Il Venditore di Acquaviti e il Venditore di Vino
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Fra i mestieri che circolavano nelle strade di Napoli ve n’erano alcuni legati a consumi che oggi tendiamo a marginalizzare: il venditore di acquavite e il banditore di vino. Ambedue derivati da un prodotto mediterraneo per eccellenza, l’uva, ma ottenuti uno per distillazione e l’altro per fermentazione. L’acquavitaio espone i suoi preziosi liquidi in boccette ben sistemate sulla cassetta a tracolla, ben chiuse dai loro tappi di vetro: la lampada a olio fa indovinare che il suo mestiere egli lo esercita per lo più di notte; è munito di un supporto di legno sul quale collocare il bicchiere, un imbuto per versare l’acquavite, che vuol dire acqua della vite ma anche acqua della vita secondo i più accaniti estimatori del distillato, in eventuali bottiglie portate dal cliente, mentre il volto rubicondo allude al riverbero della fiammella ma forse anche alle libagioni che di tanto in tanto doveva concedersi.
   
  Ha un aspetto triste, il contrario del banditore di vino, che saltella qua e là scimmiottando Bacco coi pampini sul cappello. Essendo un banditore, ne offre un assaggio all’uso di altri tempi, e cioè direttamente dalla caraffa nella bocca aperta dell’eventuale acquirente, coi pericoli per la nettezza del vestito che possiamo immaginare.
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