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Lacquaiolo
napoletano è una figura che ancora oggi si può incontrare non solo nel capoluogo
partenopeo ma anche in alcune grandi città siciliane, come Catania o Palermo.
Un chiosco coloratissimo di sapore barocco, ripieno allinverosimile
di prodotti naturali per confezionare allistante bibite dissetanti,
vivacizzato da frasche e rami verdeggianti e accompagnato spesso da una
immagine sacra, è unistituzione daltri tempi quando la velocità
degli individui era misurata sul loro passo e non sui loro veicoli. Si tratta
comunque di una presenza che trovava la sua ragion dessere nelle grandi
città, dove il passeggio era frequente. Nella Calabria media, sia jonica
che tirrenica, qualcuno ricorda ancora il venditore dacqua della Mangiatorella
che si annunciava nelle strade col suo carretto, poi col camion, per vendere
il prezioso liquido che diceva, e lo era davvero, curativo per diverse affezioni
del sistema digerente: ma non si trattava di un personaggio
pittoresco degno di essere immortalato in immagini depoca, e lacqua
della Mangiatorella oggi si compra in bottiglie di plastica al supermercato.
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Insieme
al venditore dacqua, ma in realtà di bibite a base di acqua e succo
di agrumi spremuti sul posto, a Napoli e nelle maggiori città sia siciliane
che del continente si poteva vedere durante lestate il venditore di
meloni dacqua, quelli rossi coi semi neri, le angurie come vengono
oggi chiamate, col suo bravo banco di legno dove tagliare i grossi frutti
che venivano accatastati lì a fianco in ardite piramidi, o esposti sui banchi
che, in altro periodo dellanno, esponevano i frutti stagionali.
Languria era un frutto da poveri mentre invece la bibita dellacquaiolo
era una bevanda da classi medie e benestanti, come dimostrano nelle due
immagini gli avventori delluno e dellaltro: e per non perdere
neppure un cliente, ecco che il ragazzo a sinistra porta per le strade,
annunciandolo con voce ben alta e stentorea, il frutto tagliato in piccoli
pezzi. È Pulcinella a sovrastare la scena del venditore che alza invitante
le due mezze angurie, perché si tratta di una festa degli occhi e del palato.
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