Veduta di Tropea dalla Marina di Parghelia
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Fra le città che si reca a visitare l’Accademia delle Scienze e Belle Lettere di Napoli per constatare i danni prodotti dal terremoto del 1783, c’è anche Tropea. Siamo ai primissimi giorni di maggio, tre mesi dopo le prime violentissime scosse, che peraltro si erano ripetuta ancor più violente all’inizio di marzo mentre scosse di assestamento si registreranno per tutto quell’anno. Nella bella città regia il terremoto non sembra aver prodotto danni di rilievo, o almeno così pare dalla serena veduta presa dalla parte di Parghelia che ci propone il pittore Ignazio Stile, coi pescatori in primo piano intenti al loro lavoro quotidiano e la fila compatta di case e palazzi che si erge ben alta sulla rupe, senza visibili segni di rovine o diroccamenti. E infatti i 20 decessi registrati nelle statistiche ufficiali appaiono causati "da timore e malattie" e non già dalla rovina degli edifici. Il castello è ancora al suo posto e ben evidenziate appaiono la cupola del cappellone di Santa Domenica nel complesso della Cattedrale lì accanto e, sull’altra estremità, il convento di San Francesco e la vicina sede dei Gesuiti. Ancora per poco tuttavia, perché nel marzo del 1784 la relazione conclusiva dell’architetto Ermenegildo Sintes sulla demolizione e l’ampliamento di Tropea autorizza il Vicario Generale Francesco Pignatelli ad avviare un vasto quanto inopportuno programma di pianificazione urbana e di ristrutturazione edilizia, affidandone fra l’altro l’esecuzione al fratello Diego che in breve tempo stravolgerà il volto medievale della cittadina cancellando in primo luogo proprio l’antico castello, in un’ansia di cambiare tutto per non cambiare nulla che nel sud ha radici antiche.
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