Territorio di Riferimento
Il Territorio del G.A.L. Serre Vibonesi
Cenni Storici
Ambiente
L'archeologia industriale
Le testimonianze normanne
Manifestazioni Folkloristiche e Sportive
Artigianato, Gastronomia e Prodotti Locali
Patrimonio strorico-architettonico e culturale
   
I COMUNI
 
Il Territorio del G.A.L. Serre Vibonesi
Il territorio del G.A.L. Serre Vibonesi comprende 20 comuni della provincia di Vibo Valentia, che delimitano la zona centrale della regione naturale delle Serre. La morfologia dell’area presenta un carattere collinare e montano con una estensione che va dall’istmo di Catanzaro, dopo la piana di Lamezia Terme fino al piano della Limina che delimita il confine meridionale delle Serre, mentre quello occidentale è segnato dalla valle del Mesima. Sul versante orientale le Serre si distendono tra la punta di Stalettì e la valle del torrente Torbido.
La popolazione residente nell’area raggiunge i 42.339 abitanti, con una densità di 88,6 abitanti per Kmq. La superficie territoriale è pari a 48.148 ettari, dei quali il 34% è destinata alla produzione agricola e circa il 40% a quella forestale.
Le principali attività economiche sono legate allo sviluppo del settore agricolo, del terziario, dell’artigianato e dalla presenza di piccole-medie industrie manufatturiere di trasformazione delle risorse locali e in particolare del ciclo del legno e dei prodotti alimentari.
L’agricoltura è particolarmente vocata alla produzione della cerealicoltura, dell’olivicoltura e della zootecnia.
Particolare importanza rivestono i prodotti tipici quali i "mostaccioli" di Soriano Calabro, i funghi di Serra San Bruno, formaggi ed insaccati vari.
L’artigianato si caratterizza per la lavorazione del legno, dell’argilla, del ferro battuto e del giunco (vimini).
Il territorio ha una forte vocazione al turismo rurale e all’agriturismo, alle tradizioni folkloristiche, alla gastronomia tipica ed alla presenza di monumenti di un elevato livello storico architettonico. [up]

Cenni Storici
Tre grandi eventi sismici, nei secoli, hanno segnato negativamente la ricchezza testimoniale storico-architettonico e culturale dei paesi delle Serre, anche se il paesaggio una volta ricostruito annovera una certa rilevanza storica.
L’intero patrimonio di cui sopra rispecchia tutte le fasi storiche che hanno interessato l’intera regione Calabria, dai primi insediamenti Greci a quelli Normanni, e per ultimi ma non per importanza quelli Borbonici legati al Regno delle Due Sicilie.
L’influenza Normanna fu dovuta al fatto che, a pochi chilometri dal territorio in questione, Ruggero il Normanno aveva istituito a Mileto la capitale della Contea di Calabria e di Sicilia. Sede di una corte nella quale affluivano continuamente principi, prelati, ufficiali e legati pontifici per discutere sui problemi politici ed amministrativi e religiosi del Regno Normanno.
Del periodo Normanno sono di eccezionale testimonianza la Certosa di Serra San Bruno, edificata alla fine dell’XI secolo (tra il 1095 e il 1100) sulle terre ricevute in dono da parte di Ruggero il Normanno e il Convento Domenicano di Soriano Calabro. La Certosa passata prima ai Cistercensi e ripresa nel 1400 dai Certosini, fu completamente ricostruita ed ampliata fra il XVI e il XVII secolo e distrutta quasi completamente dal terremoto del 1793. L’attuale Certosa risale alla ricostruzione avvenuta durante il 1900.
Il Convento di San Domenico, andato anch’esso distrutto dal terremoto del 1793, costituisce uno dei centri più importanti di tale ordine in tutta la Calabria. Riedificato nel 1838, conserva oggi opere artistiche di pregevole fattura.
Oltre alla Certosa, del periodo normanno, rimangono come testimonianza storica i resti delle mura perimetrali e delle torri del Castello Normanno (XVI secolo) di Arena, ed i resti di alcune opere civili (acquedotti) risalenti allo stesso periodo.
In alcune parti delle Serre oltre all’Ordine Cistercense e Certosino vi fu quello dei Basiliani di rito cattolico-bizantino. Tale religioso, originario dell’Oriente e della Grecia, arrivò in Calabria direttamente dalla Sicilia quando, a seguito dell’invasione Araba, furono costretti ad emigrare per sfuggire alle persecuzioni. Sotto il dominio dei Normanni non ostili alla loro presenza, essi furono portatori di civiltà e cultura greca che diffusero rapidamente in tutto il territorio, inoltre organizzandosi stabilmente in loco costruirono molteplici conventi che, oltre ad essere luoghi di preghiera e di lavoro, servivano per la sepoltura dei morti.
Tale ordine sopravvisse con alterne fortune fino a quando Ferdinando II Re di Spagna né ordinò l’estinzione.
Il XVII secolo fu contraddistinto da una decadenza storica legata ad avvenimenti storici che sconvolsero la geografia politica dell’intera Europa. A tutto ciò non sfuggì il Regno Borbonico che, con alterne vicende, rimase in vita fino alla spedizione dei Mille capeggiata da Garibaldi, in seguito alla quale il territorio delle Serre venne unito al resto d’Italia ed ebbe così termine il dominio Borbonico. Tale fase storica coincise con il Risorgimento Italiano periodo che contribuì alla formazione dello Stato Unitario Italiano. Della dominazione Borbonica sono testimonianza viva gli impianti siderurgici e la fabbrica d’armi di Mongiana del XVII e XVIII secolo, uno dei più importanti esempi di archeologia industriali esistenti in Italia. Ferdinando I con la costruzione delle "Reali Ferriere e Officine" ne fece il più importante centro metallurgico del Regno delle Due Sicilie.
Il complesso di Ferdinandea sorse nel 1798 come fonderia al posto di quella di stilo (abbandonata venti anni prima). La realizzazione, però, fu ben presto sospesa e ripresa solo nel 1841, con Ferdinando II, che fece costruire una residenza amministrativa ed una fonderia. La casa fu dotata di rimessa, magazzini e persino di una cappella. Nel 1875, fu acquistata dall’ex ufficiale garibaldino, On. Fazzari, che ne fece un’elegante residenza di campagna con annesso museo. Oltre alla ferriera di Mongiana sono presenti i resti della ferriera di Spadola (più antica di quella di Mongiana), donata da Carlo V a Cesare Fieramosca. [up]

Ambiente
Il paesaggio delle Serre Vibonesi è caratterizzato da tutta una serie di altopiani di notevole importanza geografica ed economica data la contemporanea presenza in essi di pascoli e boschi di alto fusto e di essenze vegetali tipiche del clima mediterraneo caldo, anche se la presenza di queste ultime è limitata alla valle del Mesima, in quanto lungo il suo corso esso lambisce territori sia boscosi e selvaggi, sia terreni coltivati. Anche se il suo corso è stato negli anni sempre più modificato dall’intervento dell’uomo rappresenta ancor oggi una forma di paesaggio peculiare all’interno del territorio delle Serre ma anche e soprattutto di quello calabrese, data la presenza di ondulazioni collinari inframmezzate da uliveti e boschetti di querce, pioppi, castagno ecc..
Nelle zone più alte i boschi sono costituiti da alberi di Abete bianco e Faggio, man mano che le quote si abbassano soprattutto sul versante orientale i boschi dato l’influsso del Mar Jonio sono misti con prevalenza di sclerofille tra le quali predomina il Leccio.
In ambito europeo, le Serre Vibonesi, dal punto di vista naturalistico rappresentano un ambiente scientifico e paesaggistico ed un’oasi incontaminata di primo piano data la presenza di boschi puri di Faggio e Abete e di formazioni miste di Abete-Faggio. Infatti, notevole importanza rivestono l’abetina dell’"Archiforo", nel comune di Serra San Bruno raro esempio di formazione naturale di antichissime origini.
Nel territorio delle Serre vi è inoltre la presenza del Lago dell’Angitola oasi naturalistica protetta (sotto la tutela del WWF) che insieme al Lago Lacina, situato nel comune di Brognaturo, rappresentano le zone umide di rilievo dell’area.
La fauna presente nelle Serre varia tantissimo data la contemporanea presenza di specie di animali in continua crescita demografica (volpi, ghiri, uccelli migratori e non, poiane, civette, assiolo, picchio ecc..) e di altre molto rare (lupi, tassi, marmotte) il cui stato di equilibrio impone misure di salvaguardia e controllo molto accurate da parte delle autorità.
Tra le specie rare il Lupo, scomparso durante gli anni ’50, è da qualche anno ricomparso, proveniente dalla Sila, attratto dalla presenza di numerosi branchi di cinghiali che popolano i boschi delle Serre Vibonesi.
Quasi completamente è invece scomparsa la lontra che non è riuscita a resistere alla mano distruttrice dell’uomo, mentre sopravvivono ancora l’istrice, il tasso, il gatto selvatico e la marmotta.
Nel territorio del comune di Mongiana (centro boscoso delle Serre) vi è tutta una serie di aree pic-nic immerse nel verde dei boschi e di ricche acque fresche e pure. Queste aree costituiscono un parco naturale curato e gestito dall’Ispettorato Foreste Demaniali dello Stato. [up]

Artigianato, Gastronomia e Prodotti Locali
L’area delle Serre Vibonesi è caratterizzata dalla presenza di materie prime quali legno, pietra e argilla indispensabili allo sviluppo del comparto dell’artigianato, soprattutto nel comprensorio racchiuso tra Soriano Calabro e Serra San Bruno.
L’abbondanza di tali materiali ha determinato nel corso degli anni il proliferare di una serie di attività artigianali che in alcuni casi si sono tramutate in vere e proprie attività artistiche.
A Soriano Calabro c’è una forte presenza di piccole industrie che si occupano della lavorazione del peltro e del giunco (vimini) importato dalla Malaysia da altre ditte italiane che dopo una prima lavorazione viene spedito a Soriano per la trasformazione in prodotto finito. I prodotti realizzati in queste aziende sono: sedie, poltrone, tavoli, scrittoi, letti oltre a mobili di raffinata fattura. Le dimensioni e le forme sono le più varie, con la particolarità che vengono eseguiti, previa richiesta, anche su misura. La lavorazione è effettuata con grande accuratezza e precisione ed i prodotti hanno un’ottima rifinitura e durata nel tempo.
Soriano Calabro grazie al sottosuolo ricco di argilla e alla tradizione introdotta nel 1500 dai Padri Domenicani che intensificarono la produzione ed il commercio, è la culla dei vasai. La produzione di oggetti d’argilla è molto varia e va dai recipienti utili per la conservazione delle melanzane e peperoni sott’aceto ai tegami utili per la cottura dei legumi ,ed a quelli per la conservazione dello strutto di maiale. Soriano può essere considerato non a torto come il più rinomato dei paesi calabresi ad economia artigiana.
A Gerocarne si produce una minore gamma di prodotti d’argilla, ma con una lavorazione complessivamente più accurata, dato l’utilizzo dello smalto bianco locale e dell’argilla rossa. La lavorazione è effettuata manualmente e le ceramiche di varia forma e colore conservano lo stile di un’antica tradizione calabrese.
Data la forte abbondanza di legno pregiato le falegnamerie del comprensorio si distinguono per l’originalità, per la forma artistica dei prodotti e per la particolarità di trattamento ed esecuzione del legno stesso. Serra San Bruno si distingue per la presenza di artigiani che realizzano utensili da cucina come: taglieri, mattarelli ed altri oggetti di uso quotidiano. Inoltre vi sono alcuni falegnami che realizzano oggetti in stile classico quali ad esempio capitelli, rosoni, portoni, ornamenti per chiese ecc.. Rinomate sono anche le aziende specializzate nel confezionamento di prodotti legati ai funghi presenti in grande quantità sul territorio.
A Broganturo vi è una fabbrica artigiana a conduzione familiare specializzata nella lavorazione di pipe semplici ed intagliate di ogni genere e forma con materiale altamente selezionato e pregiato. La produzione molto ricercata avviene in base all’ispirazione che deriva dall’osservazione accurata ed attenta del ciocco d’erica.
In alcuni comuni (Acquaro, Dasà, Pizzoni e Vazzano) si ha ancora la presenza di piccole botteghe artigiane che lavorano il ferro, in particolar modo il ferro battuto.
Da menzionare come prodotti tipici locali di notevole importanza economica oltre ai torroni a base di mandorle, nocciole e sesamo, biscotti secchi e dolciumi di antica tradizione calabrese (la cui lavorazione artigianale utilizza materie prime di ottima qualità e di produzione locale), sono i famosi "mostaccioli" prodotti nel triangolo Soriano Calabro, Sorianello e Gerocarne. I mostaccioli sono gustosi biscotti duri e compatti di varie e fantasiose forme fatti di farina, miele e tanti aromatici ingredienti decorati da carta stagnola secondo una ricetta antica tramandata da padre in figlio. La loro origine è comunque incerta, forse araba (anche se il nome deriva dal latino "mustacea" antica focaccia nuziale) o forse magno-greca.
La produzione dei mostaccioli rientra in una forma di artigianato diffuso a carattere familiare con una ben definita struttura aziendale e con figure professionali di "pasticceri" e di "mastri" reperiti all’esterno; il resto della produzione deriva da piccole botteghe, laboratori di unità familiare e da bar e pasticcerie.
Nella zona di Pizzoni e Vazzano si pratica l’apicoltura con una notevole produzione di ottimo miele. Inoltre, in tutta la zona c’è una forte produzione di vino ed olio di oliva, di quest’ultimo molto pregiato è quello di Dinami, Acquaro e Dasà. La cucina tradizionale calabrese ricca di sapori antichi rappresenta uno dei capisaldi della gastronomia del territorio delle Serre Vibonesi. In special modo essa è rappresentata da uno speciale tipo di pasta fresca fatta in casa dalle massaie (con un impasto di acqua e farina) detta "fileja" (maccheroni), da gustare o con il sugo di carne o insieme ai vari legumi prodotti nella zona quali fagioli, ceci e piselli.
Di notevole interesse, data la grossa quantità presente sul territorio è il consumo di funghi cucinati in tutti i modi possibili (dalle frittelle ai funghi sott’olio, o a quelli infarinati e fritti , ed alle tagliatelle con i funghi), a Serra san Bruno si ottiene dai funghi persino un buonissimo liquore usato soprattutto come digestivo.
Ad Arena è rinomata la preparazione della carne di cinghiale, la quale viene cucinata in modo da renderla un piatto delicato e gustoso da mangiare.
Inoltre, in alcuni paesi ancor oggi è possibile degustare la cosiddetta "panata" un piatto a base di patate bollite olio, sale e pepe. Durante i periodi festivi legati al Natale ed alla Pasqua abbondano i dolci caratteristici: a Pasqua i "taralli" e le uova infornate con il pane; mentre a Natale si trovano su ogni tavola le famose "zeppole" di patata, ed altri dolci.
Da gustare, infine, in tutto il territorio ci sono i vari formaggi e insaccati derivanti dai molteplici allevamenti di tipo familiare di maiali, pecore e mucche. [up]


Manifestazioni Folkloristiche e Sportive
Le manifestazioni folkloristiche si rifanno alle tradizioni popolari permeate per lo più dalla religione cristiana. In ogni periodo dell'anno in tutti i paesi ricadenti nel territorio del GAL si svolgono feste e manifestazioni religiose.
Processioni, fiere, giochi, concerti sono i corollari di questi avvenimenti che coinvolgono gli abitanti e denotano in essi una partecipazione attiva all’evento religioso.
Durante il periodo natalizio, in molti paesi è rimasta viva l’antica tradizione dei suonatori (cosiddetti zampugnari) che con zampogne e pifferi, per tutto il periodo della "Novena di Natale", percorrono le vie principali dei paesi suonando nenie natalizie accompagnate a volte da canti popolari calabresi.
Piene di fascino e suggestione sono soprattutto le manifestazioni religiose che si svolgono nel periodo di Pasqua quali l’"Affruntata" (incrinata) che consiste nel portare per strada le statue della Madonna Addolorata, del Cristo, di San Giovanni e simboleggia l’avvenuta resurrezione del Cristo.
Notevole interesse rivestono le innumerevoli Sagre che si svolgono nel periodo estivo, le quali attirano l’attenzione non solo degli abitanti del luogo ma anche e soprattutto quello dei turisti. Le più rinomate sono la Sagra del "vijuazzu" (pannocchia) e della curuijcchia" (zeppola); la Sagra di "pipi e patati" (peperoni e patate) e quella della "Castagna" che si svolge nella prima settimana di Ottobre.
Tradizionalmente riconosciuti sono inoltre i giochi popolari che si svolgono quasi esclusivamente durante le feste religiose del Santo Patrono; i più rinomati sono: "il gioco di li pignati" dell’ "albero della cuccagna" e quello "di li sacchi". In alcuni paesi durante il periodo di Carnevale si svolge un tradizionale e rinomato gioco popolare detto il "gioco di lu casu" (del formaggio), che consiste nel far rotolare piccole forme di formaggio pecorino lungo le strade fino a raggiungere un punto precedentemente fissato come punto d’arrivo arrivo.
Dal 1980 Soriano Calabro è sede del "Centro culturale del folklore e delle tradizioni popolari", con una biblioteca calabrese comprendente 10.000 volumi oltre a 5.000 periodici e bollettini regionali risalenti ai diversi periodi storici, un archivio fotografico e una videoteca che raccoglie documentari e films di autori calabresi o su temi calabresi.
L’attività sportiva (a parte il calcio) è legata soprattutto all’esistenza ed allo sviluppo delle aziende agrituristiche. Notevole interesse rivestono i maneggi, nei quali è possibile oltre alle passeggiate a cavallo, fare equitazione all’interno delle strutture turistiche. Altro sport comunemente praticato è il tiro con l’arco disciplina che in questi ultimi anni richiama sempre maggiore interesse legato soprattutto agli eccellenti risultati ottenuti dagli atleti italiani in manifestazioni di livello mondiale come i giochi olimpici ecc… Alcune strutture sono dotate anche di campi polivalenti nei quali è possibile praticare sport di gruppo quali calcio a cinque, basket e pallavolo. Data la varietà ecologico-paesaggistica del territorio in questione molto apprezzate e diffuse sono anche le passeggiate ecologiche legate al sentierismo, nonché il trekking, il cicloturismo e le gare di mountain bike. [up]


Patrimonio strorico-architettonico e culturale
Il paesaggio costruito annovera fenomeni di una certa rilevanza storico-architettonica (Serra San Bruno, Spadola, Brognaturo, Vazzano, Soriano Calabro). Gli abitati che hanno mantenuto riconoscibile l'impianto storico sono quelli di maggiore attrazione; essi, pur non fortemente caratterizzati dal punto di vista morfologico, offrono, tuttavia, caratteristiche degne di rilievo.
Tre grandi eventi sismici, nei secoli, hanno purtroppo segnato negativamente la ricchezza testimoniale dei centri delle Serre.
In particolare, sono pregevoli le testimonianze dell'antica arte della lavorazione del granito scolpito (la Chiesa Matrice e quella dell'Addolorata di Serra San Bruno, la chiesa di San Domenico a Soriano Calabro, alcuni edifici e palazzi signorili), della lavorazione del legno (Serra San Bruno) e del ferro battuto (balconi, battenti, porte dei centri delle zone ioniche delle Serre, contigui agli impianti produttivi delle ferriere di Mongiana).
Oltre al patrimonio edilizio storico, che nel panorama regionale assume elevata significatività, si devono sottolineare le emergenze storico-architettoniche che qualificano alcuni centri dell'area come punti notevoli di forte richiamo e potenzialità di valorizzazione.
Le sedi diocesane
La Certosa di Serra San Bruno, edificata alla fine dell'XI secolo (tra il 1095 e il 1100) sulle terre ricevute in dono dal normanno Ruggero nel 1091, passata ai Cistercensi nel XII secolo e ripresa dai Certosini verso la fine del 1400. Ricostruita ed ampliata fra il XVI e XVII, fu distrutta quasi completamente dal terremoto del 1783, così come la nuova chiesa che i Certosini fecero erigere intorno al XVI secolo vicino alla badia di S. Maria del Bosco, su disegni del Palladio, di cui rimangono oggi solo la facciata e il chiostro. Il complesso della Certosa fu ricostruito nel 1900 e tra il 1991 ed il 1993 è stato oggetto di una intensa opera di restauro, che ha interessato soprattutto il chiostro ed alcuni dipinti. Dalla fine del 1994 è attivo il "Museo della Certosa'', realizzato nell'ambito dello stesso complesso.
Il convento Domenicano di Soriano Calabro, che costituisce uno dei più importanti centri di tale ordine in tutta la Calabria. Il Convento, andato distrutto dal terremoto del 1783, e la Chiesa, in discreto stato di conservazione, sono stati realizzati alla fine del 1600 dai ruderi del Santuario di San Domenico. Riedificato nel 1838, il convento conserva oggi opere artistiche pregevoli. [up]

L'archeologia industriale
I resti degli impianti siderurgici e della fabbrica d'armi di Mongiana del XVII e XVIII secolo, sono uno dei più importanti esempi di archeologia industriale esistenti in territorio nazionale. Ferdinando I delle Due Sicilie, con la costruzione delle "Reali Ferriere e Officine'' ne fece il più importante centro metallurgico del Regno delle due Sicilie.
Il complesso di Ferdinandea sorse nel 1798 da Ferdinando I come fonderia al posto di quella di Stilo (abbandonata 20 anni prima). La realizzazione, però, fu ben presto sospesa e ripresa solo nel 1841, con Ferdinando II, che fece costruire una residenza amministrativa ed una fonderia. La casa fu dotata di rimessa, magazzini e cappella. Nel 1875, fu acquistata dall'ex ufficiale garibaldino, on. Fazzari, che ne fece un'elegante residenza di campagna con annesso museo. I resti della ferriera di Spadola, più antica di quella di Mongiana, donata da Carlo V a Cesare Fieramosca. [up]

Le testimonianze normanne
I resti del castello normanno del XIV secolo di Arena, delle mura perimetrali e delle torri. I resti di alcune opere civili (acquedotti) risalenti allo stesso periodo. [up]