| Comuni
nell'area del GAL Serre Vibonesi |
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| IL
TERRITORIO |
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| ACQUARO |
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C.a.p.:
89832
Prefisso tel.: 0963
Altitudine: 250 m. m.s.l.
Distanza da Vibo Valentia: Km. 31
Santo Patrono: San Rocco
MUNICIPIO
p.zza Municipio
Tel.
096353071 – fax 0963354240
Codice Fiscale: 03313680795 |
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AGRICOLTURA
Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti Corso Umberto I,
1 tel. 353531
ASSOCIAZIONE
TURISTICA PRO LOCO
"Promuovere Insieme" Via Lucifero, 2 – tel. 354059
COMUNITA'
MONTANA: Soriano Calabro
DIOCESI: Mileto
FESTA CITTADINA:
S.
Rocco - terza domenica d’agosto (venerdì, sabato
e domenica).
MERCATO: giovedì.
SAGRE: in agosto del "Vijuazzu" (pannocchia) - in dicembre
della "curuijcchia" (tipico dolce locale).
MOSTRE: del "Ricamo", in agosto.
FINANZA:
Imposte dirette: Serra San Bruno
Ufficio del Registro: Serra San Bruno
FORZE
DELL’ORDINE
Carabinieri, Corpo Forestale: Arena
Guardia di Finanza, Polizia Stradale: Vibo Valentia
Polizia di Stato, Vigili del Fuoco: Serra San Bruno
PUBBLICA ISTRUZIONE
Istituto Tecnico Commerciale
GIUSTIZIA
Giudice di Pace: Arena
Tribunale : Vibo Valentia
SANITA'
A.S.L. n. 8 – Vibo Valentia
Ospedale: Soriano Calabro
DA VISITARE
Verso la frazione "Piani", esiste una località
denominata "Speranza" dove, circondate da ebeti e pini,
si trovano un'area picnic bene attrezzata e una buona acqua di
sorgente.
CENNI STORICI
Costituito dal capoluogo, dalla frazione Limpidi e da diverse
contrade della zona "Piani", si estende su una superficie
di 25,32 km2. Fa risalire la sua origine ai Normanni, fino al
1678 fu di dominio dei Concubet, poi passò agli Acquaviva
d'Aragona e successivamente ai Caracciolo di Gioiosa Ionica. Divenuto
Comune nel 1811, fu aggregato a Dasà nel 1928 e l’anno
dopo riconosciuto Comune Autonomo. Antico Casale di Arena, ebbe
notevole rilievo fino al terremoto del 1783, che lo rase al suolo
quasi per intero. Confina con i Comuni di Dasà, Arena,
Dinami, Fabrizia e San Pietro di Caridà. L’abitato,
attraversato dal fiume Amello, si trova a sud-est del capoluogo,
a 262 m. s.l.m. ai piedi del versante tirrenico delle Serre, si
estende nella vallata dello stesso fiume ed è compreso
tra il Mesima e il Montepotamo. La sua economia più consistente
è data dall’olio di oliva oltre che dai cereali e
l'uva da vino.
Acquaro è una terra ricca di sorgenti d’ acqua oligo-minerale,
in località Salandrìa - Fellari - Limpidi. Gli abitanti
si chiamano Acquaresi. [up]
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| ARENA
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Come
si arriva
In auto
Autostrada SA – RC Uscita Serre SS 536
In Treno
Stazioni FF.SS Vibo Pizzo – Lamezia Terme
In aereo
Aeroporto di Lamezia Terme
Aeroporto Di Reggio Calabria
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Enti
e Associazioni
Comune – Piazza Gen. Pagano Tel. 0963/355603
Pro Loco – Piazza Gen. Pagano, 1 Tel. 0963/355079 –
0963/355632
Biblioteca Comunale – Piazza Gen. Pagano Tel. 0963/355006
Archivio Storico Caraccolo - Piazza Gen. Pagano – Tel.- 0963/355603
Ufficio del Giudice di Pace - Piazza Gen. PaganoTel. e Fax: 0933/355905
Banca Carime Filiale – Piazza Gen. Pagano Tel. 0963/355601
– 0963/355622
Carabinieri Caserma – Via Santa Caterina Tel. 0963/355604
Corpo Forestale dello Stato Com. staz. - Via Santa Caterina Tel.
0963/355614
Poste e telecomunicazioni – Via Filardo Tel. 0963/355202 –
0963/355419
Guardia Medica - Piazza Pagano Tel. 0963/355312
Parrocchia Santa Maria dei Latini - Via Convento – Tel. 0963/355383
Comunità Montana "Alto Mesima" - Tel. 0963/351269
Scuola Media Statale – Via Berrina Tel. 0963/355083
Scuola Elementare – Via ConventoTel. 0963/355500
Scuola Materna – Via Castello Tel. 0963/355098
"Lancieri di Arena" Associazione Sportiva Venatoria –
Via Santa CaterinaTel. 0963/355755
"Un
grappolo di case svetta verso il cielo. Tetti fitti e avide finestre
si aprono alla frizzante brezza mattutina, inerti si offrono all’infuocata
canicola estiva, si piegano inzuppati alla triste bruna autunnale.
Rossi tramonti sul tremolio del Tirreno, orli dorati fra le Eolie
e l’Appennino. Nubi minacciose e raffiche di vento e bubbolii
di tuoni fra le valli. Capricciosi mulinelli tra vicoli e scalette
… La fiaba è qui. Pietre solitarie tra fruscii di serpi
e nidi di civette: antica nobiltà, potere e misteriose orme
tra cunicoli e torrette. Ricchezza e povertà all’ombra
del Castello. Sua altezza Arena si offre così, in un mirabile
gioco di suggestione antiche e voci del presente, un po’ triste
un po’ allegra, ora pigra ora solerte. La campagna è
lì ed è un tripudio di profumi e di colori: mille
effluvi si diffondono nell’area: qua lavanda, erica e ginestra
la rovi, mirto e biancospino. Stridio di grilli e chioccolio di
merli. Frinire di cicale e canto di fringuelli … Solarità
mediterranea tra fichidindia e peschi. Ulivi e viti tessono storie
di donne affaccendate e di fatiche agresti. Brandelli di frantoi
e pietre di mulini, gorgoglio di fiumi … tonfi lontani e cantilene
antiche. Ridono rossi gerani su balconi e davanzali. La Piazza …
l’orologio … e festante squillo di campane…"
Cat. Cal. (da "Arena dal vivo" Spigolatura 3)
La
Storia
Arroccata su una collina a 496 m. s. m., 2500 abitanti stanziati
su un territorio di poco più di 35 kmq., è una delle
più belle cittadine dell’entroterra vibonese, ricca
di natura, di storia e di arte spesso poco conosciuta. L’altezza
della posizione offre un suggestivo panorama e un caratteristico
centro storico che ha conservato l’identità urbanistica
originale. Tutto il centro è un museo en-plein air: palazzi
e modeste casette, casolari abbandonati e viottoli selvaggi segnano
gusti e stili di vita diversi. La penuria di spazio edificabile
ha dato luogo al primo nucleo attorno al Castello e ha dato origine
ad una serie di costruzioni a volte così minuscole concepite
per lo stretto necessario, spesso di una sola stanza dove nel passato
si è consumata l’esistenza di intere famiglie. L’abitato,
dopo giri di vicoli e scalette, si ferma sul punto più alto,
al campanaro, grazioso quartiere di pochi metri dove nel passato
vi era una torre di vedetta a controllo del territorio. Caratteristica
è Via Giudecca nella parte bassa del paese ove nel medioevo
per volere di Federico II si stanziarono gli ebrei introducendo
ad Arena l’arte della tintoria e della conceria. Tutto l’abitato
è frutto dell’ingegno locale che ha saputo sfidare
l’erta rocciosa piegandola alle esigenze degli abitanti. Tortuosi
vicoli ed impegnative scalinate rendono interessante la passeggiata
turistica. Da tutti i punti si può godere uno spettacolare
panorama di inestimabile bellezza che va dallo Stretto di Messina
alla Costiera di Paola e nelle giornate più limpide si possono
scorgere le Eolie in un magico gioco cromatico di azzurro e di verde,
di blu, di chiaroscuri dalle mille tonalità. Cittadina di
origine remota, porta lo stesso nome di una città Elide,
APHNH. Fu municipium romano e, al tempo delle guerre Puniche, presidio
militare col nome di Castrum Arenense. Fu Ruggero I il Normanno
ad assegnare le Terrae Arenarum al suo figlio naturale Ruggero Culchebert,
infatti i fondatori si dissero Culchebert o Corchebret de Arenis.
Nel territorio di Arena su donazione di Ruggero I a Bruno di Colonia
degli Hortenfaust, sorse la Certosa di Serra San Bruno. Il feudo
fu posseduto anche dagli Acquaviva di Aragona, dai duchi d’Atri
e dai Caracciolo. Fu centro importante di seta e di legname. Riconosciuta
Universitas sotto gli Aragonesi ne diresse le sorti di un vasto
territorio che andava dallo Ionio al Tirreno e del quale ne fu capoluogo.
Apprezzabile il patrimonio architettonico civile ed Ecclesiastico
rappresentato dal Castello, dal Palazzo Civico, da palazzi nobiliari
e da quattro Chiese di interessante valenze culturale ed artistica.
In esse sono conservate pregevoli statue tra cui si segnalano il
Cristo Risorto e la Madonna del buon Consiglio. Il cuore della vita
cittadina è rappresentato dalla Piazza, unica in tutto il
circondario per ampiezza ed eleganza. Il territorio in parte collinoso,
in parte montuoso è ricco di boschi di faggi e di castagni,
di uliveti, di vigneti e di frutteti. Esistono ancora presso il
fiumi Petriano e Fiume strutture di frantoi e resti di mulini ad
acqua a testimonianza di quelli che furono veri e propri opifici
di lavoro. Ottima la caccia al cinghiale ed ai tordi. Il bosco produce
funghi e frutti di bosco. Vi si arriva all’autostrada Salerno–Reggio
Calabria uscita Serre SS 536. Clima mediterraneo. Dialetto ricco
di termini di origine magno-greco-latina, francese, spagnola.
(per gentile concessione della Pro loco di Arena nella persona del
suo vice presidente Caterina Calabrese)
Il Castello
Il castello fu edificato in epoca anteriore al 1200 molto probabilmente
da Ruggero Culchebert figlio naturale di Ruggero I il Normanno.
Quanto rimane oggi è la testimonianza di una forte e solida
costruzione fatta a scopo difensivo e di dominio ed espressione
del potere dei signori che l’hanno posseduto.
Ricco di ori e di oggetti preziosi, arazzi e di quadri, di mobili
in noce, abete, faggio;
di camere per qualsivoglia uso, abbellito da balconi, logge e finestre
con vetrate alla romana e alla napoletane. Dotato di stalle, sellerie,
carcere femminile, civile e criminale, di segreterie e di cancellerie
…
Di una chiesa intitolata a San Giorgio; di scalinate e passagi segreti,
di un ponte e di un immenso cortile con fontane e zampilli che facevano
mille giochi d’acqua. Si legge in un apprezzo del 1653:
" … posto nel luoco più eminente di detta terra
(Arena), ove da esse si gode e si vede tutta l’abitazione
de’cittadini … Il castello da lungo e da vicino fa una
bellissima vista e prospettiva ed è il più bello,
forte e sicuro che vi sia in tutta la detta provincia per stare
situato in luogo eminente; può restare in qualsivoglia assalto
de’nemici e si può mantenere per molto tempo".
Da visitare
Castello Normanno costruito in epoca anteriore al 1200
Acquedotto Normanno
Chiesa Madre Santa Maria dei Latini Statue del Cristo Risorto e
dell’Arcangelo Michele
Chiesa S. Maria delle Grazie con facciata tardo – barocca
Statue della Madonna del Buon Consiglio e della Vergine Santa delle
Grazie
La Chiesa di San Teodoro e la Chiesa della Beata V. Addolorata al
Castello
Centro
Storico
Palazzi tardo – settecenteschi (marchesale e baronale)
Ruderi vecchi mulini presso fiume Petrano
Attività-Feste-Tradizioni
La settimana Santa e l’Affrontata
Maria SS. delle Grazie - prima domenica di agosto
Arcangelo Michele - prima domenica di settembre
S. Rocco - seconda domenica di ottobre
Santo Patrono Nicola - 6 dicembre
Fiere
Bestiame
Giovedì precedente la prima Domenica di Agosto
Giovedì precedente la prima Domenica di Settembre
Mercato
Sabato – Piazza Gen. Pagano [up]
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| BROGNATURO
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C.a.p:
89822
Prefisso tel.: 0963
Superficie territoriale: Kmq 24,50
Altitudine: 749 m. m.s.l.
Distanza da Vibo Valentia: Km. 41
Santo Patrono: S. Maria Consolazione
MUNICIPIO
p.zza Municipio
Tel. 3096353071 – fax 0963354240
Codice Fiscale: 03313680795
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Cenni
Storici
Fu Feudo dei Marchesi di Arena, di G. b. Soriano, di Ferrante Carafa,
di Gaspare Passarella,di Tommaso Sersale e di Paolo di Sangro. Fu
sconquassata dal terremoto del 1783. La Chiesa parrocchiale conserva
un gruppo marmoreo dell’Annunciazione, opera dello scultore
Carrarese G. B. Mazzolo (1532).
Nonostante una esigua popolazione di appena 900 abitanti, il Comune
si estende su una superficie di 24,50 km2; si trova a sud-est di
Vibo Valentia e sorge a 755 m. sul versante ionico delle Serre.
Brognaturo è un centro agricolo dedito alla produzione di
frutta e cereali.
Da visitare la chiesa parrocchiale che conserva un gruppo marmoreo
dell'Annunciazione, opera dello scultore G.B. Mazzola (1500).
Festa: Madonna della Consolazione, la prima domenica di settembre,
preceduta da una fiera di tre giorni.
Brognaturo,
centro agricolo del versante ionico delle Serre, è situato
ai piedi del monte Tramazza, a 755 m.t. sul livello del mare, sulla
sinistra del fiume Ancinale.
Del paese di Brognaturo non si trova traccia nelle documentazioni
normanne, sveve, e angioine rimaste fino a noi.
Un documento del periodo aragonese risalente agli anni 1457-1458
rileva l’esistenza del casale di Brognaturo che doveva esistere
già da tempo per essere presente nell’elenco dei casali
tassati.
Brognaturo ebbe varie vicissitudini a livello politico e fu riconosciuto
comune nel 1811. Subì inoltre notevoli danni nei terremoti
del 1783 e soprattutto nell’ultimo grande terremoto del 1905.
La storia di Brognaturo è legata a quella del convento dell’Annunziata.
Il monastero in questi quattrocento anni di esistenza ha esercitato
un ruolo fondamentale nella crescita socio-culturale oltre che spirituale
dei cittadini di Brognaturo e di quelli dei paesi vicini.
Tale influenza fu talmente forte che la popolazione di tutto il
circondario, dimostrando una grande devozione al culto della Madonna,
fece commissionare nel 1530 a Giovan Battista Mazzolo, toscano operante
in Messina, un gruppo marmoreo raffigurante la scena dell’Annunciazione.
Attualmente tale monastero è in disuso.
I siti di interesse storico, culturale e naturalistico a Brognaturo
sono rappresentati da:
Chiesa di Santa Maria della Consolazione ove è ancora conservato
il gruppo statuario marmoreo rinascimentale raffigurante l’annunciazione
opera dell’artista G.B. Mazzola;
Palazzo Tiani qualificato documento di architettura civile con cortile
interno ed entrata attraverso un imponente arco, realizzato con
pietra granitica locale, testimonianza della vocazione artistica
della zona, grazie alla presenza di abili artigiani.
Botteghe artigiane per la lavorazione delle pipe soprattutto ad
opera dell’artista/artigiano Grenci, che realizza i suoi capolavori
in radica di erica intagliata, forgiando opere molto apprezzate
dagli estimatori di tutto il mondo.
AGRITURISMO
Azienda Agrituristica " Fra Tass"
C.da Forge Vecchie
tel. 096374137 – 74517
ALBERGHI
Hotel Residence Lacina
tel. 03385047300
COMUNITA
MONTANA
Serra San Bruno
FINANZA
Ufficio del Registro e Ufficio Imposte: Serra San Bruno
FORZE
DELL’ORDINE
Carabinieri: Serra San Bruno
Guardia di Finanza: Catanzaro
GIUSTIZIA
Giudice di Pace: Serra San Bruno
Tribunale: Vibo Valentia
SANITA'
A.S.L. n. 8 – Vibo Valentia
[up]
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| CAPISTRANO
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C.a.p.: 89819
– Prefisso tel.: 0963
Superficie territoriale: Kmq 20,94
Altitudine: 340 m s.l.m.
Distanza da Vibo Valentia: Km. 38
Santo Patrono: San Nicola di Bari
MUNICIPIO
via D. Alighieri
tel. e fax 0963325085
Codice Fiscale: 00297810798 |
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Cenni
Storici
L’origine di questo paese rimonta al 6° secolo dell’era
volgare. Quando l’infuriare della guerra franco- spagnola
ebbe le sue ripercussioni in Calabria esisteva un piccolo paese
sulle pendici del M. Cappari (960), donde fosse per l’enorme
rigidità la popolazione scese alla collina, costruendovi
il villaggio attuale. Poco dopo avvenuta la distruzione di Rocca
Angitola, parte di quei cittadini venne a popolare Capistrano. Ad
aumentare tale popolazione, contribuì l’esodo di Montesanti.
Indicato come CAPIZ (1121) CAPUT (1124) CAPISTRUM (1156) CAPISTICUM
(1226) CAPISTRANUM (1310) CAPISTRANO (1700) Il paese si chiamò
Capistrano Motta Montesanti, ed, in seguito gli ultimi due nomi
vennero eliminati.Si costituì attorno all'Abazia di S.Maria
fondata da monaci Basiliani, provenienti dalla Sicilia, tra la fine
del IX e l'inizio del X secolo. CASALE di ROCCA ANGITOLA, fu quasi
distrutto dai Saraceni nel 950, Sotto la dominazione Angioina, fu
feudo dei Conti d'Arena e nel 1276 contava appena 343 abitanti.
Ceduto per breve periodo alla Certosa di Serra S.Bruno, fu asservito,
come facente parte dello Stato di MILETO prima ai SANSEVERINO, poi
ai MENDOLA e infine ai SYLVA sino al 1807, anno d'abolizione della
feudalità, Fu quasi raso al suolo dal terremoto del 28/3/1783.
.E' comune autonomo dal 4 Novembre 1911. Paese collinare (355 mt.
s.l.m.) alle falde del monte Coppari (961 mt. s.l.m.). CAPISTRANO
dista circa 30 km da Vibo Valentia, 35 da Serra S.Bruno e 20 da
PIZZO Calabro, è circondato a macchia mediterranea e da estese
coltivazioni di olivo (una delle principali fonti di reddito); possiede
un discreto patrimonio boschivo montano incontaminato e godibile
per la presenza di aree attrezzate e sorgenti d'acqua (Capistrano
è ricca di sorgenti d’acque oligo-minerali in località
Marsillo-Badia).
Gli abitanti si chiamano Capistranesi.
COMUNITA MONTANA: Chiaravalle Centrale
DIOCESI: Mileto
FINANZA: Imposte Dirette e Ufficio del Registro: Vibo Valentia
FORZE DELL’ORDINE:
Carabinieri: Monterosso Calabro Corpo Forestale : Lamezia Terme
Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Stradale, Vigili del
Fuoco: Vibo Valentia
GIUSTIZIA: Giudice di Pace: Pizzo - Tribunale: Vibo Valentia
PUBLICA ISTRUZIONE:
Distretto Scolastico: Vibo Valentia Direzione Didattica: Monterosso
Calabro
SANITA': A.S.L. n. 8 e Ospedale: Vibo Valentia
Festa
San Nicola da Bari il 6 dicembre e San Rocco la seconda domenica
di settembre.
Fiera
Madonna della montagna dal giovedì al sabato precedenti la
seconda domenica di agosto.
Mercato
lunedì e venerdì.
Musei
e monumenti
Chiesa XVII sec. con cenotafio di probabile scuola canoviana e con
affresco attribuito a Renoir
Statua del Cristo Redentore (altezza m.6)
Fontana Batia
C'e'
da vedere
Chiesa Madre in stile Tardo-Barocco del secolo XII con portale bronzeo
dello scultore Farina.
Cenotafio di probabile scuola Canoviana raffigurante Pietro Buongiorno.
Quadro "Miracolo di Polsi" dell'artista Zimatore.
Affresco "Battesimo di Gesù" attributo al P.A.Renoir.
Statua di Cristo Redentore sita in località "Piano di
Rollo". [up] |
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| DASA’
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C.a.p.:
89832
Prefisso tel.: 0963
Superficie territoriale: Kmq 6.19
Altitudine: 310 m. s.l.m.
Distanza da Vibo Valentia: Km. 28
Santi Patroni: S. Nicola S. Michele
MUNICIPIO
Corso Umberto
Tel. 0963353057 – fax 0963353596
Codice Fiscale: 00326650793
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Il suo territorio è di 6.19 Kmq si trova a 263 mt sul livello
del mare, dista da Vibo Valentia 33 Km., e dal capoluogo di regione
Catanzaro 88 Km, dalla stazione ferroviaria di Pizzo 36 Km, e dalla
aerostazione di Lamezia Terme 60 Km. L’abitato sorse nel XII
secolo attorno al monastero Brasiliano di San Lorenzo posto alla distanza
di circa 250 mt. e separato dal torrente Petriano. San Lorenzo è
il parco delle rimembranze dei comuni del mandamento di Arena, ove
4 cannoni, tolti ai nemici, posto all’ombra dei maestosi pini
ricordano i caduti della prima guerra mondiale. Fu uno dei casali
del feudo di Arena con il numero maggiore di fuochi (famiglie) 128
tenuti prima dei Conclubet, poi dai Caracciolo.
I terremoti del 1783 e del 1905 lo distrussero quasi interamente il
primo fu cantato in versi da notaio poeta Pier Giovanni Salimbeni
ne "il Rabbino ovvero i terremoti di Calabria" pubblicato
a Napoli nel 1789. L’ordinamento amministrativo disposto dai
Francesi per legge 19/01/1807, faceva di Dasà un luogo, cioè
università, nel governo di Soriano. Il ritorno del 1811 lo
assegnò al circondario di Arena. Il territorio è quasi
interamente coperto di olivi. In passato si allevava il baco di seta,
con filanda e tessitura anche in loco. Molti dei dasaesi sono emigrati
nelle americhe, oceania e paesi del M.E.C.. Da vedere ed ammirare
gli antichi portali in pietra del 600, la croce di pietra che si eleva
sul lato sinistro della Chiesa parrocchiale posta nel 1583, nella
Chiesa della Conoscenze (1483) la statua lignea della Consolazione
del XV secolo, il grande quadro ad olio su tela della Madonna del
Rosario (1588), il maestro Crocifisso ligneo ed il quadro di San Sebastiano(600).
Nella Chiesa dell’Immacolata tele e sculture locali del 700
e 800.(da una Nota dell’amministrazione Comunale).
Il paese è posto in una lussureggiante e stretta valle circondata
da veri e propri boschi di secolari ulivi. Il torrente Petriano, che
scorre al lato dell’abitato, defluendo giù nella valle
rende verdeggiante e ricco di acque il paesaggio. Le colline intorno
abbondano di querce e di castagni.
A sfogliare le varie enciclopedie e dizionari dei Comuni d’Italia
e della Calabria, tutti sono concordi nel dire che Dasà sorse
attorno al monastero di San Lorenzo dei padri Basiliani posto a 250
metri dall’abitato e separarto dal mensionato torrente Petriano.
Quanto al periodo le date oscillano tra XII, XIII e XIV secolo: quindi
ancora nulla di preciso. Incerta pure l’origine del nome: chi
afferma che derivi dal greco che significa: "luogo selvoso",
chi dal fatto che significhi: "sorto da sè". Le ipotesi
di sopra sulla fondazione del paese sono attendibili, ma finora, la
prima notizia certa su Dasà è del 1466, rinvenuta in
alcune carte dell’archivio di Stato di Napoli, riportate negli
scritti di E. Pontieri.
E’
pure sicuro che, probabilmente, fin dal tempo dei Normanni, fù
uno dei casali del feudo d’Arena, tenuto prima dai Marchesi
Conclubet fino al 1678, poi dagli Acquaviva, e infine dai Caracciolo
che lo tennero fino all’eversione della feudalità.
Il terribile terremoto del 1783 distrusse il paese quasi completamente,
provocando piu’ di 50 morti.
Nei primi anni del secolo XIX si sono trasferiti a Dasà i pochi
nuclei familiari rimasti dai dismessi casali di " Bracciara"e
"Pronìa", due località, non più esistenti
vicine al paese.
FESTE
DEL PAESE
Il martedì dopo Pasqua, a "incrinata";
Maggio: mese dedicato alla Madonna della Consolazione;
San Rocco, in agosto;
Il 6 dicembre: San Nicola Protettore;
L’8 dicembre: festa dell’Immacolata (Fiera caratteristica
annuale: 7-8-9 dicembre);
Mercato settimanale: mercoledì.
COMUNITA’ MONTANA
Soriano Calabro
FINANZA
Ufficio Registro e Ufficio Imposte: Serra San Bruno
FORZE DELL’ORDINE
Carabinieri: Arena
Guardia di Finanza: Vibo Valentia
GIUSTIZIA
Giudice di Pace: Arena
Tribunale: Vibo Valentia
ISTITUTI DI CREDITO
Banca di Credito Cooperativa "Dasà"
Costituita il 5 Aprile 1983
Via Provinciale, 31 – tel. 0963353480
SANITA’
A.S.L. n. 8 – Vibo Valentia
Tra gli edifici più antichi del paese c’erano: la Chiesa
Matrice (ora non piu’ esistente), la Chiesa della Consolazione,
il palazzo dei Bruni sito in largo San Giovanni, (rilevante la parte
al piano terra, con la sua copertura a volte, sorretta da archi
che in origine erano gli "zzimbi" -le stalle- del marchese
di Arena) ed altri edifici di culto, oggi comunque distrutti.
Sul lato destro della Chiesa Parrocchiale si eleva "A Cruci
i petra", il più antico monumento del paese, che consiste
in una colonna troncopiramidale del 1583, su cui poggia una croce
anch’essa di pietra di epoca diversa. Famosa perché
i sedili posti sotto sono stati, e sono tutt’ora, luogo d’incontro
dei Dasaesi.
Numerosi ed interessanti sono, lungo le vie del paese i portali
in pietra, alcuni dei quali, sono di pregevole fattura.
Caratteristico, poi, è il vecchio centro storico, il quale
con le sue viuzze strette, i balconi e le scale che scendono in
fuori, ha il tipico aspetto della secolare civiltà contadina.
Poco distante dal paese, lungo la strada per Arena, si trova, su
una collinetta amena che guarda il paese, la località "San
Lorenzo, con alcuni grandi e chiomati pini e 4 cannoni, residuati
bellici.
Qui, tra il 1000 e il 1100, fu fondato un famoso convento dei monaci
Basiliani, dotato di grosse rendite e che assunse un grande importanza
nella zona. Distrutto dal terremoto del 1783, alla fine degli anni
20, su donazione del prof. Gaetano Corrado, è stato trasformato
in Parco delle Rimembranze in ricordo di tutti i caduti della guerra
1915-18 del mandamento di Arena. Il Re per questa occasione, donò
i quattro cannoni tedeschi sequestrati al nemico e su cui furono
applicate delle lapidi dedicate ai caduti di Arena, Dasà,
Acquaro e Dinami.
La festa più importante del paese si celebra il martedì
dopo Pasqua "A ‘Ncrinata" (l’incontro della
Madonna con il Cristo Risorto accompagnato da San Giovanni Evangelista).
L’importanza della festa si identifica con il distico popolare
(miej mu si cavaju e m’hai a musca, ca nomm’hai dinari
u marti i Pasca) (meglio essere sottoposti a punture di mosche che
non avere soldi per festeggiare degnamente il martedì di
Pasqua). La festa è preceduta da secolari tradizioni, scrupolosamente
rispettate, che si svolgono il pomeriggio, la sera e la notte tra
lunedì e martedì.
Dasà subì, tra la fine del 1800 e i primi del 1900,
il primo grande flusso migratorio verso le Americhe. Un altro tributo
di vite umane lo diede alla Patria nelle due Guerre Mondiali, testimoniato
dai monumenti ai Caduti siti nella piazza del paese. Il secondo
flusso migratorio, dopo la seconda guerra mondiale, fù verso
le città del nord Italia, esso ha avviato un lento, ma inesorabile
decremento demografico, riducendo sensibilmante la popolazione.
Fino agli anni 50-60, l’economia del paese era prevalentemente
agricola: primeggiava su tutte, la produzione di olio, con numerosi
frantoi e un sansificio, si coltivava la vite, il baco da seta,
il mais e il grano (questi ultimi macinati nei mulini ad acqua del
luogo).
Numerosi erano gli artigiani del legno, del ferro e della pietra.
Oggi è rimasta solo la produzione d’olio a rianimare
ancora l’economia.
In
località Bracciara esistono piante di ulivo secolari, monumenti
alla memoria del lavoro umano. Si tratta di un patrimonio di inestimabile
valore perché sono testimonianza vivente dell’amenità
del luogo,
del lavoro dell’uomo e di una certa riconoscenza della natura
nei confronti di chi altre aspirazioni non ha avuto durante la propria
vita, se non quella di alimentare la salvaguardia del patrimonio
ambientale, dei prodotti naturali e della simbiosi uomo-natura.
Per quanto riguarda il patrimonio storico-artistico citiamo: La
Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Nicola e San Michele, Patroni
del paese, dove, all’interno, vi sono alcune sculture lignee
dei secoli XVIII e XIX, un grande crocifisso di legno del 1655,
una tela raffigurante San Sebastiano del 1775.
La Chiesetta dell’Immacolata, sede dell’omonima confraternita,
dove si conservano sculture lignee e tele di artisti locali del
‘700 e del’800.
La Chiesa della Consolazione edificata nel ‘400 ricca di pregevoli
decorazioni a stucchi risalenti al 1850, sede della Confraternita
del Santissimo Rosario. Qui all’interno si conserva un grande
quadro ad olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario. Nella
nicchia dell’altare ligneo, tardo settecentesco è esposta
una pregevole e molto venerata statua lignea del XV secolo raffigurante
la Madonna della Consolazione.
La manifestazione si svolge verso mezzogiorno, alla periferia del
paese, in località " Arco", fino a poco tempo fa
immersa nel verde degli ulivi. La statua della Madonna, con sulle
spalle il manto nero che nasconde quello azzurro, accompagnata dalla
confraternita del Rosario, viene portata a spalla sul luogo descritto
dai portatori che hanno vinto l’incanto. Dalla Chiesa parrocchiale,
con un’altra processione, accompagnata dalla confraternita
dell’Immacolata, escono insieme le statue del Cristo Risorto
e di San Giovanni. Arrivati sul posto, San Giovanni, con passo cadenzato,s’avvia
a portare l’annuncio della Resurrezione alla Madonna, in attesa.
Quindi ritornano insieme, di corsa, verso il Cristo tra le grida
e i pianti di moltissimi fedeli che, correndo anch'essi , seguono
le statue. Alla vista del Cristo cala il manto nero dalle spalle
della Madonna e quello azzurro si confonde con l’azzurro del
cielo. La commozione si legge sul volto dei presenti, mentre si
diffondono le festose note musicali, e gli scoppi di mortaretti
annunciano ai paesi vicini che a Dasà "ncrinau a Madonna".
Esiste una leggenda che racconta di un’incursione di briganti
i quali devastarono l’abitato della piccola località
di Bracciara compresa la chiesa. Tra i ruderi di quel saccheggio
rimase l’altare con la statua lignea raffigurante appunto
la Madonna della Consolazione.
Si racconta anche che i paesi vicini, Dasà, Acquaro e Arena
subirono più o meno lo stesso saccheggio; i loro abitanti,
in procinto di edificare una nuova chiesa, rivendicarono il possesso
della statua che venne prelevata con una carro trainato da buoi
ma che, dopo appena qualche centinaia di metri si fermarono senza
più volere continuare proprio alle porte di Dasà,
nel luogo dove oggi sorge la chiesa che conserva la statua.
Quanto ad eventi memorabili di calamità riguardanti il territorio
di Dasà, è riportata in atti e documenti, la peste
del 1656, per non aver fatto vittime in Dasà (evento miracoloso
attribuito alla protezione della Madonna della Consolazione).
UOMINI
ILLUSTRI
Tra le persone che nel tempo dettero lustro a questo piccolo centro,
si ricordano:
Giovanni Battista Lupari, vicario generale della diocesi di Mileto
nella prima metà del ‘600; Padre Gennaro Mattei dei
Minniti, vescovo di Nicotera (lo volle esaminatore sinodale L’Arcivescovo
di Napoli, Cardinale Antonio Pignatelli e successivamente Papa InnocenzoXII);
Canonico Tommaso Scaramozzino (1695-1769), successivamente arciprete
della Cattedrale di Mileto; Pier Giovanni Salimbeni, notaio e poeta;
i fratelli Pasquale e Nicola Calcaterra del barone Vincenzo, entrambi
pesatori, rispettivamente avvocato e medico.
Il primo fu governatore di Gioiosa (RC), il secondo nei primi dell’800
amministratore della Certosa dei Serra S. Bruno. [up]
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| DINAMI |
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Il
Comune ha origini bizantine. Ha una superficie di 44.06 km2 con una
popolazione di 4.000 abitanti; si trova a 35 km a sud-est del capoluogo
ed è situata a 260 m. sul versante nord occidentale del monte
Crocco.
Le principali risorse economiche provengono dalla produzione dell’olio
d’oliva, dai cereali e dall’allevamento ovino e bovino.
Dinami sorge sulle appendici delle Serre incuneato nella vallata del
fiume Torno ad una quota altimetrica di 260 m dal livello del mare,
e conta circa 3000 abitanti.
Le sue origini risalgono all’epoca Bizantina |
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L’economia prevalente è quella agricola: uliveti, agrumeti,
seminativi, ed anche artigiana con la lavorazione del legno. Si raggiunge
dall’autostrada in prossimità dell’uscita per Mileto
per poi proseguire sulla provinciale per Dinami.
Chiesa di Santa Maria della Catena: una delle opere più interessanti
da visitare è la statua lignea raffigurante la Madonna effigiata
in legno di tiglio, notevole per la sua precisa anatomia, e la profonda
espressione umana. La Vergine, in piedi, regge con la sinistra il
bambino Gesù mentre, con la destra, solleva con la catena un
piccolo schiavo che sta in ginocchio ai suoi piedi. La statua è
stata ideata e realizzata dal De Lorenzo della vicina Garopoli, nato
nel 1742 e morto nel 1812. Si ritrova ancora un crocefisso ligneo
opera di uno scultore del XV secolo proveniente da Soreto.
Se diamo uno sguardo panoramico al paese, siamo subito colpiti dalla
torre Civica, dal Municipio e dal mercato coperto, tutto in stile
medievale con archetti e merletti, fuso con lo stile Veneziano, concepiti
ed ideati, nel 1930, dall’Ing: Francesco Principato quando era
Podestà di Dinami.
La torre, alta 15 metri, ha un antico orologio il cui movimento è
assicurato da un sistema di pesi.Ai piedi della torre vi è
un potente muraglione di pietra scolpita che tutta la protegge e la
circonda; esistono ancora oggi i resti di un antico castello baronale
ricostruito dopo il terremoto del 1659.
Sito a circa 4 km dal centro abitato vi è Soreto, antico villaggio
che fu distrutto dal terremoto del 1783, oggi restano in piedi le
cosiddette "Mura di Soreto". In questa area ci sono i resti
dell’antico Monastero di S. Maria de Jesu realizzato nel secolo
XV, dal frate agostiniano Beato Francesco da Zumpano (CS) di cui oggi
è possibile ammirare le tre absidi laterali, un arco a tutto
sesto in stile romanico-gotico, blocchi di pietra scolpita che componevano
la volta ed il rosone raffigurante un liocorno con stemma baronale
situati al centro della cupola dell’abside centrale sorretto
da un insieme di archi a crociera.
Da
visitare
la chiesa di S. Maria delle Grazie ed i ruderi di San Francesco di
Soreto (1400)
Feste: San Michele Arcangelo, il 29 settembre; Madonna della Catena,
la seconda domenica di luglio.
Fiere: San Francesco, la seconda domenica di maggio; Madonna della
Catena, dal venerdì precedente la seconda domenica di luglio.
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| FABRIZIA
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Fabrizia
e' un Comune della Provincia di Vibo Valentia posto a 947 s.l.m. sul
versante jonico nelle serre nella conca dell'alto bacino imbrifero
della fiumara Allaro, ai piedi delle cime piu' elevate di tutta la
catena appenninica tra monte Crocco e monte Pecoraro.
Il suo territorio attuale misura kmq 38,78 e confina con i Comuni
di Acquaro, Arena, Mongiana, Nardodipace in provincia di Vibo Valentia,
Galatro, Grotteria, Martone, San Pietro di Carida' in provincia di
Reggio Calabria. |
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Fabrizia
e' il solo paese del circondario serrese a godere della prospettiva
del mare Jonio. Il Comune e' attraversato dalla strada provinciale
501, che parte dalla statale 110, una delle principali vie di comunicazione
trasversali della regione Calabria, per poi, dopo Fabrizia, scendere
verso lo jonio attraversando Grotteria.
Fabrizia nasce nel 1591 ad opera del Principe di Roccella, Fabrizia
CARAFFA. Dapprima e' indicato come villaggio sottoposto a Castelvetere
(oggi Caulonia )poi a Roccella fino al 1644, allorche' e' proclamato
comune autonomo, a cui viene assegnato non solo il territorio attuale
ma anche quello di altre localita' in quel tempo sconosciute, ossia
Mongiana, Nardodipace, c/da Bellardina, Nardodipace Vecchio, Camoli,
S. Todaro, Cassari, Prateria, Ragona' e Passo di Croceferrata. In
seguito al terremoto del 1873 gli abitanti di Fabrizia fondarono diversi
villaggi tra i quali Nardodipace, S. Todaro ecc. mentre cominciarono
ad edificare le contrade Cima e Mungiana allorquando vennero istituite
le Regie Ferriere.
Durante il decennio francese la zona era indicata sotto il nome di
"FABRIZIA E MONGIANA" in quanto comune comprendente i due
centri. Con decreto Reale del 06.12.1852 il territorio originario
di Fabrizia venne smembrato in piu' parti: Mongiana divenne comune
autonomo, Prateria fu assegnata a San Pietro di Carida' ed i villaggi
di Nardodipace Vecchio, Ragona', Camoli e S. Todaro furono riconosciuti
demani autonomi che nel corso del XX secolo poco alla volta saranno
definitivamente sganciati dall'amministrazione Fabriziese.
Sagre e feste
Festa Sant'Antonio da Padova
Festa SS.Maria del Carmelo 1 domenica di agosto
Festa SS. Maria del Rosario 2 domenica di settembre
Estate Fabriziese 16 luglio 25 agosto
C'e'
da vedere
La Chiesa Matrice di Sant'Antonio da Padova sita in piazza Regina
Megherita
Boschi, montagne, natura
Fiere: S. Antonio di Padova, dal 13 giugno fino alla domenica successiva
e Madonna del Carmine, il sabato precedente la prima domenica di
agosto.
Mercato: martedì. [up]
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| GEROCARNE
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Il
territorio, il più vasto della Provincia del vibonese, si estende
su una superficie di 44,93 km2; è situata a 241 m. nella valle
del torrente Morano sul versante tirrenico delle Serre; si trova a
27 km a sud-est dal capoluogo ed ha una popolazione di 3.000 abitanti.
Di origini molto antiche il suo nome significa "sacra carne".
Il paese è situato su due dossi del fiume Morano e si estende
come territorio per circa 45 Km. Gerocarne sorse come villaggio di
Arena rimanendo in seguito sotto il dominio dei Conclubet dall’epoca
dei Normanni fino al 1678. Divenne Comune autonomo nel 1811. |
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L’economia
principale è agricola e artigiana, basata sulla produzione
di olio e sulla lavorazione della argilla. La popolazione effettiva
e di circa 3000 unità ma gran parte sono emigrati all’estero
in cerca di lavoro.
Dall'uscita dell'autostrada "Serre", si imbocca la statale
182 in direzione Soriano, per circa 9 Km. Una volta nel centro di
Soriano si prosegue sulla Provinciale per Gerocarne.
Sono pochi i punti di attrazione di interesse storico, culturale e
naturalistico che saranno di seguito elencati:
La chiesa Matrice, di fondazione medievale, intitolata a Santa Maria
de Latinis fu ricostruita dopo il terremoto del 1783. Al suo interno
è possibile visitare delle opere importanti come la croce argentea
processionale, opera di oreficeria calabrese del sec. XV e una statua
lignea raffigurante Santa Rita opera di De Lorenzo;
Il
bosco di Morano è ricco di lecci e castagni (alcuni secolari)
è famoso tra l’altro, per aver dato rifugio al brigante
Musolino. E’ attraversato dall’omonimo fiume che forma
in diversi punti delle interessanti cascate;
Il vivaio di Ariola sorge nella parte alta del comune in prossimità
della Frazione "Ariola" a circa 5 km dalla statale 182
Soriano-Serra San Bruno, dove è ubicato lo svincolo con le
indicazioni per raggiungere il luogo. L’area si estende per
circa 12 ettari occupati da oltre 300 varietà di piante da
ammirare per la loro bellezza e per la distribuzione lineare. Il
vivaio è provvisto anche di un laghetto che viene utilizzato
per annaffiare l’intera superficie. L’ispettorato demaniale
dello Stato cura con particolare attenzione questo luogo, punto
di attrazione per gli appassionati della natura e per chi ama i
picnic in paesaggi suggestivi;
L’artigianato tipico locale è quello della lavorazione
dell’argilla, antica e nobile tradizione che si è tramandata
sino ai giorni nostri.
Da
visitare la chiesa medievale di Santa Maria de’ Latinis, ricostruita
dopo il terremoto del 1783.
Feste: S. Sebastiano Martire, il 20 gennaio; Corpus Domini, a giugno;
Madonna del Carmelo, il 16 luglio e San Rocco il 16 agosto.
Mercato: lunedì e venerdì.
In località Fontevecchia, Vecchio Nucarella, Ciano e Timpaneju
d'Ariola vi sono sorgenti di acqua oligo-minerale.
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| MONGIANA |
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Il
Comune è stato fondato l'8 marzo 1771 sul colle Cima, quale
residenza delle guarnigioni militari impegnate nelle Regie Ferriere
e nelle fabbriche d'armi, volute da Ferdinando IV di Borbone e la
Villa Vittoria.
Oggi è una caratteristica località immersa tra i boschi
e attraversata da corsi di acqua limpida: l'ideale per chi ama vivere
a diretto contatto con la natura. |
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Ha una superficie di 20,70 km2 ed una popolazione di 1000 abitanti;
si trova a 43 km a sud-est dal capoluogo ed è situata a 922
m. sul versante ionico delle Serre. Nelle vicine località
si San Nicola, Ciaramida e Limite vi sono sorgenti d’acqua
oligo-minerale. Da visitare i resti delle Fonderie Pubbliche Borboniche
e la Villa Vittoria.
Feste:
San Rocco, il 16 agosto
Santa Maria delle Grazie, 1 e 2 luglio.
Altre Notizie Cenni Storici
Mongiana è situata nel centro delle Serre Calabre, tra il
mar Ionio e il mar Tirreno, in un’oasi di verdi e lussureggianti
boschi di conifere e latifoglie.
E' stata fondata alla fine del 1700, sul territorio di Fabrizia.
La sua origine è legata indissolubilmente alla costruzione
di antiche ferriere appartenenti originariamente al demanio di Stilo.
Successivamente nel periodo borbonico, Ferdinando IV di Borbone
fece costruire una fonderia e una fabbrica d’armi per le Regie
Ferriere.
La fiorente attività siderurgica occupò numerosi operai
e artigiani. Nel momento del suo massimo sviluppo si stima che le
persone occupate che risiedevano a Mongiana erano circa 2.700.
L’attività delle ferriere, acquistò negli anni
maggior prestigio, tanto che, a Mongiana, vennero forgiati i pezzi
in ferro per la realizzazione dei primi ponti sospesi d’Italia,
di cui due prestigiosi esempi furono, nel 1828, il ponte sospeso
del "Real Ferdinando" sul fiume Garigliano e nel 1835
il "Maria Cristina" sul Calore.
E’ inoltre a Mongiana che vennero costruite le rotaie per
la prima ferrovia italiana la "Napoli-Portici", nonché
il particolare fucile in dotazione all’esercito borbonico,
denominato appunto modello "Mongiana".
Nel periodo tra il 1815 e il 1860, prima con la vendita al garibaldino
Achille Fazzari e poi con la costruzione delle officine di Pietrarsa,
l’attività delle ferriere si ridusse fino a chiudere
definitivamente.
Mongiana divenne comune nel 1852.
Nella campagna antistante il paese, resti delle antiche fonderie;
Fontana in granito, opera di abili scalpellini locali, presenti
all'epoca in numero considerevole nella zona. Posta al centro della
piazza ove è ubicata l’antica fabbrica d’armi,
costituisce un bel monumento baroccheggiante;
Nel paese, a fianco del palazzo comunale si possono visitare i ruderi
dell’antica fabbrica d’armi del XVIII secolo. L’edificio
superstite è composto da un atrio centrale, con all’interno
delle piccole colonne in ghisa. L’ingresso è caratterizzato
da due colonne, in stile dorico, sormontate da un architrave, il
tutto realizzato in ghisa;
Chiesa delle Grazie, ad una navata con decorazioni a stucco. In
essa è custodita una pala d’altare, dipinta ad olio
su tela, riproducente "San Ferdinando in Preghiera" del
1857, opera di G. Simonetti, donata dal Re Ferdinando II. Vi si
trova inoltre un bassorilievo in legno raffigurante "l’Ultima
Cena" del 1970 opera dello scultore locale Raffaele Tucci;
Monumento ai Caduti, opera in bronzo eseguita da uno scultore "mongianese"
, Giovanni Salvatore Pisani (1859-1920), conosciuto per le opere
sparse nella zona, a Napoli, Sondrio, Tirano (SO), San Martino della
Battaglia (BS).
Mongiana è soprattutto natura.
Infatti sono molte le aree boschive ricche di fitte pinete, faggete
e boschi incontaminati, ove si è riusciti a trovare il giusto
equilibrio tra natura e sfruttamento del legname, grazie soprattutto
all’opera costante, sul territorio, del Corpo Forestale dello
Stato.
Numerosi sono i punti di attrazione naturalistica a Mongiana:
L’Allevamento faunistico, con esemplari di daini, cinghiali,
volpi, lepri ecc;
Le riserve naturali biogenetiche "Cropani-Micone" e del
"Marchesale" , ove all’interno sono presenti importanti
specie arboree, con alberi di alto fusto come imponenti esemplari
di Abete Bianco (Abies Alba);
Numerose le aree attrezzate, di cui la più suggestiva e più
gradita, ai tanti ospiti soprattutto estivi, è quella denominata
"il laghetto" nome derivato dalla presenza di un caratteristico
lago artificiale. Vi si accede attraverso un ombroso sentiero che
corre parallelo al corso del fiume Allaro. Caratteristici lungo
il percorso sono i numerosi ponti in legno che consentono di attraversare
le due sponde del fiume, e conducono alle varie aree attrezzate,
che, dislocate in ambiti appartati e raccolti, sono forniti delle
comodità necessarie alla sosta e alla preparazione dei cibi
all'aperto, con barbecue, rifugi, ecc.
Il sentiero giunge in prossimità del "laghetto"
ove l’area circostante è dotata di attrezzature e spazi
per la sosta, il relax, il gioco.
Villa Vittoria, Centro Polifunzionale del Corpo Forestale dello
Stato, ubicata all’interno della Riserva Naturale Biogenetica
"Cropani-Micone" a 910 metri s.l.m.. Posta alla periferia
di Mongiana, costeggia la SS 510 che costituisce la via di accesso
al centro. La struttura costituisce un costante punto di riferimento,
oltre che per il turismo montano, per visite didattiche e per gli
stage legati ai problemi ecologici ed ambientali organizzati da
Università.
All’interno di Villa Vittoria, si dipartono numerosi sentieri
naturalistici interni aventi lo scopo di far riscoprire la natura:
Sentiero delle piante officinali;
Sentiero geologico;
Sentiero botanico;
Sentiero faunistico;
Sentiero dei frutti perduti;
Nelle riserve naturali delle serre "Cropani-Micone" e
del "Marchesale" sono stati elaborati, numerosi percorsi
naturalistici, a cura del Corpo Forestale dello Stato di Mongiana,
ove è possibile richiedere l’opuscolo contente tutte
i percorsi e diverse informazioni come i tempi di percorrenza, difficoltà
ecc.
Si riportano
di seguito solo i nomi dei percorsi naturalistici:
Cropani
Micone e foresta di San Mauro
Marchesale
Da Santa Maria del Bosco alla Certosa
Ferriere
Ferdinandea
Valle Fonda (Tasso)
Acqua Fredda (Agrifoglio)
Faggio del Re (Picchio)
Stagno dell’Arruggiato (Salamandra)
Sentiero di "Jocà" (Volpe)
Spirricasu- Cupa di nandu (Lepre)
Bruno Grillo- Fontana della Signora (Riccio)
Bruno Grillo-Centro ippico "Le ferriere" (Cavallo)
Fontana della Rota- Favello (Airone)
Il percorso più suggestivo è quello del sentiero Frassati
della Calabria (Mongiana - Serra San Bruno), che permette di ammirare
la natura incontaminata, nonché le tracce di vecchi mulini
e casolari abbandonati. E’ un circuito ad anello che può
essere percorso per intero o a tappe.
Punto di partenza ufficiale è Villa Vittoria, ove è
possibile fornirsi della mappa del sentiero e di tutte le informazioni
utili.
In corso di allestimento sono due tappe del più grande sentiero
naturalistico nazionale, Sentiero Italia. Un unico grande percorso
immerso nella natura che percorre tutta l’Italia isole comprese
per una lunghezza di ben 5.000 Km. [up]
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| MONTEROSSO
CALABRO |
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Ha
una superficie di 18,16 km2 ed una popolazione di 2.300 abitanti.
Si trova a 26 km a nord-est da Vibo Valentia ed è situato a
310 m. sul versante tirrenico delle Serre.
Caratteristico borgo medievale sulle falde del Monte Coppari, con
ampia vista sul lago artificiale dell'Angitola, oasi protetta dal
wwf, Monterosso fu alle origini casale della Baronia di Castelmonardo,
proprietà delle nobili famiglie dei Trezza e dei Pignatelli
di Monteleone. |
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Il
territorio circostante delle località Brigante-Parrera-Barone
è ricco di sorgenti d’acqua oligo-minerale. L’economia
cittadina è prevalentemente agricola grazie alla produzione
di cereali, uva da vino e olive.
Da visitare il Museo della civiltà contadina presso il palazzo
Amoroso (riferimento: Pro Loco tel. 0963/326053). Il Museo conserva
materiali della cultura popolare, attrezzi di lavoro, oggetti di
uso comune e vestiti.
Fiere: 5 maggio ed il giovedì precedente la prima domenica
di luglio.
Mostra di Pittura e Lavori artistici, in agosto.
Mercato: martedì.
Sagre
e feste
San Sebastiano - 20 gennaio
Maria SS. del Soccorso - prima domenica di luglio
Maria SS. del Carmelo - 16 luglio
San Rocco - 16 agosto
SS. Crocifisso - 14 settembre
Maria SS. del Rosario - prima domenica di ottobre
C'e'
da vedere
Chiesa Matrice:ciborio marmoreo rinascimentale datato 1561, pezzo
superstite del corredo parrocchiale della Chiesa distrutta dal terremoto
del 1783. Statue lignee del sec. XVIII
Chiesa del Rosario: edificio del sec. XIX, conserva una buona tela
di Tommaso Martini della Madonna del Rosario
Lago Angitola
Montagna (Chalet Comunale)
Montagna (Chalet Forestale con riserva di daini e criceti)
Montagna Faggeta
Montagna Pineta
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| NARDODIPACE
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I
primi abitanti di Nardodipace furono pastori di Fabrizia, che avevano
scelto questi luoghi per la sosta delle greggi durante il periodo
della transumanza (inizi del 1700 ).
Successivamente, attratti dalla dolcezza del clima e dalla varieta'
e fertilita' dei terreni i pastori trasformarono la loro sosta da
temporanea in stabile. Sorsero cosi' le prime baracche ed i primi
ricoveri per animali. |
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Queste persone vissero nell'anonimato per molti anni, fino a quando,
a loro, si unirono centinaia di altre persone scappate dal Comune
di Fabrizia in seguito al terremoto del 1783. Cosi' le borgate Nardodipace,
Ragona' e S. Todaro divennero dei piccoli paesi e diventarono frazioni
del Comune di Fabrizia.
Fu nel 1901 che le suddette frazioni, con legge n. 531 del 22 dicembre,
furono distaccate dal Comune di Fabrizia e costituite in Comune autonomo
con il nome di Nardodipace.
Il 1° consiglio comunaledel nuovo Comune fu tenuto il 05/09/1903
e per primo Sindaco fu eletto Monteleone Bruno nel 1904.
La storia del Comune e' stata segnata tragicamente dalle alluvioni
(1935, 1951, 1972/3) che hanno sconvolto la natura ed il destino della
comunita'.
Attualmente il Comune di Nardodipace e' composto da 5 centri abitati:
Nardidipace-Capoluogo, ove hanno sede gli uffici Comunali, l'ufficio
Postale e la Scuola Media; le frazioni: Ragona' che dista 10 km. dal
capoluogo; Vecchio abitato che dista 6 km. dal Capoluogo; Santo Todaro
che dista 7 km. dal Capoluogo e Cassari che dista 37 km. dal Capoluogo.
Oltre alle 4 frazioni vi sono numerose contrade sparse sul territorio.
Sagre
e feste
Madonna dei Poveri - si festeggia nella frazione Ragona'
Madonna della Montagna - si festeggia nella frazione Cassari
Nativita' di Maria SS. Bambina - si festeggia a Nardodipace
Nativita' della Beata Vergine - si festeggia nella frazione Vecchio
Abitato
C'e'
da vedere
La frazione Vecchio Abitato (La vecchia Nardodipace) situata su
un colle. Vi si trova la Chiesa della Madonna della Nativita' di
stile barocco, costruita alla fine del secolo diciottesimo.
Le case del paese, piccole e basse, a schiera, si sviluppano lungo
una viuzza e danno al paese l'immagine di un treno.
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| PIZZONI
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| Centro
agricolo ai piedi delle Serre, si estende su una superficie di 23,23
km2 ed ha una popolazione di 1.580 abitanti, corrispondenti a 590
famiglie; si trova a 24 km a sud-est di Vibo Valentia e sorge a 290
m. sul versante tirrenico delle Serre. Confina con i Comuni di Vazzano,
Simbario, Soriano Calabro e Sorianello. |
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Relativamente
al nome ed alle sue origini non si hanno notizie certe, probabilmente
la tesi piu' attendibile e' che sia stato fondato intorno all'anno
1000 da alcuni abitanti di pizzo Calabro ( da qui il nome Pizzoni
) per sfuggire al pericolo rappresentato dai Saraceni provenienti
dal mare.
I primi cenni storici risalgono al 1316, anno in cui in un registro
d'epoca viene segnalata la presenza di una ferriera.
Nei tempi Pizzoni e' stato indicato anche come Pizzone, Pixuni ed
anche Cerasia e Charydis dai nomi dei rispettivi fiumi che attraversavano
il suo territorio.
In passato appartenne alla Baronia di Vallelonga, Appartenne allo
Stato di Arena e fu feudo dei Carafa. All'epoca dei Borboni c'era
un'industria edile e, successivamente, appartenne alla Contea di
Soriano.
Divenne definitivamente Comune nel 1811, a seguito dell'abolizione
delle Feudalita'.
Le maggiori risorse economiche derivano dall’agricoltura e
dall’allevamento ovino e caprino.
Le
Chiese
Il simbolo del paese è certamente “la fontana della
sirena”, realizzata interamente in pietra, scolpita da G.
Drago nel 1840, in ricordo forse, del legame degli esuli di Pizzo
con il mare.
La parte senza dubbio culturalmente più interessante è
quella associata alla religione cristiana. Pizzoni, nonostante abbia
una popolazione non superiore alle 1800 unità, ha quattro
chiese, ognuna con storie e tradizioni differenti.
Si può affermare che in ogni “rione” ve ne sia
una.
Quella più importante, dal punto di vista culturale, è
sicuramente quella del rione S.Basilio. Fu per molti anni un convento
molto importante collegato al convento dei frati Domenicani del
limitrofo Soriano grazie ad un sottopassaggio, ormai inesistente.
Fu il rifugio di Tommaso Campanella nei primi anni del ‘600
quando organizzò la congiura contro la dominazione spagnola.Tra
le opere presenti all’interno un antico organo a canne ed
un dipinto raffigurante la crocefissione di Gesù.
Nella chiesa delle Grazie, invece, vi è una maestosa statua
di legno, dipinta al naturale, che rappresenta proprio la Madonna
delle Grazie con in braccio il Bambin Gesù nudo, opera forse
del Gagini, artista napoletano del 1500.
La festa religiosa più importante è sicuramente quella
legata a questa figura. Questo soprattutto perché rappresenta
il punto di incontro del paese con le migliaia di emigrati sparsi
in tutto il mondo.
Le altre due chiese sono la chiesa di S. Nicola di Bari, patrono
del paese, in cui vengono svolte la maggior parte delle funzioni
religiose, ed è custodito un prezioso dipinto che rappresenta
la consegna delle chiavi da Cristo a S.Pietro, opera appartenente
alla scuola napoletana del XVIII secolo.
Nella chiesa di S. Francesco, in cui oltre ad un prezioso confessionale
di legno lavorato a mano vi sono quattro grandi dipinti realizzati
da Tassone Gallucci nel 1904 e un bellissimo lampadario di cristallo.
C'e'
da vedere
"Fontana della Sirena" scolpita in pietra da Giuseppe
Drago nel 1840
Dipinto ad olio "La consegna delle chiavi"di scuola napoletana
del 700 custodito nella Chiesa di San Nicola
Croce astile in lamine di argento custodita nella Chiesa di San
Francesco
Madonna delle Grazie, custodita nella Chiesa omonima, statua in
legno scolpita a tutto tondo ed a figura intera. Autore il napoletano
Mancini Sec. XVIII (secondo alcuni la statua e' opera, invece, del
Gaggini, artista napoletano del 1500.
Sagre e feste
Madonna delle Grazie - ( seconda domenica di luglio )
San Francesco - ( seconda domenica di agosto )
Madonna del Rosario - ( ultima domenica di ottobre, con la tradizionale
"Gara del gallo" e "dell'uva")
Fiera - 2 luglio
Sagra della Castagna - nel mese di ottobre
Allestimento presepi rionali - nel mese di dicembre
Detti
e proverbi
L'anzianu prima a sparpagnau a parola e pue a disse.
Male non fari e paura non tenire.
Cu simine spini non mpò caminari scazu.
A Maju non mutare saju, a Giugnu mutati tundu
Cu pè l' arrobba nà brutta si pigghjia, l' arrobba
sindavà e lu cuari squagghjia.
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| SAN
NICOLA DA CRISSA |
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| Ha
una superficie di 19,32 km2 ed una popolazione di 1.890 abitanti.
Si trova a 21 km a est da Vibo Valentia ed è situato a 518
m. sulle pendici del monte Cucco, nel versante tirrenico delle Serre. |
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Appartenente
ai baroni di Vallelonga e alla famiglia dei Castiglione -Morelli.
Oggi è un centro agricolo molto operoso; si produce frutta,
ortaggi, cereali, olive. Vi sono sorgenti di acqua oligo-minerali
in località Ficarella.
Feste: S. Giuseppe, il 19 marzo; SS Croce, la prima domenica di
maggio; SS Rosario, l’ultima domenica di luglio; SS Crocefisso,
la quarta domenica di agosto; San Rocco, la terza domenica di settembre;
San Nicola, ultima domenica di settembre.
Fiera: sabato e domenica precedenti la quarta domenica di agosto.
Manifestazioni: "Festa degli emigrati" in agosto.
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SERRA SAN BRUNO |
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Si
estende su una superficie di 27,75 km2 ed ha una popolazione di 6.700
abitanti; dista da Vibo Valentia 35 km e si trova a sud-est a 790
m sul versante ionico delle Serre.
Città molto ospitale, è famosa per la Certosa fondata
da Bruno di Colonia, ed è immersa tra i boschi delle Serre. |
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Cenni
Storici
Nel 1840, mentre venivano effettuati scavi a poche decine di metri
dalla Chiesa Matrice per gettare le fondamenta del palazzo Tedeschi,
venne alla luce un discreto quantitativo di segatura assai ben conservata
e in mezzo ad essa pezzi di legno e un attrezzo di ferro chiaramente
del tipo che i serratori chiamavano "minaturi", un manubrio
il quale, nelle primitive segherie idrauliche aveva la funzione
di liberare o frenare la turbina per la quale azionava la larga
lama dentata.
Un rinvenimento quantitativamente irrisorio e qualitativamente assai
scarso e di non precisa databilità; ma che prestò
ali alla fantasia di cultori locali, tra i quali ci fu chi opinò,
non si sa col conforto di quali e quanti altri dati obiettivi, che
in quel posto preciso dovette essere ubicata una segheria ad acqua
funzionante ai tempi in cui San Bruno raggiunse il sito adottato
come suo ultimo eremitaggio.
Appunto da quella segheria, proprietà e gestione di gente
di Stilo, sarebbe nato il toponimo, Serra, assunto dall'abitato
sorto per lo stanziamento di una parte delle 112 famiglie assegnate
dal Conte Ruggiero all'Eremo bruniano e che si andarono ad aggiungere
ai nuclei familiari dei serratori stilesi. Perchè abbiamo
accennato a tutto questo? Perchè ci è stato chi ha
preso per oro colato le affrettate quanto gratuite illazioni degli
improvvisati storici e le ha sposate senza un minimo di discernimento,
senza chiedersi da dove derivava ai predecessori la certezza delle
affermazioni e non dando, invece, alcuna importanza e attenzione
a fatti concreti quali ci possono essere forniti, in assenza totale
o parziale di testi e fonti, dalla toponomastica, grazie alla quale
lo studioso può penetrare nell'ignoto passato e scavarlo
e carpirgli i segreti tenuti celati Proprio nei pressi della Certosa
lato est ad essa legata da una stradella in terra battuta che sbocca
sulla nazionale per Monasterace e si riprende al di là della
strada statale, vi è una località che fino agli anni
quaranta accoglieva quattro segherie idrauliche servite dallo stesso
torrente Ligonà o Lionà: una detta serra di "lu
cumuni"; una chiamata "serra di li monaci" per la
sua appartenenza all'ordine certosino, com'è, del resto documentato
dallo stemma scolpito in un blocco in granito murato sulla facciata
del muro superstite; e due, una accosto all'altra per sfruttare
due volte la gettata d'acqua, dette "d'Archifuoru". Quest'ultimo
nome, è evidente, non è latino, ma greco, e significa
"prima prestazione", ed è chiaro che alla località
sia derivato (e rimastole) per qualcosa che esisteva ai tempi in
cui la parlata greca era diffusa e comunque ancora lontana dall'essere
soppiantata, sostituita dal volgare.
Ora, cosa può essere sorto nella località di così
importante da essere sottolineato come "Prima prestazione"?
Qualcosa di molto utile e che dovette durare a lungo, necessario
quindi alla vita di una comunità. Considerando la tradizionale
disposizione del luogo, perchè non pensare che proprio lì
sia stata impiantata la prima segheria, quella che fornì
al nascente Monastero bruniano le tavole necessarie e il legname
per le carpenterie? Tanto più che essendo assai più
vicina alla foresta di quanto non lo fosse il sito creduto individuato
nel 1840, più agevolmente poteva essere fornita del materiale
boschivo da lavorare. Su quella prima segheria, impiantata da gente
che parlava greco e perciò proveniente da Stilo o dintorni,
o perchè diruta o per renderla più funzionante e durevole,
venne di poi costruita in muratura quella oggi visibile nei suoi
ruderi e nelle travature.
Escluso, quindi, che la prima segheria possa essere sorta nel sito
dove andava formandosi l'abitato, c'è da chiedersi: è
possibile che il toponimo sia potuto passare egualmente dall'officina
al paese? Certo non è facile accertarlo. Ma che Serra derivi
da segheria è un'ipotesi, una voce della tradizione, una
supposizione. In tale spazio possono quindi chiedere e trovare posto
altre varianti e cioè che sia stata la sua collacozione nel
fondo della conca pleistocenica a dare il nome al paese. (Serra,
infatti, equivale pure a luogo chiuso) oltre che a disposizione
montuosa a forma dentellata simile ad una sega (donde deriva lo
spagnolo Sierra).
Da
visitare: il Calvario, il Dormitorio, la basilica di Santa
Maria del Bosco e la chiesa dello Spinetto. Molto importante è
il Museo Biblioteca della Certosa in località Calvario; comprende
circa 2000 pubblicazioni provenienti dalle biblioteche di numerose
certose italiane e straniere, chiuse nel corso di questo secolo;
conserva numerose testimonianze di vita monastica di Certosini.
Il visitatore interessato, avvalendosi di supporti multimediali,
potrà conoscere la vita di San Brunone. All'interno del museo
sono in vendita prodotti dell'antica erboristeria certosina, compact
disc di canti gregoriani e certosini. Orario di apertura:
aprile-settembre: ore 09.00/13.00- 15.00/20.00. Orario invernale:
ore 09.30/13.00- 15.00/18.00; per informazioni tel. 0963/71523.
Altro notevole riferimento culturale è la chiesa di S. Biagio
edificata nel 1795; presenta una facciata barocca in granito ornato
in alto da due loggette, statue di santi ed angeli. All'interno
conserva quattro statue in marmo bianco, opere del Muller, provenienti
dalla vecchia Certosa (S. Stefano, San Bruno, San Giovanni Battista
e Madonna con il Bambino). Interessante un artistico Pergamo (XVIII
sec.) catalogato tra i monumenti nazionali d'Italia. Suggestiva
la cinquecentesca SS Trinità, opera pittorica ad olio su
tela. Preziosi i paramenti sacri e le argenterie tra cui un ostensorio
in oro ed un calice incastonato di pietre preziose.
Notizie sulla CERTOSA.
La tradizione vuole che San Bruno nel X secolo, rientrando da Colonia
e dovendo scegliere il luogo per erigere la sua Certosa, decise
di edificarla tra le montagne della catena delle Serre, in Calabria.
Oggi, come 900 anni fa, la sensazione di luogo incontaminato che
si prova in questo posto rimane a lungo impressa nella mente.
Abeti secolari ed immense distese di verde avvolgono la Certosa,
all'interno della quale continuano a vivere i frati di Bruno di
Colonia. Primo convento certosino in Italia e secondo di tutto l'ordine,
venne fondato tra il 1090 ed il 1101. La Certosa originariamente
in stile gotico, alla fine del 500 venne restaurata su probabile
progetto del Palladio ed ulteriori cambiamenti furono apportati
nei sec. XVI e XVIII
Distrutta da un terremoto nel 1783, venne ricostruita alla fine
dell'800.
Dell'originario complesso rimangono i resti della quattrocentesca
cinta muraria a pianta quadrilatera e con torrioni cilindrici angolari;
ruderi della grandiosa facciata rinascimentale della Chiesa; gran
parte dell'ordine inferiore, dorico, del Chiostro seicentesco; la
fontana barocca ed il vecchio cimitero dei Certosini. La nuova Certosa,
costruita tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, rievoca
lo stile gotico francese.
All'interno si trovano statue marmoree dell'800, un busto reliquario
argenteo del 1520 raffigurante S. Francesco di Paola attribuito
a Luca Giordano, candelabri bronzei, di bottega francese del 600.
Pochi sono i monaci che continuano a vivere nella Certosa e che
possono essere intravisti soltanto di lunedì quando interrompono
la clausura per meditare tra i boschi. L'ingresso alle donne è
assolutamente vietato; agli uomini è consentito far visita
nei giorni di mercoledì e sabato, dalle ore 16,15 alle ore
19,00. La regola eremitica e della stretta clausura è certamente
quella che di più ha convinto i Certosini stessi a creare
una struttura che rispondesse alle quotidiane richieste da parte
dei pellegrini e dei turisti, curiosi di conoscere il loro modello
di vita e la loro storia.
Nasce cosi l'idea di creare il Museo che si trova all'interno della
Certosa, in un'ala accessibile attraverso un'entrata indipendente.
Il Museo conta circa 20 ambienti e si sviluppa su un unico piano
per circa 1.200 mq. La durata del percorso varia dai 45 ai 90 minuti,
considerando che il programma audiovisivo è di 10 minuti.
Si effettuano visite guidate su prenotazione in lingua italiana,
francese, inglese e tedesco.
L'ingresso al Museo è consentito anche alle donne.
Poco distante dalla Certosa si trova la Chiesa di S. Maria dell'Eremo,
edificata nella suggestiva conca del bosco in cui dimoro e mori
San Bruno e rifatta in seguito dei danni provocati dal terremoto
del 1783.
Accanto si trova la Grotta di San Bruno, riproduzione della caverna
in cui il Santo pregava e dormiva, ed il laghetto dei miracoli,
con al centro la statua di S. Bruno inginocchiato. La tradizione
vuole che le spoglie del santo fossero sepolte proprio nel laghetto
e nel momento in cui si tento di portarle in superficie, comincio
a sgorgare l'acqua della sorgente che lo alimenta.
Le
Chiese:
Chiesa di San Rocco - Chiesa Matrice di San Biagio - Chiesa dell'Addolorata
- Chiesa di San Gerolamo - Chiesa dell'Annunziata - Chiesa dell'Assunta
dello Spinetto - Chiesa esterna della Certosa - Chiesa di Santa
Maria del Bosco
Feste: San Bruno - il 6 ottobre;
Fiere: Della Pentecoste - domenica, lunedì e martedì
di Pentecoste; Ferragosto - 14-15 e 16 agosto; Tutti i Santi - 1
novembre; Santo Stefano - 26 dicembre; "Festival della montagna"
- in agosto.
Mercato: giovedì.
La Chiesa dell'Addolorata
Nel 1721 fu costruita in seguito alle prediche del Padre cappuccino
Antonio Olivadi. Frontespizio in granito locale, di stile Barocco.
Progetto dello Scaramuzzino. Il portale esterno è opera in
bronzo, di grande pregio artistico e medio rilievo raffigurante
gli episodi dolorosi della Vergine: rappresentazione al Tempio,
fuga in Egitto, Via Crucis, crocifissione, morte, deportazione,
sepoltura.
Il progetto è di G. M. Pisani j., giovane di grande talento,
forse l'unico erede delle doti tradizionali di arte tramandate dai
suoi avi che pure lasciarono in Serra San Bruno retaggio di opere
artigianali di grande valore.
Priore del tempo di quell'Arciconfraternita Bruno Principe, al quale
va reso merito per l'iniziativa e per l'avere voluto arricchire
la chiesa dell'Addolorata di una magnifica opera che resterà
nei secoli quale testimonianza di amore, di sacrificio e di valore
dei serresi verso la loro nobile cittadina e il culto della religione
cristiana. L'interno della Chiesa è di ordine ionico. Pavimento
in marmo appartenuto alla chiesa dell'antica Certosa. La volta della
navata è una decorazione di Domenico Barillari, serrese,
mentre le volte delle due ali furono opera del fratello. Lo stile
è sempre il barocco ma affiora un maggiore sviluppo nelle
forma. Alle pareti: quattro medaglioni ovali, in marmo bianco finemente
verniciato, di autore ignoto provenienti dalla vecchia certosa.
Tali opere del 1600 e raffiguranti certamente San Gennaro e un Certosino
e soltanto probabilmente San Pietro e San Paolo, appartenevano alla
vecchia Certosa. All'ala sinistra della navata vi è un grande
dipinto raffigurante l'apparizione di Maria Immacolata a San Bruno,
del De Matteis Paolo, discepolo del Giordano, maestro di capolavori
lasciati per l'Abbazzia di Montecassino. È un dipinto del
1721. Si rilevano la particolare espressione del Santo rapito nell'estasi
divina e l'arte nella riproduzione delle parti anatomiche. All'ala
destra bellissima tela di autore del Seicento, forse del Pissignani,
raffigurante Il Trapasso di Sant'Anna. Si noti l'intreccio di luci
e di penombre in delicato contrasto di colori.
Gli altari corrispondenti ai due dipinti sono opera in marmo colorato
con sculture ornamentali di fattura esperta e di buon gusto. Particolare:
le mense con paliotto decorato su cui si elevano fastigi architettonici
di buonissimo stile del XVII secolo. Dipinti ed altari appartenevano
all'antica Certosa. Anche l'Altare Maggiore apparteneva all'antica
Certosa.
Capolavoro in marmi policromi con decorazione e dorature. È
costituito da una triplice base piana con ricche intarsiature sul
paliotto a mosaico. Sl piano della base minore s'innalza una balaustra
con piccole colonne in bronzo dorato, la quale sostiene otto colonne
in marmo con capitelli e basi di bronzo dorato su cui si snodano
eleganti cornici che sorreggono a loro volta una cupola di forma
ellittica, con trafori e rilievi, sormontata da un capitello che
sostiene una statua di Gesù Risorto. L'insieme è adorno
di festoni, cesti con fiori, nicchie e statuette in bronzo dorato
ed in argento. Quattro di tali statuette che mancano sul cappellone
dell'altare, si trovano a Vibo Valentia, nella chiesa di San Leoluca.
La custodia in malachite, lapislazzuli ed altri marmi pregiati è
lavoro di grande rilievo artistico.
L'opera fu eseguita in parte dal Fanzago (1631-1648) e poi terminata
da Andrea Gallo nel più bel gusto seicentesco.
I due portali, laterali al monumentale altare, sono due veri ricami
in marmo, formati da ovuli e fuseruole a rosario, uniti da tenui
fili marmorei, la cui lavorazione denota la delicatezza e la finezza
dell'arte scultorea in quel XVI secolo.
Originale è la balaustra della "cantoria", in marmo
lavorato a transenna (traforo). Opera serrese del XVII secolo. Nel
Coro si trova un dipinto raffigurante i Sette Fondatori opera di
Giuseppe Maria Pisani s. serrese, pittore della scuola napoletana
dell'800. Alle navate laterali: tre quadri di Salomone Barillari,
serrese, intendente alla Belle Arti in Napoli, anche egli pittore
della scuola napoletana dell'800, raffiguranti La Natività,
le Tavole delle Leggi e David. Dello stesso autore si trovano quadri
nella sagrestia: Addolorata e Cristo Risorto.
Santa Maria del Bosco
La catena delle Serre è costituita da due lunghi successioni
parallele di rilievi montuosi e collinari che ricordano nell'allineamento
i denti di una sega: fino al secolo scorso questi monti erano ammantati
da una foresta così fitta e imponente che uno studioso inglese
in visita nel 1828 ne scrisse: "...vi era qualcosa di tanto
selvaggio e di tanto tenebroso in quelle montagne, dai boschi fitti
ed oscuri, da soggiogare la mente". Ancor oggi queste montagne
colpiscono per l'atmosfera cupa e misteriosa dei boschi: estese
foreste miste di latifoglie e di conifere scendono dalle cime più
elevate fin quasi a valle, intersecate da un labirinto di ruscelli
e da potenti ammassi di rocce granitiche. Nel cuore delle Serre
illustreremo uno tra i più bei boschi della zona: ricchi
di abeti vetusti e di proporzioni inusitate, offre ancor angoli
ben conservati con atmosfere fiabesche. Il Bosco di Santa Maria
si stende a sudovest di Serra San Bruno.
La conca di Serra San Bruno ospitava nel Quaternario un bacino lacustre;
oggi rappresenta il cuore geografico delle Serre e al posto del
lago sorge il più importante centro abitato del comprensorio.
La bellezza di questo luogo influì sicuramente su San Bruno
di Colonia quando lo scelse come luogo dove fondare la sua Certosa:
la predilezione del Santo per questa zona e per le sue meraviglie
naturali è testimoniata anche dall'ammirata descrizione che
egli ce ne ha lasciato in una lettera. L'ultima parte dell'avvicinamento
in automobile passa accanto alla celebre Certosa, e vale sicuramente
la pena di fare una sosta per visitare la parte aperta al pubblico
del complesso. Dalla Certosa si piega a sinistra su una strada ombreggiata
e, in circa 3 chilometri e mezzo, si raggiunge la chiesa di Santa
Maria del Bosco, dove si parcheggia. Il tutto è contornato
da un magnifico bosco di giganteschi abeti bianchi altissimi, dal
tronco colonnare avvolto da un'argentea corteccia finemente screpolata.
Sono piante di bellezza straordinaria, sovrastante da chiome verdissime,
con gli strobili innalzati imperiosamente verso l'alto e gli aghetti
segnati nella parte inferiore da due candide striature parallele.
Tutt'intorno alla chiesa, nel bosco, è un riecheggiare delle
voci dei piccoli uccelli (comuni soprattutto ghiandaie e cuculi);
non è difficile captare il tambureggiare del picchio verde
che staziona sui grandi alberi stramaturi e a volte anche quello
grande e raro picchio nero. Ma la foresta è abitata anche
da scaltri predatori come la volpe, la donnola e la faina. Per addentrarsi
nella foresta basterà seguire una delle tante stradelle a
fondo naturale che partono da questo punto.L'itinerario è
percorribile in tutte le stagioni, a parte casi di abbondanti nevicate;
tenere presente però che d'inverno la temperatura è
particolarmente rigida e il clima umido. Per il Bosco di Santa Maria
i tempi sono diversi a seconda del percorso scelto, tuttavia brevi.
Il Bosco di Santa Maria ricade nel Parco Regionale delle Serre,
istituito con Legge Regionale n. 48 del 5.5.1990. Ci troviamo quasi
al centro di una delle grandi conche montagne che separano le due
catene delle Serre. Serra San Bruno è il paese più
noto e dotato di servizi, a circa 800 m di quota; i boschi sono
invece sui 1.000 m.
Il Bosco Archiforo
La catena delle Serre è costituita da due lunghi successioni
parallele di rilievi montuosi e collinari che ricordano nell'allineamento
i denti di una sega: fino al secolo scorso questi monti erano ammantati
da una foresta così fitta e imponente che uno studioso inglese
in visita nel 1828 ne scrisse: "...vi era qualcosa di tanto
selvaggio e di tanto tenebroso in quelle montagne, dai boschi fitti
ed oscuri, da soggiogare la mente". Ancor oggi queste montagne
colpiscono per l'atmosfera cupa e misteriosa dei boschi: estese
foreste miste di latifoglie e di conifere scendono dalle cime più
elevate fin quasi a valle, intersecate da un labirinto di ruscelli
e da potenti ammassi di rocce granitiche. Nel cuore delle Serre
illustreremo uno tra i più bei boschi della zona: ricchi
di abeti vetusti e di proporzioni inusitate, offre ancor angoli
ben conservati con atmosfere fiabesche. Il solitario e maestoso
Bosco Archiforo si stende a sudest di Serra San Bruno dove sorge
la Certosa fondata alla fine dell'XI secolo da Brunone di Colonia.
Ci troviamo quasi al centro di una delle grandi conche montagne
che separano le due catene delle Serre. Serra San Bruno è
il paese più noto e dotato di servizi, a circa 800 m di quota;
i boschi sono invece sui 1.000 m.
L'itinerario è percorribile in tutte le stagioni, a parte
casi di abbondanti nevicate; tenere presente però che d'inverno
la temperatura è particolarmente rigida e il clima umido.
Per il Bosco Archiforo prevedere un'ora per l'andata e un'ora per
il ritorno.
In automobile. Il Bosco Archiforo si raggiunge dal centro abitato
di Serra San Bruno, proseguendo in direzione di Monasterace; si
svolta a sinistra in corrispondenza del bivio per Arena imboccando
la strada asfaltata che per alcuni chilometri corre alla base delle
pendici della dorsale del monte Pecoraro, immersa in uno splendido
bosco di abeti bianchi e faggi.
Raggiungendo il casello forestale di Bello bisogna lasciare l'auto.
Chi arriva dalla statale ionica (n. 106) deve deviare per Stilo
all'altezza di Monasterace e proseguire per Serra attraverso una
strada lunga e tortuosa ma estremamente panoramica. La salita al
Bosco Archiforo avviene dai 1065 ai 1414 metri. Bastano comunque
scarponcini da trekking e normali indumenti da | |