| Costumi di Zaccanopoli | |||||||
[ Costumi di Pizzo e Parghelia ] |
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Le due belle tempere sono firmate dalla De Vito, molto attiva a Napoli nella prima metà dellOttocento nel genere dei costumi popolari, e si riferiscono entrambi ad abbigliamenti di Zaccanopoli come risulta dalla didascalia che vi è apposta in entrambi. Ma mentre luomo conserva una sostanziale aderenza ad un medesimo impianto vestimentiario generale, sia nelle due figure qui sopra sia nellaltra riprodotta in precedenza, e con la sola eliminazione del lungo bastone nella prima di queste mentre nellaltra il bastone sorregge una bisaccia tradizionale, non si saprebbe a quale ascendenza far risalire la figura femminile. La De Vito aveva disegnato un altro costume femminile di Zaccanopoli assai simile a quello di destra, ma niente conservano né luno né laltro con quello litografato da Cuciniello & Bianchi, in particolare nellincredibile cappello che cè da dubitare che una donna di etnia non albanese abbia mai indossato in Calabria. Ad un costume albanese si può invece riferire labito femminile della figura a destra, ed esattamente a Vena di Maida o Vinagreci. Il perché dellinteresse della cultura figurativa napoletana per il più piccolo dei villaggi del Poro è ancora tutto da chiarire, a meno di non voler ammettere che i suoi formaggi pecorini erano così rinomati anche nella capitale partenopea che i suoi estimatori non disdegnavano di accostare al sapore del cacio il sapere dellabbigliamento dei suoi artefici, resi peraltro con una grazia artistica assai lontana dal mestiere che svolgevano. Nella storia del costume calabrese questa lacuna è resa quasi inevitabile dalle condizioni di frammentarietà con cui i reperti iconografici e le testimonianze sono giunte fino a noi: la vicenda dellabbigliamento nelle sue reali coordinate non è molto lontana dal ricercare lorigine della cucina tradizionale. |
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La litografia di Cuciniello & Bianchi riferibile al secondo quarto dellOttocento mostra una donna di Zaccanopoli nel tipico atteggiamento già visto per la donna di Parghelia: non si può dire se questo fosse davvero il costume tradizionale della piccola località del Poro, famosa per i suoi formaggi ma anche documentata nei costumi popolari in maniera assai superiore ad ogni aspettativa, senza che se ne possa ricostruire il motivo. Labito della donna non presenta elementi singolari, a parte la sopragonna raccolta in vita per mostrare la gonna blu con le fasce terminali multicolori. Le maniche come al solito sono staccate dal corpetto lasciando vedere la decorazione blu della camicia di lino bianco, che presenta bei ricami sul collo; il corpetto è fermato sul davanti da laccetti che permettono di ammirare la camicia. |
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| La tempera anonima, ma riferibile alla De Vito per la resa artistica del soggetto, presenta un Uomo di Laccanopoli Provincia di Catanzaro, e ha tali rassomiglianze di impostazione generale e ambientazione con luomo del Pizzo visto in precedenza da non far pensare a una medesima derivazione, e cioè alle rilevazioni originali condotte dai pittori Berotti e Santucci per i decori del servizio di porcellane di Capodimonte. Mancano purtroppo le indicazioni circa gli elementi del vestito e i loro colori, per cui lattribuzione è da prendere con cautela. A parte il bastone che può far pensare a un pastore, e sappiamo che Zaccanopoli era il paese del cacio pecorino, molto interessante è la bella bisaccia che lindividuo porta ostentatamente a tracolla. Non si tratta della viertula che si poneva sul dorso della cavalcatura e che conteneva fra laltro anche il mangiare quotidiano, questa era usata dai chiappareri, raccoglitori e venditori di capperi, dai sementari, selezionatori di sementi, e dai brindulisari, i quali raccoglievano una pianta medicamentosa chiamata brindulisa caratteristica dei terreni tufacei di Zaccanopoli e della vicina Fitili per trasportarla in luoghi anche lontani. | |||||||