| Costumi di Simbario e Fabrizia | |||||||
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Costume
di Simbario |
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| Nel 1934 lOpera Nazionale Dopolavoro pubblica un grosso volume di Emma Calderini su Il costume popolare in Italia, nel quale trovano posto 200 tavole a colori con altrettanti costumi popolari di tutte le regioni italiane, accompagnate da altre 14 tavole di particolari e di accessori dei costumi. I costumi che interessano la Calabria sono 12, di cui tre assolutamente inediti: fra questi compare il popolano di Simbario, qui sopra, il cui abbigliamento secondo la Calderini è il seguente: "Camicia di grossa tela casalinga ricamata, con collo floscio rovesciato sul panciotto di panno a doppio petto; risvolti guarniti di bottoni di metallo. Giacca di tipo comune di grossa lana nera con risvolti e tasche di panno blu. I pantaloni sono corti, aperti sui fianchi, ugualmente guarniti di bottoni alla spaccatura del ginocchio; alto cinturone di cuoio, guarnito di borchie di metallo disposte a disegno ornamentale. Calze bianche a ferri, molto lavorate a rilievo e traforo. Grosse scarpe di cuoio allacciate davanti, con linguetta rovesciata a coprire lallacciatura. In capo un lungo berretto di panno blu ricadente sulla spalla". Lautrice tace sullo struncaturi, laccetta dal manico lungo che in montagna il contadino si porta sempre appresso, e sulla pipa: questultima accessorio importante dal momento che la radica di Brognaturo, località attaccata a Simbario, è una delle più famose ed ancora oggi lavorata coi metodi tradizionali. | |||||||
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Costume
di Fabrizia |
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| Il costume popolare di Fabrizia in una tempera che si vuole del 1840 circa attribuita a Philippine Ferrero de Lamarmora. Dellattività di questa autrice non si conosce quasi nulla, e comunque se di sua mano la tempera, come altre della stessa fattura per località calabresi in genere trascurate dai pittori napoletani, sarebbe databile ad almeno ventanni dopo. Non si sa se il costume sia stato ripreso sul posto, ma il taglio severo e senza fronzoli è tipico delle aree montane, cui Fabrizia appartiene. La tovaglia nera sulla testa è piegata alluso calabrese in modo da incorniciare il viso quasi come in un quadro, la gonna si prolunga in alto a coprire il busto su cui viene indossato un corpetto con maniche cucite e non più legate con nastri o fettucce. Più che una contadina, con quel suo cesto in vimine locale la donna sembra una raccoglitrice di funghi, di cui il circondario di Fabrizia va giustamente famoso. | |||||||