Cogal
   
Il paesaggio delle Serre Vibonesi e caratterizzato da tutta una serie di altopiani di notevole importanza geografica ed economica data la contemporanea presenza in essi di pascoli e boschi di alto fusto e di essenze vegetali tipiche del clima mediterraneo caldo, anche se la presenza di queste ultime e limitata alla valle del Mesima, in quanto lungo il suo corso esso lambisce territori sia boscosi e selvaggi, sia terreni coltivati.
Nelle zone piu alte i boschi sono costituiti da alberi di Abete bianco e Faggio, man mano che le quote si abbassano soprattutto sul versante orientale i boschi dato l’influsso del Mar Jonio sono misti con prevalenza di sclerofille tra le quali predomina il Leccio.
In ambito europeo, le Serre Vibonesi, dal punto di vista naturalistico rappresentano un ambiente scientifico e paesaggistico ed un’oasi incontaminata di primo piano data la presenza di boschi puri di Faggio e Abete e di formazioni miste di Abete-Faggio. Infatti, notevole importanza rivestono l’abetina dell’"Archiforo", nel comune di Serra San Bruno raro esempio di formazione naturale di antichissime origini.
Nel territorio delle Serre vi e inoltre la presenza del Lago dell’Angitola oasi naturalistica protetta (sotto la tutela del WWF) che insieme al Lago Lacina, situato nel comune di Brognaturo, rappresentano le zone umide di rilievo dell’area.
La fauna presente nelle Serre varia tantissimo data la contemporanea presenza di specie di animali in continua crescita demografica (volpi, ghiri, uccelli migratori e non, poiane, civette, assiolo, picchio ecc..) e di altre molto rare (lupi, tassi, marmotte) il cui stato di equilibrio impone misure di salvaguardia e controllo molto accurate da parte delle autorita.
Tra le specie rare il Lupo, scomparso durante gli anni ’50, e da qualche anno ricomparso, proveniente dalla Sila, attratto dalla presenza di numerosi branchi di cinghiali che popolano i boschi delle Serre Vibonesi.
Quasi completamente e invece scomparsa la lontra che non e riuscita a resistere alla mano distruttrice dell’uomo, mentre sopravvivono ancora l’istrice, il tasso, il gatto selvatico e la marmotta.
 
         
 
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