fontane può trarsi gratuitamente. La differenza con lacquaiolo
seduto al chiosco è radicale: essenziale questo quanto barocco, sovraccarico,
scoppiettante era laltro, cui lacqua semmai era non prodotto
principale ma componente di bevande dissetanti a base di agrumi ed altre
essenze rinfrescanti. |
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La
vendita ambulante del pesce è qui mostrata nella sua forma più immediata
e diretta: un personaggio, che probabilmente faceva parte della barca dei
pescatori, si aggira per le strade con le cassette, un tempo in vimini o
quadrotte di legno oggi industrializzate con grappe metalliche, piene delle
fatiche della giornata. Porta anche unanfora di terracotta piena dacqua:
che può servire a dissetarlo, ma può anche servire a bagnare le squame del
pesce per renderlo più brillante e appetibile al compratore. Un mestiere
antico, che si incontra quotidianamente anche nei paesi e città marine della
Calabria, ma anche nelle località interne, esercitato in prevalenza con
camion e piccoli furgoni capaci di infilarsi nelle strette viuzze dei paesi. |
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