Briganti Calabresi
         
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Se c’è una personaggio che ha condizionato in maniera irreversibile la Calabria nell’immaginario sociale, è questo il brigante: molto noto nella versione maschile, meno noto in quella femminile, che pure è esistita e non soltanto come semplice compagna dell’uomo, come ci raccontano i documenti d’archivio. Qui sono raffigurati appunto una coppia di briganti calabresi, da due acquerelli firmati dalla e Vito, una artista fra le più feconde a Napoli nel secondo quarto dell’Ottocento nella riproposizione del costume popolare in tutte le sue forme e varianti, ma della quale tuttavia ancora poco si conosce. La brigantessa indossa un costume albanese, e il filo di perle al collo non contrasta col fucile, cartucciera e pugnale in vita e con l’indubbia minacciosità del gesto e dello sguardo sullo sfondo d’inaccessibili montagne.

           
     
           
      Più di maniera il brigante vero e proprio che porta il suo bravo fucile rivolto verso il basso, indossa il cappello a cono ornato di nastri e fettucce colorate, la fascia stretta in vita con cartuccera, pistola, coltellaccio, bisaccia, mantello, e al petto varie decorazioni fra cui spiccano un amuleto, un crocifisso, un blasone ufficiale a garanzia della sua qualità sociale. L’insieme delle figure rivela un sovraccarico di segnali identificativi come per una posa da studio: è dubbio che individui così abbigliati potessero muoversi agevolmente. Nel Poro e nel vibonese il brigantaggio ha attecchito come in ogni altra parte della Calabria, ma queste figure sembrano più vicine a un modello cosentino.
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