Sapori
Saperi |
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Introduzione |
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| Sapori
e saperi non sono soltanto immagini lessicali che godono di una felice prossimità
linguistica: coniugare insieme questi due termini del concreto rapportarsi
di ognuno di noi alla vita quotidiana ha un senso specifico qualora li si
voglia agganciare, come in questa modesta opera si tenta programmaticamente
di fare, a una realtà che tutti ci circonda ma della quale pochi sono concretamente
avvertiti. Il sapere non è listinto, così come il sapore non è il
cibo: certo listinto entra nel sapere, e il cibo è larchitettura
strutturale del sapore; ma mentre luno, istinto/sapere, non ha referenti
sensoriali specifici, laltro, cibo/sapore, ha invece un doppio livello
di referenti sensoriali. Facili da individuare questi ultimi, mentre per
gli altri le sinapsi cerebrali tentano con sempre maggiore difficoltà di
svolgere il filo della conoscenza attraverso una quantità enorme di immagini,
che oggi si rovesciano senza misericordia su ogni individuo. Le immagini:
questo il problema. Il sapore non ha unimmagine riproducibile; può
solo rimandare a una cornice mnemonica nella quale gli avvenimenti, di cui
i sapori sono parte integrante, vengono trascolorati nel limbo del ricordo,
del prima, del cera una volta. E se è vero che la memoria, la greca
Mnemosine che proprio sul Poro e a Vibo dovette godere di una straordinaria
popolarità, è la madre delle muse, quindi delle arti, le arti orali, quelle
del fare, della gestualità, dellascoltare, del declamare, è anche
vero che solo a partire da queste arti listinto si è depositato sulla
ragione e questa a sua volta ha prodotto la conoscenza, cioè i saperi riuniti
a sistema. Non sempre adeguati a tutti, questi saperi, come ben sanno le
classi povere; ma alla fine saperi prodotti da ciascun individuo e classe
e società anche a partire da strumenti semplici, da prodotti elementari,
da esigenze di stretta sopravvivenza individuale e di specie. Ecco perché
qui si intende coniugare saperi e sapori superando la tradizionale dicotomia
fra cultura cosiddetta popolare, di stretta osservanza antropologica, e
cultura dotta, delezione, che è invece campo di caccia e davventura
degli storici dorigine controllata. I quali spesso fingono di ignorare
che fra quelle muse che presiedevano alle arti la prima era Clio, colei
che rende celebri: la storia, per lappunto. Storia che qui passa per
il palato e contribuisce a rinvigorire le cellule del sapere.
Unavvertenza sembra opportuna. Le immagini sono ordinate secondo una lettura non convenzionale di prodotti, vedute, piatti confezionati, costumi della tradizione popolare, mestieri di strada del recente passato (il cui referente è il capoluogo partenopeo, dal momento che nelle province non sono rimaste tracce iconografiche significative), con testi di riferimento che vogliono aprire una porta più che chiudere un argomento. Laugurio allora non è di buon appetito, o di buona lettura, o di buona visione, ma di tutti e tre insieme. |
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