Costumi Popolari

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Costumi popolari alla festa di San Bruno in Serra
Quale migliore occasione delle feste popolari per ballare, per mangiare i sapidi prodotti della terra e vestirsi coi variopinti costumi trasmessi di generazione in generazione? La bella iconografia, attribuibile al pittore Luigi Del Giudice attorno al 1811, si riferisce alla festa di San Bruno celebrata a Serra e presenta i seguenti costumi: di Bagnara, Mileto e Pizzo per il gruppo alla estrema sinistra, di Catanzaro per la coppia al centro che balla, di Vinagreci cioè Vena di Maida per il gruppetto sullo sfondo al centro, di Scilla i due più lontani con la donna di spalle, mentre di Zaccanopoli sono la donna in primo piano sulla destra, di Carafagreci cioè Caraffa di Catanzaro la coppia subito dietro, e infine di Palmi la coppia seduta più lontano, mentre di Parghelia sono l’uomo che beve in piedi con la donna seduta accanto a lui. I costumi sono molto belli ma la loro attendibilità con la realtà dell’epoca è comunque tutta da dimostrare, a parte certi tratti inconfondibili soprattutto per quanto riguarda i costumi di derivazione etnica, principalmente albanese.
Rimane in ogni caso la vivida impressione di un periodo storico che non si può riguardare senza una profonda nostalgia e che è suggestivo indagare per ricostruire un sapere del quale oggi se ne stanno definitivamente perdendo le memorie. Come nel passato, infatti, pittori e illustratori non avevano alcun riguardo nell’attribuire a un costume una località diversa da quella di appartenenza per ingraziarsi il possibile compratore, così oggi un malinteso senso della modernità ha cancellato non solo l’abbigliamento tradizionale ma tende a far dimenticare persino il suo ricordo.
     
 
Costumi di Pizzo e di altre località in Calabria Citra
 
Nel 1824 l’artista napoletano Saverio Della Gatta, uno dei più prolifici nel disegnare costumi popolari, presenta in questo acquerello, a partire da sinistra, una donna dei Casali di Cosenza, una contadina di Gimigliano e un’altra contadina di Cosenza, e poi, sulla destra, la moglie di un marinaio del Pizzo, che correttamente ha un cesto di pesci da vendere ai suoi piedi, e la moglie di un artigiano pure del Pizzo con un bel pendente sul collo; rafforzano l’impressione che si tratti proprio della città calabrese, un individuo di spalle intento a pescare e una struttura fortificata con bandiera al vento sullo sfondo a destra, che vuole alludere all’importanza della piazzaforte. Un’im-magine smagliante nella sua patina di quotidiana mondanità, e probabilmente i diversi capi di abbigliamento ripetono una situazione storicamente dimostrabile, anche col confronto di altre immagini delle stesse località e in particolare del Pizzo come si vedrà più oltre. Rimane però l’impressione che si tratti di una figura di genere realizzata per contentare qualche danaroso committente nella cerchia della corte borbonica, da un artista che mai aveva visto in loco quei costumi popolari, e borghesi nel caso della moglie dell’artigiano. Ciò non toglie che proprio a partire da queste iconografie si possano impostare saperi di diverso sapore rispetto alle tradizionali analisi storiche.